Gallotti: opere senza taglio del nastro

25 Febbraio 2010

Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota, inviataci dall’Ufficio Stampa del candidato Sindaco a Tivoli, per il PDL e liste connesse, Sandro Gallotti.

  •  “Sandro Gallotti annuncia opere senza taglio del nastro”   
  • “Il lavoro, innanzitutto! A giudicare dalla presentazione del candidato a sindaco Sandro Gallotti, imprenditore tra i primi in Italia, c’è stato un vero e proprio rovesciamento di ruolo.
    Secondo Sandro Gallotti la ripresa occupazionale è al primo posto. Il candidato del centrodestra è l’unico a dire che Tivoli ha esaurito la sua rendita di posizione e deve muoversi per moltiplicare le opportunità occupazionali. “La ripresa - ha detto Gallotti - dipende molto anche da noi”.
    Il progetto di Gallotti consiste nel riattivare la voglia di impresa quindi l’accesso al credito e la moltiplicazione di opportunità perché si affermino nuove professioni e attività artigiane. Nella sua visione il governo della città deve essere la leva per sollevare Tivoli dal macigno della disoccupazione crescente.
  • L’ex comunista Vincenzi invece si presenta con le credenziali dell’uomo del fare e delle grandi opere. Quindi, grandi appalti. Molti ne sono stati fatti ma avrebbero dovuto prevedere la manutenzione ordinaria e straordinaria. Sono evidenti infatti le cose fatte, magnificate da Vincenzi, ma cadute in disgrazia: il Ponte della Pace ridotto a livello rovinoso, l’impianto sportivo agli Arci, la palestra non omologata, il palazzetto dello sport e la piscina non utilizzata, gli stabilimenti dietro il Duomo recuperati costati nove miliardi di lire, ma lasciati in disuso dopo il ripristino. Una situazione di fatiscenza che ridà altrettanta fatiscenza alla forza di Marco Vincenzi come uomo del fare.
  • Sandro Gallotti vuole iniziare in un modo diverso. Non promette effetti speciali ma vuole operare per creare nuova occupazione. Una grande opera che non ha bisogno di tagli del nastro.”

Per un nuovo “centrosinistra” a Tivoli?

25 Febbraio 2010

 pontelucano a.d. MMX-02

Riprendiamo e pubblichiamo quanto pubblicato da idvtivoli nel post titolato:
“Ezio Paluzzi Candidato a Sindaco

  • Italia dei Valori, di Rifondazione Comunista, del Partito Socialista e della lista Grillo, hanno individuato in Ezio Paluzzi il candidato sindaco della coalizione. Questa scelta, che rappresenta la vera ed unica prospettiva di discontinuità e rinnovamento della politica sul nostro territorio, intende promuovere la costruzione di un’aggregazione non di ceto politico ma di cittadini e cittadine che lottano e si impegnano per la partecipazione democratica e per la difesa del bene comune. I nostri veri alleati sono coloro che si riconoscono distanti dalla città “che conta e che decide” chiusa nell’isolamento del “Palazzo”. Intendiamo rinnovare con questa proposta politica un percorso del centro-sinistra consumato nelle lotte intestine del PD e fornire un’alternativa di operosità amministrativa per la qualità della vita, l’ambiente, i giovani e la cultura.”
  • “Abbiamo raccolto un sentimento diffuso che esiste tra i cittadini di realizzare percorsi politici che siano di stimolo per una stagione di dibattito aperto a tutti – ha dichiarato Ezio Paluzzi - costruiamo insieme una nuova aggregazione che guardi al mondo dei giovani, dei lavoratori e del precariato. Un augurio di buon lavoro alle altre forze politiche di centro-sinistra che non hanno voluto raccogliere questo forte segnale di cambiamento, preferendo percorrere sentieri già calpestati”.  

Rifondazione Comunista, nel suo blog, pur preannunciando lo stessa decisione di cui sopra, la presenta in modo alquanto diverso:  forse più spiccia, sicuramente meno paludata di anti-politica, alquanto rancorosa (è evidente) verso chi per lungo tempo è stato, nell’amministrazione della città, piaccia o non piaccia ammetterlo, alleato o compagno di cordata, senza portare a soluzione vera alcuna delle problematiche in cui si dibattono la città-territorio e i suoi abitanti.

