Ciao Darwin! in salsa politica

30 Aprile 2009

Sottotitolo:
Candidature politiche, alla “come cavolo a merenda

Sassoli, sorridente e sereno giornalista del tg1

Sassoli, dal telegiornale rai al pd 
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Passano gli anni, personaggi e trasmissioni, fatti e misfatti, societari e politici, alluvioni e terremoti, ma la lezione dell’evoluzionismo di Darwin continua a rappresentarsi e a raccontarci,  in tivù,  l’umanità e la vita: “i cattivi, le vergini, i brutti, le trasgressive, gli intellettuali, gli occidentali, le pupe, le bianche, i gay, le mogli, le pupe…”, le “veline” e i giornalisti-rai.  Appassionatamente tutti, fuori scena o fuori posto,  malgrado il buon gusto e il senso comune.

Mastella e non solo

L’altra sera, a casa mia: “Ma senti questo …” - esclama mia moglie, richiamando la mia attenzione sul televisore sintonizzato su Ballarò – “…ma non è un giornalista?” “Perche parla in questo modo?” “Non capisco”. Il personaggio indicato da mia moglie, inquadrato nella postazione degli ospiti in studio, stava esponendo un suo parere, con parole emesse come a morsi, il viso come congestionato da una sorta di volontà rabbiosa di affermare quel che ha sempre pensato o adesso deve dire, lui già giornalista, finalmente da politico, candidato a qualcosa in qualche Istituzione. “Sì - rispondo a mia moglie - è il giornalista David Sassoli, ma anch’io non capisco, o forse sì…”. E, dopo aver ancora guardato la scena del Sassoli che si contrapponeva, con voce sostenuta ad un altro agitato e contrapposto Alemanno, ho aggiunto: “Sì cara, certo, ora ho capito”. Era in scena l’ennesimo caso di chi, pensando di sfruttare la notorietà e visibilità da mezzo-busto rai-tv, si butta (o gli viene chiesto, come alle “veline”, a calciatori e cantanti…) in politica, o quantomeno nella rappresentazione elettorale: “Prendi i voti, farò di te un politico”.
Si dirà: “Perché un giornalista no?”. Certo che sì, ma se il discorso è complesso e lungo da dirsi, su legittimità e opportunità sociale in questo campo, quel che mi preme rilevare è almeno duplice, ed è bene rifletterci. La sorpresa di moglie – tutta casa, famiglia e scuola… - in questo caso ha funzionato da cartina di tornasole.  Il suo ‘sprovveduto’ modo di porsi e di reagire di fronte ad un giornalista, conosciuto come  tale, che non interloquisce più da tranquillo uomo dell’informazione, ma alza la voce come per “abbaiare” e se potesse anche “azzannare”…, a mio avviso conferma soprattutto una cosa. Lo schierarsi in politica porta, per così dire o effettivamente, a “corrompere” nella persona ciascuno di noi, nel suo porsi di fronte ad un altro, alla vita, al mondo tutto, in eloquio, nei giudizi, persino in capacità …democratica. La candidatura di Sassoli, inoltre, come già e prima di Badaloni, Gruber, Marrazzo (Santoro, è irrimediabile caso a parte), e altri, ci dice dell’inopportunità che cittadini provenienti da ruoli deontologicamente se non neutri, ma da esercitare “sopra le parti”, possano cambiare, improvvisamente, abito e funzione. Chiunque di diritto può farlo, ripetiamo, certo, ma poi la gente – come mia moglie – si trova a non capire o a diffidare, sia dei giornalisti sia dei politici (o dei giudici, dei militari, dei preti…).

C’è chi da credito alla teoria evoluzionistica di Darwin, e può anche aver ragione, ma come si fa a pensare che dall’oggi al domani - reality televisivi a parte, buoni per vendere o per vendersi - un cavolo possa divenire un frutto, buono a merenda?

