Pasquinata romana

29 Gennaio 2009


Pasquino, stampa antica

Pe’ ride, ma manco tanto
Oggi nun me la pijo co’ Tizio, né co Caio,
nne puro con te e manco co’ mme,
de quanno dico, scrivo, …magara sbajo
Oggi pe’ ride ar monno c’è tanta materia,
abbasta dì sortanto, a faccia tosta,
a li ggiornali o a la tivvù …na cosa seria.
 G. F. Pollutri   

Violenza, in atti e parole

28 Gennaio 2009

 nel territorio di Guidonia (foto M Proto)    rumeno arrestato a Guidonia    71886452.jpg

Ricevo e pubblico da “La Città dei Diritti”:

Comunicato Stampa
Tivoli, 28/01/09

“Le donne italiane ce le stupriamo noi!”

“La dimostrazione dei muscoli è propria di ogni sottocultura omofoba e maschilista. Tanto dei cinque balordi rumeni, quanto di chi voleva linciarli appena arrestati.
Gli uni e gli altri accomunati in una sorta di insana fratellanza che condivide valori come la forza, la volontà di sopraffazione e di dominio, l’abuso e la mercificazione. Della vita e dei corpi. Delle donne e degli altri esseri umani.
In un tripudio di spettacolare indecenza, tutti “nominati” nel quotidiano Grande Fratello che scorre sotto i nostri occhi di spettatori, di pubblico. Non di cittadini, di uomini e di donne legati da un patto di civiltà e di società. Questa è un Isola troppo piccola per starci tutti. Prima cacciamo le donne. Poi gli stranieri, preferibilmente se hanno la pelle un po’ più scura della nostra. E diventiamo tutti famosi.
Il 92% delle donne violentate subiscono violenza dai loro italianissimi mariti, conviventi, parenti, amici. L’85% viene stuprata in casa, comodamente.
Chi stupra è sempre un uomo e non fa differenza tra nazionalità e passaporto.
Davanti alla caserma di Guidonia, sulle pagine dei giornali e nelle bocche dei politicanti nostrani, ancora una volta non si ha nessun ritegno nell’usare le donne per parlare di altro strumentalizzare la violenza da loro subita a calcoli di bassa politica. La violenza contro le donne la compiono gli uomini, di qualsiasi nazionalità o classe sociale essi siano.
Questo ci racconta la storia di Anna e di tutte le altre ragazze e donne violentate.

E’ troppo chiedere in giro che, in nome della sicurezza e della caccia allo straniero, la cultura dello stupro e della violenza sulle donne non passi in secondo piano?”

manifestazione

Condivido nella sostanza le parole e le riflessioni di questo testo, nonchè lo sdegno e il proposito di “Dire No alla violenza contro le donne”, da cui è dettato. Un male antico, un male attribuibile all’uomo in genere, che non conosce razza o confini.

Peraltro osservo:
definire “balordi” costoro, e in realtà sono “delinquenti”, appare (pur non volendo e se  mai possibile) togliere all’atto di costoro una qualche gravità. Potrei dire che allora ben più propriamente si potrebbero definire e lo sono “balordi”, quanti si sono affollati  per “linciare” i sospettati autori dello stupro, senonchè anche in questo caso, sembrerebbe che con tale parola si voglia tenere in poco conto il malessere, il latente razzismo pericolosamente sposato con la “sottocultura” evidente in costoro, ma non estensibile alla nostra collettività tutta;

perchè dire “politicanti i politici che  ”strumentalizzano la violenza” (quale che sia, e ovunque si manifesti)  se lo fanno da destra, mentre pari pari si potrebbero (e io non lo faccio) definire tali quei politici che, da sinistra, in questi giorni usano le immagini di distruzione e di morte provenienti da Gaza, per propagandare, sui muri e nelle nostre menti, il proprio “marchio” e il proprio credo?

Di far diventare le parole pietre, da lanciare contro il proprio “nemico”, è per tutti noi un vizio inconsapevole quanto purtroppo comune. Dovremmo tutti farci più attenzione.  Anche perchè, così trastullandoci, spesso perdiamo di vista i veri valori per cui tutti, chi più sensibile al sociale, chi più attento alla libertà individuale, dovremmo concordemente adoperarci. GFP


con un filo di parole

28 Gennaio 2009

Sui muri della città ho visto stamane un manifesto, di sinistra.