Leggiamo nel postTivoli: elezioni comunali, Ezio Paluzzi candidato del centrosinistra”:

  • “Il fallimento totale dell’amministrazione precedente, guidata dal sindaco del PD Giuseppe Baisi, inizia a produrre le conseguenze politiche che Rifondazione Comunista aveva preannunciato.
    Assegnare la responsabilità politica ai cinque “dissidenti” serve a mascherare le gravi responsabilità della dirigenza del partito democratico che, fin dalla approvazione del primo bilancio, aveva voluto imporre agli alleati la loro visione manichea sulla gestione della cosa pubblica: o con me o contro di me.”
  • tivolirinasce01 Noi di lot.net, credendo nel principio della coerenza  d’azione con le proprie idealità politiche e culturali, ritenendo necessarie quanto legittime le istanze di una politica di sinistra nella società attenta soprattutto alla giustizia e al sociale, pur sulla base di una matrice marxiana e comunista che non condividiamo, non poche volte abbiamo per così dire auspicato una rinnovata autonomia di idee e di proposte nei confronti sia del PD che del “vincenzismo”.  Staremo a vedere, dopo il 28/29 di marzo, se tutto questo sta a significare per Tivoli realmente un “forte segnale di cambiamento (accettando per questo anche un ruolo di opposizione, se l’elettorato vuole) o se si tornerà a …“percorrere sentieri già calpestati”!

    Tibur pontelucano 2010


Iniziativa culturale

24 Febbraio 2010

Riceviamo e pubblichiamo
“A cura dell’Associazione Città per l’Uomo, con la collaborazione dell’Associazione Amici di Don Ulisse, Oratorio S. Vincenzo, e con il patrocinio del Comune di Tivoli e della Presidenza del Consiglio Regionale Lazio, per il secondo  anno viene indetto il

“PREMIO NAZIONALE DI POESIA - Città dell’Uomo, 2010″

Per visionare il Regolamento di partecipazione, e per ogni altra utile notizia, si forniscono i seguenti indirizzi:

mail: aironepost@yahoo.it - movcitu@hotmail.it

siti web:  www.aironetivoli.com - www.mcpu.it

penna per la scrittura


blog poiesis: Non chiederci…

20 Febbraio 2010

E. Montale (quel che non siamo…) 

da Ossi di seppia, 1925

Non chiederci la parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo

Eugenio Montale (1896-1981)

È senza dubbio una delle poesie più celebri e citate di Montale. Si tratta del testo - scritto nel 1923 - che apre la sezione dei veri e propri Ossi di seppia nella raccolta omonima, e contiene alcune idee essenziali per capire la concezione della poesia e del ruolo del poeta secondo Montale.
L’autore si rivolge direttamente al lettore - o meglio, a quel lettore che esige dai poeti verità assolute e definitive - invitandolo a non chiedergli alcuna rivelazione, né su stesso né sull’uomo in genere, e nemmeno sul significato del mondo e della vita. Egli infatti, a differenza dell’uomo “che se ne va sicuro” perché ignaro ed insieme incurante del senso della propria esistenza, non ha alcuna “formula” risolutiva, ma solo dubbi e incertezze, o tutt’al più una conoscenza fondata sul contrasto: l’ultimo verso, infatti, è divenuto proverbiale e viene spesso citato da chi rifiuta di presentarsi come depositario di facili verità.

il popolo e la parola


Tivoli, in cerca di futuro

18 Febbraio 2010

stemma di tivoli (tibur)

Una città che vuole sognare il suo futuro.
Oggi Tivoli appare pronta ad un cambio di passo, ad un cambio di metodo (a un riposizionarsi di alcuni dei suoi uomini più sensibili alla politica) nella gestione del suo presente e nell’invenzione del suo futuro.  E’ quanto ho pensato, nel lasciare l’incontro con la stampa, organizzato oggi 18 febbraio, presso l’ex chiesa di San Michele a Tivoli. Forse sarà stato perchè uscendo della Conferenza, in strada non pioveva più ed anzi c’era un po’ di sole… Sarà stato un caso?

