Violenza, in atti e parole
28 Gennaio 2009
Ricevo e pubblico da “La Città dei Diritti”:
Comunicato Stampa
Tivoli, 28/01/09
“Le donne italiane ce le stupriamo noi!”
“La dimostrazione dei muscoli è propria di ogni sottocultura omofoba e maschilista. Tanto dei cinque balordi rumeni, quanto di chi voleva linciarli appena arrestati.
Gli uni e gli altri accomunati in una sorta di insana fratellanza che condivide valori come la forza, la volontà di sopraffazione e di dominio, l’abuso e la mercificazione. Della vita e dei corpi. Delle donne e degli altri esseri umani.
In un tripudio di spettacolare indecenza, tutti “nominati” nel quotidiano Grande Fratello che scorre sotto i nostri occhi di spettatori, di pubblico. Non di cittadini, di uomini e di donne legati da un patto di civiltà e di società. Questa è un Isola troppo piccola per starci tutti. Prima cacciamo le donne. Poi gli stranieri, preferibilmente se hanno la pelle un po’ più scura della nostra. E diventiamo tutti famosi.
Il 92% delle donne violentate subiscono violenza dai loro italianissimi mariti, conviventi, parenti, amici. L’85% viene stuprata in casa, comodamente.
Chi stupra è sempre un uomo e non fa differenza tra nazionalità e passaporto.
Davanti alla caserma di Guidonia, sulle pagine dei giornali e nelle bocche dei politicanti nostrani, ancora una volta non si ha nessun ritegno nell’usare le donne per parlare di altro strumentalizzare la violenza da loro subita a calcoli di bassa politica. La violenza contro le donne la compiono gli uomini, di qualsiasi nazionalità o classe sociale essi siano.
Questo ci racconta la storia di Anna e di tutte le altre ragazze e donne violentate.
E’ troppo chiedere in giro che, in nome della sicurezza e della caccia allo straniero, la cultura dello stupro e della violenza sulle donne non passi in secondo piano?”

Condivido nella sostanza le parole e le riflessioni di questo testo, nonchè lo sdegno e il proposito di “Dire No alla violenza contro le donne”, da cui è dettato. Un male antico, un male attribuibile all’uomo in genere, che non conosce razza o confini.
Peraltro osservo:
definire “balordi” costoro, e in realtà sono “delinquenti”, appare (pur non volendo e se mai possibile) togliere all’atto di costoro una qualche gravità. Potrei dire che allora ben più propriamente si potrebbero definire e lo sono “balordi”, quanti si sono affollati per “linciare” i sospettati autori dello stupro, senonchè anche in questo caso, sembrerebbe che con tale parola si voglia tenere in poco conto il malessere, il latente razzismo pericolosamente sposato con la “sottocultura” evidente in costoro, ma non estensibile alla nostra collettività tutta;
perchè dire “politicanti“ i politici che ”strumentalizzano la violenza” (quale che sia, e ovunque si manifesti) se lo fanno da destra, mentre pari pari si potrebbero (e io non lo faccio) definire tali quei politici che, da sinistra, in questi giorni usano le immagini di distruzione e di morte provenienti da Gaza, per propagandare, sui muri e nelle nostre menti, il proprio “marchio” e il proprio credo?
Di far diventare le parole pietre, da lanciare contro il proprio “nemico”, è per tutti noi un vizio inconsapevole quanto purtroppo comune. Dovremmo tutti farci più attenzione. Anche perchè, così trastullandoci, spesso perdiamo di vista i veri valori per cui tutti, chi più sensibile al sociale, chi più attento alla libertà individuale, dovremmo concordemente adoperarci. GFP
Scritto da gfpollutri