Diceva di Gaza, diceva dei bambini del popolo dei palestinesi.
Ho pensato fra me, un tantino cinico: Ma, a Gaza sono solo, sono tutti,
bambini? Ma di bambini non ce n’erano dietro le mura
del Pediatrico
Ospedale di Sderot e sotto i tetti o nei cortili di  Ashkelon
,
paesi israeliani  colpiti a volontà da “Qassam”, razzi per niente di festa,
laceranti la vita pur essi, ma targati dalla verde araba etichetta:

… ”questo da parte di Hamas.Insciallah”?

Come Dio vuole!?

E per i bambini, di quelli africani e con altra pelle
o di diversa fisionomia e colore, mi chiedevo e mi chiedo,
e
qui ora lo domando:
- Sono mai stati affissi manifesti,  sui muri delle città?
Come intelligenza, decenza, ritegno, coscienza, umanità,   a volte vuole
o vorrebbe…

E li usiamo, a comando o come e quando vogliamo, morti o vivi,
spauriti o urlanti che siano, bambini tutti, di Gaza e di Sderot,
d’ Asia e d’Africa, dei ghetti di Rio, o di Caracas in Venezuela.

Io non voglio negare il diritto e l’urlo del dolore alle madri,
ma non capisco e non accetto quest’infame uso dei loro corpi,
e delle loro grida.

Detto con un filo …di parole, ma a voce alta, e nella rete oggi  
invio.

Giuseppe F. Pollutri


Pietre e parole

27 Gennaio 2009

Per il giusto, Oscar Schindler

pietre e memoria

Ho posato una pietra sul mio lacerato cuore di carne
Ho coperto con le mie ossa una terra intrisa di sangue
Ho cercato il volto di Dio in un cielo di fuliggine d’uomo
Ho pianto perché sono rimasto in vita fra i morti di allora
Ho gettato nelle parole un fruttuoso seme di vita

Sono morto al fine sereno nel vedere mio figlio
Generare ancora un figlio di carne ed altra speranza,
Fragile e nuda, ma tutta di pace, forse anche d’amore. 

Giuseppe F. Pollutri


Tivoli, una commedia (dell’assurdo) a Piazza Trento

24 Gennaio 2009

 l’opera e la chiesa

L’Inchinata nell’era della “mezza capoccia”, ovvero …quer pasticciaccio brutto dell’annuale sgombro di piazza Trento.

Mi era stato riferito, ma non volevo crederci. Poi, da una ricostruzione anche visiva del fatto e della scena, fatta da Roberto Borgia sul suo sito web, ho potuto avere idea precisa di quanto successo (e dovrebbe ancora accadere …anno dopo anno) nella piazza della chiesa di S. Maria Maggiore. Assente da Tivoli nella rituale data, mi ero chiesto del com’era stata possibile tenere la Cerimonia dell’Inchinata, nonostante quell’ingombro (termine usato, dalla stessa Sovrintendenza) fortemente voluto – a dispetto di tutti e persino, ed è il caso, …di santi e madonne - dalla volontà ri-qualificatrice dell’ex sindaco Vincenzi. A distanza di qualche mese, leggo una breve quanto apparentemente assurda lettera indirizzata da V. Pacifici, Priore dell’Arcinconfraternita del Santissimo Salvatore, al Comune. Un testo che, come altri del genere, prefigura una Commedia urbana da mettere in scena in città, con periodicità annuale.

rimozione dell’opera (mezzacapoccia) - by Roberto Borgia 

percorso dell’Inchinata

il ritorno di mezzacapoccia (by Roberto Borgia)

Insomma: il Comune, per far posto alla Cerimonia, in considerazione dell’assembramento di popolo, manda in tempo utile un carro attrezzi che - come un’autovettura in divieto di sosta – preleva (…senza multarlo!) il pesante masso scolpito da Mitorai Igor, distacca gli allacciamenti idrici, mette palanche sulla tonda pescolla, …per poi riposizionare il tutto - passata la festa e gabbato lo popolo - come prima, per il piacere e la gioia di non si sa chi.
Forse può essere un nuovo Evento da inserire nel calendario turistico della città!?