Giuseppe F. Pollutri 


Verso un “valore” comune, condiviso e metastorico

29 Aprile 2009

Un interessante articolo, aldilà delle convenienze e delle …resistenze di opposto segno, da parte dei partiti e schieramenti. Una possibile premessa politica e dialettica, per una discussione o, se si vuole, per cercare e possibilmente trovare un punto di sintesi nuovo e condiviso, su un valore che non sia solo storico, quale da sempre viene detta ”La Liberazione” festeggiata in Italia il 25 aprile, ma - come scrive G. Baget Bozzo - ”metastorico” , ossia per ieri, per l’oggi e per il futuro: Affermare il principio Libertà, nei suoi molteplici e condivisi valori, civili ed etici. GFP

“Dalla liberazione alla libertà” di Gianni Baget Bozzo

da RagionPolitica del 28 aprile 2009

“Il discorso di Berlusconi del 25 aprile è densamente articolato e rappresenta un importante messaggio politico. La maggioranza berlusconiana è divenuta l’unica maggioranza legittima esistente nel paese. Non era possibile che il suo leader fosse in una posizione di principio polemica riguardo a una festa nazionale scritta obbligatoriamente nel calendario della Repubblica. Divenuta maggioranza stabile, la coalizione berlusconiana non poteva vivere come scisma una festa nazionale.

Il compito di Berlusconi non era semplice, perché occorreva cambiare la tesi politica su cui la sinistra aveva costruito la sua egemonia nella lettura della storia italiana anche a livello istituzionale. (…)”

continua


Salvate …Fortapàsc!

29 Aprile 2009

 Giancarlo Siani

Dopo aver letto il pezzo di molti interrogativi e dubbi vari:

- CHE FINE HA FATTO FORTAPASC? , di Stefania Oliveri e Paolo Esposito, 
  Caserta, 28.04.2009,
in liberainformazione.com, prendo nota e voglio qui riportare anche il seguente:

 Fortapàsc, manifesto

Appello”Non fermate Fortapàsc

Con sorpresa abbiamo appreso che è stato chiesto il sequestro del film Fortapàsc.

Una richiesta che immaginiamo sofferta perché avanzata da quello che fu, nella realtà,  il capo redattore di Giancarlo, suo amico, suo maestro. Giancarlo non aveva altre persone da cui imparare a fare il giornalista se non i suoi colleghi. E il Mattino era ed è pieno di bravi giornalisti, con  cui Giancarlo ha avuto la fortuna di lavorare, giornalisti-giornalisti per intenderci.
Il sequestro del film sarebbe una beffa per Giancarlo e per tutti quelli che gli hanno voluto bene.

I commenti che giovani ragazzi, non ancor nati nel 1985, o di  adulti che lo hanno conosciuto stanno inviando al sito www.giancarlosiani.it dopo la visione  del film sono numerosi e servono a far riflettere. La storia di Giancarlo non era nota a molti, ma anche chi la conosceva non aveva mai ben compreso perché era stato ucciso, e in tanti non sapevano neanche da chi.

Il film ha il grande pregio di dire a tutti la verità, e per molti Giancarlo è diventato un simbolo positivo.

Il sequestro sarebbe come zittirlo per la seconda volta.

Chi in quegli anni c’era sa bene che la redazione di Castellamare de “Il Mattino” non è quella mostrata nel film, immaginata invece a Torre Annunziata, e non crediamo che il regista abbia mai conosciuto nessuno dei giornalisti che vi sono rappresentati.

Il cinema è invenzione, è fantasia, anche quando prende spunto dalla realtà.

Il personaggio di Sasà è del tutto inventato, come lo stesso Marco Risi ha dichiarato. E pensiamo che sia stato anche un po’ “caricato”, come un artificio retorico, per far risaltare, in contrapposizione,  l’idealismo e la passione del giovane Giancarlo.

