ferite, riflessioni …speranze

8 Aprile 2009
Al di là di una chiara e specifica “appartenenza”  politica, sostanzialmente condivido, e volentieri riporto da Ragion Politica.
L’ITALIA FERITA
di Aurora Franceschelli
macerie e lutti in Abruzzo

Disperazione, paura, dolore, rabbia: questi i sentimenti che si sono scatenati assieme alle scosse di terremoto che hanno inghiottito, nella terra fredda e quasi «impazzita», l’Abruzzo, sbriciolando le sue case. I numeri, purtroppo, sono crudi: i dati che sino ad ora sono stati diffusi sono drammatici: più di 200 i morti, migliaia i feriti e numerosi dispersi, 70 mila gli sfollati.

Di fronte a questa immane tragedia l’Italia come Nazione, il Paese come un tutt’uno, ha preso il sopravvento sull’Italia dei Campanili, stringendosi, con spirito di solidarietà umana e nazionale, attorno ad una Regione devastata dal dolore. Di fronte al dramma di intere famiglie, di bambini, di anziani, di donne che hanno perso i loro figli e che porteranno questa ferita per sempre, l’Italia come Stato, come popolo, come volontariato ha reagito con tempestività, si è attivata con ogni mezzo, a mani nude, per scongiurare la perdita di altre vite umane sotto le macerie; si è adoperata e si sta adoperando per fornire aiuti concreti a quei concittadini che, senza un tetto sotto il quale dormire, magari con una famiglia dilaniata dalla tragedia della perdita di famigliari, non può e non deve sentirsi abbandonata. E allora conforta sentire che, accanto a vite stroncate, ci sono anche persone (per ora 150) che hanno scampato l’abbraccio mortale della macerie, cittadini che, grazie all’aiuto messo in campo dalla protezione civile e dai pompieri, dopo il buio hanno rivisto la luce.

E la luce significa speranza. La speranza che, d’ora innanzi, nessuno sarà lasciato solo. Lo Stato, in tutte le sue declinazioni, ha mostrato di essere presente e vicino ai suoi cittadini colpiti. I soccorsi sono stati immediati, la protezione civile, sotto la guida di Bertolaso, ha dimostrato efficienza e tempestività. In poco tempo si sono organizzati posti letto per gli sfollati, rendendo disponibili stanze d’albergo e tendopoli; sono state inviate, da tutta Italia, squadre dei vigili del fuoco, altre sono in viaggio per dare il cambio a coloro che hanno scavato sotto le macerie salvando già diverse vite umane. Non solo, passata la prima fase di soccorso, il Governo metterà a disposizione tutti i fondi necessari, compresi quelli europei previsto per le catastrofi naturali, per organizzare sia la fase di sistemazione temporanea degli sfollati, sia quella di ricostruzione. Una fase durante la quale il Governo intende non solo agire con celerità, ma anche evitare gli sprechi e le lentezze che si sono verificati in occasione di episodi simili in passato, dove è deprecabile che baraccopoli che dovevano servire ad arginare situazioni di emergenza per coloro che avevano bisogno sono invece diventate delle vere e proprie dimore per anni. Questo non può e non deve più accadere.

Ora lo Stato intende agire sulla base del principio di responsabilità nei confronti dei propri cittadini. La ricostruzione, come ha precisato il presidente del Consiglio Berlusconi, sarà «totale, veloce e completa» e varrà agganciata al piano casa che il Governo  ha predisposto per il Paese. Il Piano in questione sarà riorganizzato in modo tale da essere immediatamente operativo nei luoghi colpiti dal terremoto in Abruzzo: l’obiettivo, come ha riferito il premier, è quello di costruire una new town accanto all’Aquila in tempi brevi (in 24-28 mesi), in modo tale da accogliere coloro che disgraziatamente hanno perso la casa.