Incredibile (persino a dirsi in giro), come assurdo parrebbe al lettore il contenuto della lettera del Priore. Ma - qualcuno mi suggerisce - non c’è da prendersela più di tanto. Lo stesso V. Pacifici lo avrà scaltramente pensato: prima o poi, negli anni  a venire (ma ci auguriamo prima) qualcuno fra gli amministratori pubblici ne avrà abbastanza della sceneggiata (e di dover così inutilmente spendere il denaro pubblico) e lascerà il masso (o “la scapocciata”, come la chiamano in zona) in qualche deposito o in pur esso riqualificato giardino (il braschi, l’empolitano, o in quel di villa adriana?).

Certamente, tale Lettera riduce la guerra fatta (e persa) al posizionamento di tale “monumento-fontana” all’essenziale: significato dell’opera a parte, era e resta evidente che fosse del tutto inopportuno e improponibile, per la naturale e storica funzione che lo spazio antistante la chiesa detta di San Francesco e l’ingresso di Villa d’Este ha sempre avuto, e che, come il classico nodo che giunge al pettine, si è subito evidenziato al primo ferragosto post-vincenziano. Ma, allo stesso tempo, tale testo parrebbe connotato incredibilmente da una sorta di sindrome di Stoccolma ove non si percepisca il sarcasmo con cui si rende grazie e si rivolge Istanza a …ripetere la “identica operazione” nel 2009, a chi (… Signoria Vostra Illustrissima) ha preteso, pervicacemente, di piazzare il detto ingombro in quella piazza, che, come altre, sono (io credo) della collettività cittadina e non a disposizione dell’Amministrazione comunale di turno.

Il nuovo sindaco Baisi – ricordo bene – consapevole dell’impiccio che gli lasciava il predecessore, nel suo ultimo comizio elettorale ebbe modo di dichiarare, apprezzabilmente, che su quel dibattuto e tormentoso problema religioso-cittadino “si sarebbe trovata una soluzione condivisa”! Personalmente allora ho pensato, come altri, che l’Opera in questione, a prescindere dal valore artistico ambientale, sarebbe stata sistemata altrove. Ci possiamo solo augurare che si faccia, veramente (magari nella prossima buona stagione, senza aspettare di rimettere in scena la commedia di pre-ferragosto), e non per il grottesco di tale vicenda, non per calcolo politico, ma per autonoma intelligenza, o per lo “spirito di servizio” che – si dice – un buon Amministratore deve avere verso la collettività. Coraggio Sindaco, faccia quel che ha dichiarato in piazza, e allora non solo un Priore di Confraternita Le dirà un vero e sincero Grazie, ma molti, molti cittadini.

Giuseppe Franco Pollutri, per “il Cittadino”

 Per altre notizie e documenti, si guardi anche:
http://xoomer.alice.it/robertobo/index.html/

http://www.operafictilia.com/intro/O.d-Arte/O.d’arte_Mitoraj-opera.htm  


Cristo nero

21 Gennaio 2009

dal Cristo “di Michelangelo”. elab. graf. gfp09 Nudo, nero, niente sono …forse una cosa, ma neppure una cosa sono. Una cosa si vuole, si conserva, si cerca, si acquista… Io non sono una cosa. Nudo, nero, dimenticato, trascurato, non considerato, tollerato, oggetto di pietà, bersaglio dei potenti, strumento degli avidi, carne moritura dei politicanti. E anch’io, nudo, nero, sono figlio di Dio! Tu che mi hai dimenticato, ricordami. Tu che mi hai trascurato, pensami. Voi che mi avete bersagliato, pentitevi. Voi che, mi avete sfruttato, rimettetevi. Io non sono una cosa, sono più di una cosa, sono un vostro simile, un fratello, e ancor di più, sono il Cristo come te e più di te, come noi tutti e soprattutto sono il Cristo dei sofferenti, dei diseredati, dei perseguitati, degli oppressi. Cristo che muore in silenzio, se non sulla croce, certamente con essa. 

Giuseppe Porcelli

 


E venne il giorno di Obama

20 Gennaio 2009

Negli Usa e per il mondo è il giorno dell’uomo, Barack Obama.