Si chiude così una fase magmatica, tribolata alquanto e altrettanto preziosa per tutti, prima della campagna elettorale vera e propria, nella contrapposizione delle parti per conquistarsi il consenso dei cittadini (elettori e non) per l’Amministrazione del Comune. E’ stato il momento di fare l’utile riflessione del “a che punto siamo o siamo arrivati”, di maturare delle scelte, responsabili, verso se stessi e soprattutto nei confronti della collettività.
Ho personalmente condiviso tali scelte, per il giusto e dignitoso travaglio da cui sono state dettate, per la bontà politico-ideale con cui le persone - dette transfughe -  hanno motivato la loro adesione all’UDC. 

Per la cronaca, sono: Tonino Bernardini, Marino Capobianchi, Luciano Conti, Antonio Pisapia, Bernardino Romiti, provenienti da gruppi consiliari di centrosinistra, unitamente a Ezio Fiorenzi, già membro dell’Unione Comunale del PD.

Partecipanti alla Conferenza Stampa UDC 

Di seguito diamo il Comunicato distribuito da tali esponenti tiburtini nella detta Conferenza Stampa:

“Alcuni punti sono scolpiti nella mente e nel cuore e comunque sono la stella polare delle nostre iniziative, scelte, proposte e risoluzioni. Sono i seguenti:

  • Il rispetto della persona
  • Il bene comune
  • L’autonomia politica territoriale
  • Il diritto all’errore
  • La possibilità di sognare

Può sembrare banale ricordare i punti sopra esposti, ma ci vediamo costretti a rivendicarli perché riteniamo che siano venuti meno nella politica tiburtina degli ultimi anni.”“Volendo fare un’analisi sintetica dell’ultimo decennio, vedremmo che i primi anni sono stati caratterizzati da un periodo di” vacche grasse”, dove sono stati spesi tanti soldi, ma senza fare investimenti. Peraltro ci si è liberati di alcuni servizi ritenuti fastidiosi (l’acqua, l’acqua solfa, il servizio tecnico, il protocollo, l’anagrafe, i rifiuti) in nome di un’esasperata politica dell’apparire. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un continuo accumulo di buchi al bilancio e dal non fare niente, dovuti essenzialmente ad insipienza amministrativa. La confusione e la soggezione nello svolgimento dei ruoli istituzionali hanno evidenziato il fallimento definitivo di un metodo impostato solo sulla prepotenza, sull’arroganza e sulla sudditanza.”“Le recenti dimissioni del sindaco sono il paradigma del metodo usato negli ultimi lustri. Metodo che, messo allo scoperto, non ha tenuto. Infatti, il sindaco si è dimesso perché doveva farlo: nessun consigliere lo ha sfiduciato, su nessuna questione si sono esplicitate diversità di posizioni. Semplicemente non si è voluto rispondere al nostro appello per una partecipazione reale e una condivisione delle scelte. In pratica non si è voluta accantonare la “regola dell’eccezione” applicata negli ultimi anni.”“Nel merito (e non è paradossale) riteniamo indispensabile e c’impegniamo a ridare, dopo un decennio, il sindaco a Tivoli che con un programma politico amministrativo partecipato e condiviso, con un’alleanza coesa ed un esecutivo capace possa far tornare a sorridere la comunità tiburtina.”“L’assunzione dei principi suddetti e il NO irreversibile all’arroganza e alla prepotenza, affinché l’ultimo dei sottomessi e dei ricattati possa dire liberamente “mi ribello”, sono stati e sono lo spartiacque per aprire un confronto, un dialogo, una partecipazione, una collaborazione e un’appartenenza per essere della partita politico amministrativa di Tivoli.”“L’UDC, a tutti i livelli, ha fatto propria la proposta politica del gruppo dei cinque e ad esso ha consegnato le chiavi di casa.”  Per il coordinamento, Ezio Fiorenzi, 18.02.2010 

Presente all’incontro  anche il Coordinatore Regionale, on. Luciano Cioccheti che - rivendicando per l’Udc la utile politica (scelta dall’esponente nazionale Casini) di “non più accodarsi” agli schieramenti contrapposti, a prescindere, ma di  ”scegliere”, anche idealmente e non solo sul piano programmatico - si è detto convinto che il moderatismo dell’UDC possa essere il luogo più giusto per ridare serenità e proficuità d’azione a chi, a Tivoli, con onestà e dignità, ha deciso “di rimettersi in gioco personalmente”, per ridare al Comune una nuova e diversa chance di sviluppo, proficuo e realmente democratico.  “Per ridare - aveva detto prima di lui Fiorenzi - serenità alla stessa collettività tiburtina“.