Noi crediamo che il film vada mostrato nelle scuole, per far crescere nei giovani un sano senso di appartenenza alla nostra terra, per dare loro speranze, ma anche strumenti per saper scegliere da che parte stare.

Pur comprendendo il disappunto di chi ritiene di essere stato mal rappresentato nel film noi vorremo che Fortapàsc continuasse ad essere proiettato nelle sale cinematografiche, e vorremmo che il film avesse una lunga vita, quella che a Giancarlo non è stato consentito di vivere.

Lo chiediamo per Giancarlo e per tutti i giornalisti, precari e non, che oggi vivono sotto scorta perché minacciati da mafia o da camorra. Il film dà forza anche a loro; e lo chiediamo anche per tutti i familiari delle vittime innocenti della criminalità che vi appaiono come comparse.

Fermare Fortapàsc sarebbe una vittoria per i poteri criminali e una piccola, misera consolazione, imparagonabile al danno di una cortina di silenzio, per chi ne ha chiesto il sequestro.

don Luigi Ciotti, Lirio Abbate, Roberto Morrione, Lorenzo Clemente, don Tonino Palmese, Geppino Fiorenza, Paolo Siani

Roma, 22.04.2009 | da redazione liberainformazione.com

da fortapàsc di rienzo marco risi regista di fortapàsc

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per ulteriore info sulla faccenda, da napoli.com:

 ”Il giornalista e scrittore Mino Jouakim, ex caporedattore de “Il Mattino”, ha chiesto al Tribunale di Napoli il sequestro del film “Fortapasc” su tutto il territorio nazionale. Nel ricorso depositato, Jouakim lamenta che, nella ricostruzione degli ultimi mesi di vita del giornalista Giancarlo Siani, il personaggio di Sasà, responsabile della “inventata” redazione di Torre Annunziata (nella realtà Castellammare di Stabia), sarebbe a lui chiaramente riconducibile e verrebbe dagli autori del film ridicolizzato e falsamente rappresentato. (…)”

gfpollutri


Elezioni e preferenze: tornano gli Antonio-La-Trippa

28 Aprile 2009

Sia pure su suggerimento di un blog vastese (delle mie parti), semidiceviprima, trovo assai istruttivo riprendere una bella e illuminante nota, sul panorama delle nostre città, vie e sentieri, nel tempo elettorale delle “preferenze”. Può essere un po’ deprimente, ma ne vale la pena.

Per leggerla, visitare mentecritica.net 

Totò “votantonio”

Non so dove l’autore di “Vota Antonio” vive e vede, confermo che dove io vivo e vedo - sarà che nel Comune limitrofo (Guidonia), si vota anche per le comunali - il panorama è pari  pari quello descritto nell’articolo. Non è bello guardarlo, è veramente angosciante quello che ti fa pensare: i soldi spesi e buttati (spesso della colletività), l’idiozia degli slogan, l’incongruità tra le parole (i valori, le promesse, le prospettive) sbandierate e assai spesso un contesto di degrado, preesistente (creato o reso possibile chissà da chi…) e da loro stessi (o dai loro clientes e scagnozzi) ancora più degradato. E il “degrado” non è solo ambientale, ma nelle stesse menti, nella suggerita e incoraggiata mala-educazione del popolo elettore.

La libera democrazia - osserverà non a torto qualcuno - permette (non diciamo “vuole”!) anche questo. Aggiungendo che è sempre preferibile al tempo e nella società in cui non si vota mai o l’elezioni sono finte o manipolate, e tutto dunque è “ordine”.
Se questo è vero: vuol dire che siamo noi (o molti di noi) non all’altezza della democrazia, o, più intelligentemente, dovremmo dire che questo modo con cui eleggiamo e ci facciamo eleggere poco ha a che fare con l’esercizio della democrazia.

Costituzione o non Costituzione, ripeto, che fallimento democratico e sociale, se siamo oggi ancora  nel 2009 ad omologare naturalmente i nostri concittadini, che “desiderano farci del bene”: al Comune, alla Provincia, in Europa…, a dei tanti - cambiati i mezzi della comunicazione - Totò Vota Antonio, vota antonio, votantonio… !