Accanto alla solidarietà e l’interventismo dello Stato, in questo frangente, affiora un forte risveglio, da parte dei cittadini, di sentimenti quali la coscienza nazionale, lo spirito di solidarietà cristiana e la coesione sociale: tutti anelli, questi ultimi, di una catena che, per il nostro paese, diventa sinonimo di forza; una catena fondamentale affinché, di fronte alle catastrofi naturali o a emergenze economico-sociali create dagli errori umani, il popolo ritrovi il coraggio e la volontà di risollevarsi.

martedì 07 aprile 2009


Natura, Cultura, Vita

8 Aprile 2009

Di terremoto in terremoto, di tragedia in tragedia. Non è questo, certo, il momento delle “polemiche”, ma dell’aiuto e della solidarietà…

Eppure, di avere subito qualche altro pensiero, è inevitabile. Ha dichiarato in queste ore alla radio un “professore”, e sembrerebbe scontato: “I terremoti non si possono evitare, ma i danni prodotti, … sì“. E mentre già sui Media nazionali si va, al solito, a spolpare l’osso della notizia (…”professore, perché ci sono i terremoti?” chiede il cronista!), come non pensare - e ci sarà, ci dovrà essere, il tempo della riflessione - che se nel “recuperare” i vecchi manufatti edilizi dei nostri centri “storici” ci si lascia guidare solo da criteri di ripulitura, di conservazione ‘storico-culturale’, se non ideologici, i guai - come i classici nodi – verranno, immancabilmente, al pettine. Mi chiedo, per dirne una: …a quando risale, di che qualità strutturale era, la Casa dello Studente all’Aquila?

La natura (la fisica) – ignorata o beffata - non fa sconti. In questo caso, come in altri, non si può proprio cantare: …”ma che colpa abbiamo noi?”. Da quello che, ancora una volta, abbiamo potuto vedere in televisione, c’è da chiedersi: vorremo un giorno far avanzare in Italia la Cultura della Vita, con idee e atti, razionali e coerenti, e non quella della conservazione del vecchio manufatto che fa ‘colore’, storico e turistico, ma non attiene allo sviluppo e al progresso, dell’uomo e del suo più degno modo di stare su questa terra?

Mi auguro che altri, più di me capaci e autorevoli, riprendano e sviluppino questi discorsi, promuovano un Altro (senza inutili orpelli pseudo culturali) modo di rapportarsi alla vita e all’ambiente. Qualcuno vorrà dire agli “ambientalisti” che “l’habitat” è anche la ‘casa’, che dovrebbe accoglierci e proteggerci, e invece … ci ammazza? 06.04.09

 


Per una Santa Pasqua cristiana

8 Aprile 2009

       di Giuseppe Porcelli 

In questi giorni viene facilmente da pensare e riflettere sul pensiero cristiano e la giustizia. Se volessimo approfondire, almeno un poco, l’argomento salterebbe agli occhi, ed anche ai sentimenti, la radice unica che diversifica il tema: il credente cristiano parla di giustizia senza dimenticare mai l’amore; la fredda giustizia marxista ed anche sindacale, racchiude sempre il pensiero della lotta che contiene anche, e quasi sempre, un sapore di violenza.

La settimana Santa che stiamo vivendo, in un momento di grande precarietà economica, pone sul tappeto delle concretezze paurose, rappresentate dalla perdita di milioni di posti di lavoro nel mondo intero.

A questa situazione si dovrebbe rispondere con interventi pratici e diretti per la salvaguardia dei posti di lavoro e per il ripristino di quello che le famiglie perdono. Non possiamo dimenticare che il lavoratore posto in cassa integrazione vede il suo guadagno decurtato del 30% circa, e se prima viveva male, dopo, sicuramente non vive più. Senza pensare a quelli che addirittura perdono tutto, perché non hanno diritto ad alcuna integrazione.

Su tale argomento matura, purtroppo, la rabbia, quando si è costretti ad ascoltare affermazioni balorde, da parte del capo del Governo e dei suoi attendenti che stigmatizzano le manifestazioni di protesta dei lavoratori che stanno subendo, in prima persona, le conseguenze di cui sopra, abbiamo detto. Questi signori, che si professano anche cristiani e giusti, in questa santa settimana, con il loro ingiusto atteggiamento, stanno sicuramente guadagnando …il passaporto per l’inferno! Con giustizia e con amore cristiano, dico a tutti gli uomini di potere, che è giunta l’ora di cambiare: chi ha saccheggiato per il suo fine, l’orto mondiale delle risorse umane, deve capire di aver commesso uno dei più grandi peccati che si possono rivolgere al suo simile, defraudandolo perfino della sua piccola parte per vivere. 

Con questa breve riflessione, spero di avere chiarito, sulla differenza che esiste, quando in nome di Dio, con pazienza e con amore si vuole la giustizia per tutti, iniziando proprio dagli ultimi. 

la bilancia e la spada


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