Obama, quando si ha bisogno di credere nelle capacità dell’uomo e quando il credo in Dio, e l’invocarlo, appare naturale e benefico come l’aria che si respira.
Obama, quando si riconosce che la forza dell’uomo è nella capacità di vivere assieme, senza paure e discriminazioni, per creare e sviluppo e progresso, per sé e per gli altri.
Obama, quando si ha il coraggio di sognare e di seguire il sogno di un uomo, con realismo e misura.
Obama, quando si pensa alla terra degli uomini, non per dominarla, ma per esserne componente preziosa, capace e libera.
L’America di Obama, ancora un possibile modello di speranza: che tutto si possa cambiare, se si vuole.

Obama, quando l’uomo, tutti gli uomini del mondo, hanno ancora bisogno di un uomo! (G.F. Pollutri)


  B. Obama in famiglia (graf. gfp09)


Dissonanze e interrogativi nel PDL tiburtino

20 Gennaio 2009

PDL, logo

Dico di Umberto Falifigli e della sua ultima “uscita” pubblica. Chi non lo conosce in città e circondario, almeno fra chi si occupa di politica e di vita amministrativa comunale? Per cui, non starò qui a dire di come e di quanto si sia speso in tanti anni di militanza, prima nello storico PLI e poi in Forza Italia, per una sua convinta e perdurante passione, quella di operare per le proprie idee, a vantaggio della Polis. Gliene va riconosciuto titolo e merito, per quanto poco abbia ricevuto in cambio, avendo sempre preferito lavorare nel Partito e non per farsi “eleggere” di qua e di là, o anche perché, com’è noto, a danno per la nostra vita associata, non sempre o quasi mai nelle stanze del potere vengono eletti i più meritevoli e i più capaci. Colpa del nostro sistema che rende onorevoli (presidenti, sindaci, consiglieri, assessori…) chiunque, purché prenda (non importa come, non importa da chi) una certo quantitativo di “voti”. Soprassediamo, almeno in quest’occasione.

Desidero qui fare piuttosto qualche annotazione in merito alla nota (il Cittadino, gennaio 2009) in cui Falifigli - eletto fra i delegati per Tivoli alla Assemblea costituente del nuovo partito -  manifesta tutto il suo disappunto ed una forte preoccupazione politico-amministrativa per lo schieramento di centrodestra, o del costruendo PDL, che a suo dire non fa “il suo dovere” o non lo sta svolgendo al meglio, per cui inevitabilmente – dice – il centrosinistra continua a tenere banco in città, nonostante le sue contraddizioni e manchevolezze.
Se questo è il suo timore, fa assai bene a manifestarlo. Peraltro, giacché il suo intervento non è fatto all’interno del partito o della coalizione, ma coram populo, sarebbe stato necessario che avesse precisato fatti e nomi, perché “la gente” capisse e capisca fino in fondo e sappia conseguentemente regolarsi, nell’oggi e per il domani. Seppur scritto dal nostro per niente stanco e sempre combattivo Umberto da Marano Equo, tiburtino per residenza e letteralmente ad honorem per il noto quotidiano impegno, in questo forse gli è mancato quel tanto di coraggio in più, necessario e persino giustificativo del suo intervento. Il suo dire - pubblico, ripeto – è parso del genere “dire a nuora perché suocera intenda”, e francamente non lo trovo giusto per i lettori del periodico, e per nulla produttivo se lo scopo vuol essere avviare un “chiarimento” e una “rendere responsabile”, nei rispettivi ruoli, per riprendere un proficuo cammino comune. Chi ha cuore per certo schieramento d’idee politiche lo sa e deve augurarselo, anche per evitare per il tempo che verrà, quantomeno ed è quel che più conta, di continuare a mandare in Comune, e nelle altre Istituzioni, gente che la politica la fa per interesse tutto suo o per passatempo e non per il necessario (o auspicabile) “spirito di servizio”. Per questo - evidentemente - sono necessari in atti e parole: capacità soprattutto e non meno franchezza, chiarezza e coraggio. 