In compenso, mi dice l’amico in cerca di un “posto” per il figlio o uno straccio di lavoretto precario che sia, così posso ricattare o condizionare il mio candidato… Lui lo sa che “la fregatura”, dopo il “non ti preoccupare, stai tranquillo che” del tempo elettorale, verrà dopo. Eppure non può che provarci a lucrare sulla “preferenza” richiesta e data.  Auguri, a lui e a tutti noi.

Ma la Democrazia, la dignità, il rispetto degli uomini e delle Istituzioni…, la faccia ? Chissà!?

gfpollutri


25 di Aprile del 2009

25 Aprile 2009

Una liberazione, costituzionalmente fallita

Spesso in questi giorni ho avuto un brutto pensiero. Non l’ho mai esternato sino ad oggi perché, a dirlo, parrebbe una provocazione. Che l’annuale ricorrenza del 25 aprile sia il ricordare una lotta vinta - dai nostri padri o dai nostri nonni, con i suoi molteplici lutti e dolori - contro il nazifascismo, è pur sempre doveroso e lecito. Pure, che sia di eccessiva retorica il celebrarla ancora con canti, cori e bandiere, esaltazioni improprie, strumentali e strumentalizzate, come fossimo allora approdati – novelli discendenti di Abramo – in una felice terra promessa, quella dove scorre per tutti …“latte miele”, è altrettanto evidente. Realtà vuole che nell’occasione si possa, o si dovrebbe, riflettere su …una liberazione costituzionalmente fallita, e la Celebrazione, fatta senza se e senza ma, sia pure con l’invocata partecipazione di tutti, potrebbe anche essere considerato un auto-imbroglio.
Certo “i Padri” hanno dato tutto il loro contributo alla ragione associativa della nostra Repubblica, il loro spontaneo, convinto (naturalmente in qualche caso datato) imprinting politico-culturale; ma quel che la nostra recente storia, visti i fatti e misfatti che chiunque potrebbe elencare per tanti “protagonisti” nazionali, ha da raccontare, ci dovrebbe indurre ad avere nell’occasione molti dubbi e qualche motivo di ritegno. Oggi viene messo in croce (…o di peggio, se lo potessero) sempre e soltanto, reo di molti misfatti, personali e politici, Silvio Berlusconi, stranamente poi democraticamente sempre votato ed eletto. Degli altri - autori di politiche fallimentari, demagogiche e clientelari, di reiterate, perduranti occupazioni del potere (in forma esplicita, solo per citarla ricordiamo la DC, o indirettamente esercitata, si pensi al PCI), intrallazzatore e corruttore, responsabili per nulla creativi di un pesante debito pubblico - brava gente come siamo, man mano li abbiamo messi nel dimenticatoio assolutorio della storia o persino li assolviamo. A volte ad essi titoliamo anche una via!

Poi arriva una crisi economica, mondiale e dunque nel globalismo anche nostra, e ci accorgiamo che siamo assai poco benestanti come pensavamo, ma che, al contrario – nonostante i tanti telefonini e video plasma, benché ingolfati in città o paesi divenuti enormi e disordinati parcheggi per autovetture – un po’ tutti ci ritroviamo con le pezze al sedere e soprattutto incapaci di avere o creare prospettive, non dico di sviluppo, ma di vita, per i nostri figli e nipoti. Il terremoto della terra, si sa, è quello che è, improvviso e imprevedibile e spesso fatale, per molti un impensato destino. Molti sono rimasti oggi nell’aquilano senza casa, se non e per niente a caso senza vita; noi tutti in Italia ci ritroviamo – forse – con una nuova consapevolezza: che chi ha fatto politica sino a ieri e qualcuno o molti ancora oggi, sono diffusamente responsabili di malversazioni, di sperpero del pubblico denaro, dell’uso clientelare della macchina pubblica (talora anche di quella della Giustizia), del peccato di omissione nei controlli, di mancata programmazione, di uno sperpero di risorse diffuso e molteplice, a livello statale, regionale, provinciale, comunale, circoscrizionale, rionale, associativo …Eppure oggi, invariabilmente gli stessi, si presentano come quelli che “ora” faranno chiarezza e programmatica politica (giustizia chissà), e noi tutti (chi in un modo, chi in altro) li applaudiamo e osanniamo, siano come siano.

Che dunque Festa sia, perché …da calendario la ricorrenza è da celebrare e da festeggiare, senza affatto chiedersi quale Storia oggi celebriamo, quali sono i motivi per festeggiare.
Viva la Costituzione!? … certo, ma di cosa vivranno e come, da domani 26 di aprile, i nostri figli?
Ogni riferimento all’art. 1 della nostra laica bibbia è, naturalmente, casuale. Non di certo infondato.

Giuseppe F. Pollutri

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pensando, naturalmente a mio figlio Alessandro, ma non solo.

In fondo ad un suo computerizzato Curriculum (potrebbe essere il …nr 3003!), fitto di 3 pagine ed anzi 4, trovo scritto a mano: Oggi 25 aprile del 2009, compio trent’anni, … cerco lavoro!


… l’Uomo, dov’è?

23 Aprile 2009

per Davide Centofanti  Davide

post pubblicato in Diario del blog Semidiceviprima, il 23 aprile 2009

Vive in una tenda montata davanti a un villino di amici molto cari alla periferia dell’Aquila. Vive da terremotata insieme a Grazia Malatesta, la mamma di Davide, 19 anni, il ragazzo di Vasto che sognava di diventare ingegnere ma è morto tra le macerie della casa dello studente. Vive con un obiettivo da raggiugere a tutti i costi: «Chi ha sbagliato deve pagare». Antonietta Centofanti passa il suo tempo al telefono perché non ha un minuto da perdere. Contatta avvocati, esperti, familiari di vittime e su un’agenda raccoglie decine notizie perché è la donna che ha creato il «Comitato dei familiari della vittime della casa dello studente». E’ rimasta per tre giorni e tre notti accanto a Grazia davanti alla casa dello studente, fino a che i vigili del fuoco non hanno estratto il corpo di suo nipote Davide Centofanti.
Tre giorni e tre notti vissuti nella speranza, finiti nel dolore. Ma Antonietta non si rassegna. E’ una donna forte, ha reagito subito, ha elaborato il lutto pensando solo ad avere giustizia per Davide, Luca Lunari, Marco Alviani, Luciana Capuano, Alessio Di Simone, Francesco Maria Esposito, Huseim Hamade e Angela Pia Cruciano.
In otto sono morti tra le macerie. Otto sono le famiglie che hanno aderito al comitato che si costituirà parte civile, con propri avvocati ed esperti in ingegneria e geologia. Antonietta sa che sarà una salita durissima ma avrà l’appoggio di comitati paralleli, composti da genitori degli studenti morti in altri crolli del centro dell’Aquila e dai papà e le mamme dei ragazzi sopravvissuti. Saranno più di cento accanto a chiedere giustizia. Ci sarà anche Gabriele, scampato alla catatrofe che ha guidato i vigili del fuoco tra le macerie della casa di cartapesta per salvare chi era ancora in vita. E ci sarà Antonio Morelli, presidente dell’associazione «vittime di San Giuliano di Puglia» che porterà l’esperienza in processi come questo, dove trovare un colpevole e farlo condannare è difficile. Ma Antonietta non si rassegna, raccoglie dati e nomi. Ricostruisce la storia della casa diventata una tomba. Sa che è stata costruita nel 1963 da un imprenditore aquilano che la vende, un anno dopo, a un industriale farmaceutico che, a sua volta, la trasforma in magazzino, al piano terra, e in appartamenti negli altri piani. Nasce come «civile abitazione» e non come una struttura pubblica, la casa dello studente, e rimane tale anche quando viene venduta all’Enel che la cede a sua volta alla Regione che, infine, la passa in comodato gratuito all’Adsu (l’azienda per il diritto alla studio) che la trasforma in casa per studenti dopo tre interventi di ristrutturazione. Ciascuno dei quali, però, segue l’iter previsto per le abitazioni civili che impone un «coefficiente di protezione 1» del cemento armato, più basso dell’1,4 previsto per le strutture pubbliche. Così un ingegnere del Genio Civile dell’Aquila ora afferma che la casa non sarebbe crollata se il cemento fosse stato più resistente al sisma.
«Davide è stato uno degli ultimi ad essere estratto dalle macerie», racconta Antonietta. «Era iscritto al primo anno di ingegneria gestionale a Roio e aveva già sostenuto esami come Analisi 1 e Geometri. Gli mancavano solo 6 punti per completare il primo ciclo di crediti, così era rimasto all’Aquila per studiare. Viveva al 4º piamo e mi diceva che c’erano tante crepe sui muri e che la colonna portante, che partiva dal centro della mensa, era fradicia. Ma quelli dell’Adsu continuavo a ripetere di stare tranquilli perché non c’era alcun pericolo. Già, quelli dell’Adsu», commenta Antonietta, «gli sto chiedendo da giorni la mappa della casa dello studente. E’ sparita anche quella. Se non ci fosse stato Gabriele a guidare i vigili tra le macerie chissà quanti altri morti staremmo a piangere. Chi ha sbagliato pagherà».
(da IL CENTRO)”