Dico infine, e in modo diretto, all’amico Umberto:
- Alla tua (ed  ormai anche alla mia) età non si ha più nulla da perdere, se non la vita, che, come Dio vuole, non dipende da noi, mentre quella della perdurante stima degli altri, nel prima e nel poi, sicuramente si. Per cui (com’è mia intenzione, in questo spazio web) le cose diciamole tutte, e fino in fondo!  Qualcosa forse costerà agli altri, ne sono certo, non a noi. G.F. Pollutri                  

 stemma Tivoli (tibur superbum) - ceramica 
Composizione del Consiglio Comunale a Tivoli Rm

Salvate il bambino Veltroni

19 Gennaio 2009

Nella vita, quando si cresce, chi continua a scrivere poesie - dicono - o è un cretino o è un vero poeta. Veltroni invece non è poeta, neppure cretino, semplicemente non è cresciuto: è rimasto bambino. E’ rimasto al “vorrei fare”, “voi non sapete quanto lo vorrei fare”… Il Pd è quello che è…, ma noi tutti in Italia ormai vogliamo bene a Walter. E vogliamo salvarlo.

 Veltroni a Ballarò (da Sat-Zone)

Veltroni è angosciato, a sentirlo parlare in tv, si vede. Lui stesso deve essersene accorto guardandosi nei monitor in studio ed ha detto, pur senza domanda: “Io non sono angosciato”, …“vedete, io ho un progetto”. Veltroni, in realtà, ha avuto un sogno, da giovane militante PCI, al tempo dello scontro franco e duro fra marxisti e cattolici, tra democristiani e comunisti. Di metterli assieme, “per fare un grande partito riformista”, cioè di quelli che non fanno più “rivoluzioni proletarie”, né sono per la “conservazione”, ma si adeguano machiavellicamente al “programma”, “al quanto necessario, per l’uomo e per la società”, insomma …per andare e stare al governo da diversi, con idee e sensibilità sinanco opposte, una “cosa” sperimentata e fallita. Veltroni confonde sogno e progetto, e insiste e s’infervora nel dirlo, con occhi sgranati da grande bambino, tra angoscia negata e montante paura.
Si dice che presto finirà per lui il tempo del sogno “primario”, esiziale per la sua carriera politica. Molto si è scherzato sul Veltroni “africano”, ma, per il suo bene, convinciamolo a lasciar stare, ad andare veramente in Africa (non …a Gaza, dove lo manderebbe Santoro-rai3), fra quanti vivono di fame e nient’altro e hanno nel loro programma giornaliero: restare in vita dall’alba al tramonto. Lasciare, anche solo per un po’, per guardare da lontano il teatrino della politica in cui i D’Alema e i Rutelli, furbi e disincantati, si muovono a loro agio. Per tornare poi, che lo voglia ancora, finalmente cresciuto. O rimanga nel mondo dei sentimenti buoni e affratellanti, restando uomo-bambino.
La società ha bisogno dello sguardo dei bambini sulle cose. E noi italiani “brava gente”, fra i popoli “i buoni”: avremo salvato il bambino che c’è in Veltroni, e, per sua opera, forse anche qualche misero, piccolo o grande, uomo africano!

Giuseppe F. Pollutri


Pentito, ma non troppo

18 Gennaio 2009

D’Alema e le sue dichiarazioni in tv. Ovvero come ti dimostro che c’è sempre una ragione per giustificare qualcosa: la propria. Lo scriveva con altre parole anche Pavese: “Se ciascuno dice il contrario dell’altro, vuol dire che hanno tutti ragione”!

D’Alema Massimo

Un tempo, l’idea anarcoide che ‘tutto fosse uguale’, e che nulla meritasse niente, mi affascinava e mi faceva pensare di essere più intelligente e astuto degli altri, di quelli che s’infervoravano ‘inutilmente’ nei dibattiti politici o oziosamente nelle chiacchiere di piazza o al bar dello sport. Lo scrissi persino su un foglietto, sulla parete della mia stanza di studente fuori casa, a Roma. Oggi, non per “saggezza”, ma per averne viste e sentite abbastanza, non lo credo quasi più, o per niente. Ogni uomo, come individualità ben reale e distinta, presuppone sempre una scelta, un porsi di fronte al creato e agli altri esseri viventi, per quello che si è, non solo organicamente.
E dunque D’Alema Massimo, un sopravvissuto sempre in bilico tra passato comunista e presente demo-istituzionale, …non meni il can per l’aia! Dica, semplicemente, da che parte sta.                                                                      

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