Davide (da madre vastese e padre aquilano) è nato e vissuto sino allo scorso anno a Vasto, il mio paese.
La sua tragica morte si inserisce in un quadro famigliare impensatamente drammatico e triste. Non aggiungo altro per rispetto della riservatezza. Ma osservo che, se ce la prendiamo, spesso e facilmente, con il Padreterno (…ma Dio dov’è?, gridiamo) quando ci viene a mancare un caro per improvviso ed inaspettato male, in questo caso, di tante, evidenti, indicibili responsabilità, cosa altro c’è da fare, se non chiedere a gran voce e con determinazione Giustizia agli uomini, grandi e potenti della terra, solo vermi da letame fra questa nostra umanità?GFP 

 


vicini alla nostra gente

21 Aprile 2009

tendopoli di sfollati a Fossa (AQ)

per Fossa l’emergenza non è finita

Il consigliere comunale di Tivoli, Jacopo E. Tognazzi (Città dei Diritti), mi sollecita alla collaborazione. Abruzzesità, che mi accomuna alle vittime e ai superstiti del sisma aquilano, ed una spontanea pietas  cristiana …eredità principale da parte di mia madre, mi spingono a  ”dare anch’io una mano”, come mi è possibile. Allora volentieri pubblico qui il suo comunicato-appello.

La situazione … nella piana aquilana e sui monti, non è rosea come ce la dipingono i nostri mezzi di comunicazione.

A distanza di 15 giorni le persone che vivono nelle tende mancano un pò di tutto. Ad aggravare la situazione, il freddo che non ci abbandona e le prime infestazioni di parassiti, segnalate in più campi.

Giovedi per la seconda volta torneremo a Fossa con un carico di aiuti. Aiuti richiesti espressamente dal Sindaco e dall’organizzazione di ragazzi universitari di cui lui si è inteso circondare per far fronte alle emergenze di un approvvigionamento scarso di beni necessari.”

Come mi dice Tognazzi, ciascuno di noi può rendersi conto di persona, linkando > http://www.epicentrosolidale.org/ < per avere notizie, aggiornamenti e per mettersi in contatto con chi sul posto si occupa e preoccupa di cordinare la raccolta e del flusso degli aiuti a questa nostra gente. 

ES - è una rete solidale di attiviste e attivisti che si è messa in movimento per raccogliere e distribuire gli aiuti per la popolazione abruzzese colpita dal terremoto.
Con dignità e senza bandiere per rispettare innanzitutto chi è stato colpito.

L’appello riguarda il seguente materiale:

- 50 flaconi di shampoo antiparassitario
- 10 assi da stiro
- amuchina, candeggina e napisan a oltranza
- accappatoi 50
- brandine 40 (abbey sottomarca ferrino, 189×64)
- pigiami 100
- ciabatte elettriche 100
- prolunghe 50
- stendini 50
- stufe se in tempi brevi un 50
- pennelli da barba 50
- reggiseni 4° 10
- reggiseni 5° 15
- reggiseni 6° 10
- reggiseni 7° 10
- forbicine e/o tagliaunghie 50
- cuscini 20
- stracci per pulire 100
- bacinelle 50
- buste spazzatura 50 pacchi
- nastro adesivo 30  (diversi tipi: trasparente, da pacchi, isolante)
- burro di cacao 10
- liquido lenti a contatto 10
- latte aptamil 2 a settimana
- cotton fioc 50
- thermos 30
- lenzuola cerate 10
- lacca per capelli 30
- gonne per donne anziane abbondanti 50
- palette per la polvere 40
- torce 100
- pantofole (non ciabatte da doccia!) 50 paia di varie misure
- boxer uomo grandi 40
- collant taglie grandi per anziane 40

Per i punti di raccolta, fare riferimento alle indicazioni di  Epicentro Solidale

gente sventurata ed accampata, in attesa di un nostro gesto


I popoli del Libro, fra Bibbia e Corano

21 Aprile 2009

di Giuseppe F. Pollutri

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Nel tempo di Obama, parlare ancora di “Scontro di civiltà” parrebbe inattuale, forse inopportuno. Ma, anche se poco “politicamente corretto”, non si può ignorare che, se per migliorare il destino del mondo e dell’uomo, occorre ‘sognare’, prefigurare scenari nuovi, la realtà, dura e talvolta violenta, ci porta ancora e tuttora a riflettere. Di recente è stato pubblicato un libro di Carlo Pannella, giornalista e studioso. Titolo: “Non è lo stesso Dio. Non è lo stesso uomo”. Il saggio tenta di far luce, una volta di più, tra l’umanesimo della Bibbia e il dogmatismo del Corano. Una lucida analisi tradotta nel testo con doloroso realismo. “Con la scomparsa delle divisioni ideologiche in Europa – dichiara l’autore – la faglia tra Cristianità … e Islam è riemersa”. 

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 L’11 Settembre 2001 ne è drammatica quanto esemplare visualizzazione. Il discorso dell’iraniano capo di stato Mahmoud Ahmadinejad a Ginevra, proprio in una situazione in cui diplomaticamente le Nazioni dovrebbero esprimersi contro “il Razzismo”, rivela che l’odio verso il popolo ebreo-israeliano nasce e non può essere diversamente da un consapevole (addirittura impositivo) dogma: la diffusione della “parola” (e l’affermazione dei popoli) di ispirazione maomettana non può avvenire che con la distruzione degli “infedeli”. Lo ricorda anche il Nobel Elias Canetti (in Media e Potere) citando una ben preciso insegnamento coranico: “Dopo che siano trascorsi i mesi sacri, uccidete gli infedeli ovunque li troviate …”. Alcuni rappresentanti della fede musulmana - persone umanamente rette e intellettualmente oneste  - teorizzano nel Corano persino “un Cristianesimo Arabo” , e negano che la violenza sia in germe nel loro stesso “libro sacro”, “ispirato al Profeta da Dio”. Difficile allora capire da cosa derivi l’odio, così integrale e distruttivo, verso i popoli culturalmente e religiosamente non omogenei. Come può – me lo chiedo io – lo stesso Maometto aver associato Gesù Cristo “Profeta di Allah”, l’uomo che ha un vangelo di Carità e d’amore, ai suoi precetti dogmatici di violenza e di conquista, d’imposizione e di prevaricazione, persino fra la stessa gente di fede coranica? Quella legge (definita “Shari’a - La via da seguire”, secondo diritto o tradizione, e impropriamente “legge divina”) che permette al maschio di “stuprare” le proprie donne, a proprio piacimento, persino nell’ambiente domestico; di negare ad esse persino il diritto alla propria immagine, alla dignità umana che è tale solo se libera in tutte le sue azioni ed espressioni.  Sicuramente, no …”non è lo stesso Dio, non è lo stesso uomo”.

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Ahmaninejad a Ginevra, servizio fotografico completo in corrieredellasera.it

Rimpianti …e nessuna vergogna

20 Aprile 2009

RIMPIANTI.. by jena@lastampa.it

post pubblicato in Diario, il 19 aprile 2009

“E’ indecente che le nomine Rai si facciano a casa Berlusconi. Uno rimpiange i bei tempi, quando le facevamo a casa di Walter.

Letto e subito copiato dal blog: semidiceviprima.

Tanto per dire, possibilmente per riflettere, del come - per partito preso - molti, intelligenti, preparati, capaci… sottomettano ai loro elettorali fini (…e forse non sono solo, semplicemente elettorali) la propria capacità di giudizio. Persino “la faccia”.

Ancora mi piace citare parole in canto di Fiorella Mannoia:
…la Politica “quel che non ha vergogna, e mai ce l’avrà…”! GFP


Pd e Idv: ecco la nuova schiera …

20 Aprile 2009

“Pd e Idv: ecco la nuova schiera dei leaderini tascabili”

di Stefano Adami
adami@ragionpolitica.it

Una riflessione, certamente come altre di parte, su cui peraltro occorre riflettere. Io credo.

“Ormai anche gli impresari di partito, perfino nel vecchio Pd, hanno capito che è definitivamente tramontata l’epoca dei politici di professione. I soliti volti fatti di chiacchiere fumose in politichese, ed appartenenti a personaggi che si erano iscritti alla segretaria del partito, come si diceva una volta, al compimento dei 14 anni, per poi seguire, conformandosi, tutte le tappe della coopotazione, hanno fatto il loro tempo. Lasciamo spazio a persone che vengono da altre esperienze e che garantiscono che, dopo un periodo di pubblico servizio, torneranno ai loro mondi. Come fanno negli altri paesi. Dove però chi decide di partecipare temporaneamente alla vita politica viene sì da altri mondi, ma ha una solida cultura politica e solidi interessi culturali e pubblici alle spalle.

Essere un politico di professione è spesso garanzia di una sola cosa: continuo e progressivo distacco dalla realtà, dal mondo reale. Fin qui la Grande Analisi che, grosso modo, non sarebbe neanche scorrerretta. E le soluzioni? Riempire le liste dei primi venuti, graditi naturalmente al «professionista» che le liste le fa. Curriculum dei candidati miracolati in lista, e loro eventuale interesse alla vita pubblica e alla pubblica amministrazione, del tutto secondari. Le cose più importanti sono: l’audience ed il gradimento da parte del politico che decide. Oppure, in altri casi, gettare in campo dei politici di lungo corso, apparentemente giovani, apparentemente persone comuni, ma in realtà in politica da tempo, come nel caso di Renzi a Firenze. Nasce così tutta una schiera

Alle politiche dell’anno scorso il Pd, per esempio, presentò una candidata che azzardò lo slogan: «Metto la mia inesperienza al vostro servizio». Ma che lo fai a fare, scusa? Perfino i più docili esperti in comunicazione del Pd si ribellarono, e la frangetta alla moda si agitò ansiosa”. […]

> per il testo completo <