L’incontro è stato anche il luogo e il momento dell’annuncio definitivo che Sandro Gallotti, imprenditore con la passione della politica, con amore per Tivoli non meno, è il Candidato Sindaco per il Centrodestra e liste connesse o alleate.
Sandro Gallotti per Tivoli Apparso sereno e convinto, Gallotti, prendendo la parola, ha anticipato la sua idea di una città gestita “come una spa”, per uno “sviluppo d’intesa” con tutte le forze politiche e sociali, per il noto e ineludibile obiettivo del bene comune.

Noi, augurando che questo avvenga o possa avvenire, annotiamo - da cittadini, che osservano e vivono quotidianamente nel Comune e nell’area metropolitana adiacente - che per amministrare  al meglio una città e il suo territorio occorra avere un’idea di sviluppo  urbano e sociale che va al di là (e ben oltre)  le “riqualificazioni” di facciata di strade e piazze, opere necessarie ma relative solo e soltanto alla loro necessaria manutenzione periodica. 
Il cittadino - dal Comune alla Nazione - desidera trovare nelle pubbliche amministrazioni soluzione dei problemi della vita.  Vuole avere reale motivo di pensare che sia utile e confortante il vivere in società. Il resto non “è noia”, ma di sicuro non attiene alla politica.
(G. F. Pollutri)

  • la foto dei partecipanti alla Conferenza è tratta dal Blog UDC TIVOLI


Porcelli (cittadino) per Ambrosi (politico)

15 Febbraio 2010

Giuseppe Porcelli ha voluto interloquire con Ambrosi, in merito alle risposte date al ns post del 26 gennaio: Ambrosi, ieri e oggiin maniera confidenziale e personale. Con la sua solità schiettezza, sempre propositiva:

          “Carissimo Piero,
           sono convinto che tu mi ricordi con certezza quando, alcune volte, sei venuto a casa mia insieme a mio figlio, al tempo del vostro liceo.        
          Da allora io ho continuato con le mie scelte: il sindacalismo, per 35 anni nella Pirelli; la fondazione di un giornale cittadino: “l’Aniene”; mille altre iniziative culturali, tra cui ricordare almeno, i Premi Villa d’Este, quelli al “Tiburtino dell’anno”; l’Associazione Culturale Tiburtina e la riapertura del Circolo Tibur in via del Trevio.

         Di tutto questo, logicamente, voi politici tiburtini non vi siete neppure accorti, fatte salve le partecipazioni inaugurali, senza mai nessun supporto e alcun sostegno, anche se il tutto veniva creato e realizzato per il buon nome della nostra città di Tivoli.        

         Per quanto alle scelte politiche, io da cristiano credente piccolo piccolo penso che, come tu dici: “che il cristiano non sia l’uomo della conservazione” e nemmeno quello della trasformazione, ma più semplicemente, dico io, l’uomo giusto, fratello tra i fratelli, come Cristo vanamente ha detto senza che nessuno di voi si decida ad ascoltarlo.        

         Le conclusioni della tua replica, debbo riconoscerlo, ti fanno onore e non né dubitavo. Infatti concludi con molta onestà e sincera consapevolezza dicendo, che a fronte di tanti contatti e tante richieste bisognava fare molto di più.        

         Ti ricordo e ti saluto con piacere e vorrei avere un tuo giudizio sulla mia ultima fatica: “La rivoluzione pacifica mondiale”.        

Cordialmente, Giuseppe Porcelli 


 

Rivoluzione Cristiana di G. Porcelli


Le Scelte (a Tivoli)

15 Febbraio 2010

“Le scelte trasparenti e chiare vanno rispettate tutte. Però … 
 
dal blog “Sinistra per Tivoli”:
I CASINI di TIVOLI” - Post n°824 pubblicato il 14 Febbraio 2010  
……………….
“Per la verità la posizione di Rifondazione rispetto alla politica di Capobianchi è stata scritta nero su bianco in un comunicato che, data la sua brevità, riporto integralmente ed è consultabile sul sito dei “rifondaroli” tiburtini: di seguito il testo del comunicato prodotto dal Direttivo nella riunione del 29 luglio 2009:
“Il Direttivo nella riunione del 29/07/2009, sentita la relazione del Segretario sull’incontro avuto con Marino Capobianchi, ha deciso all’unanimità che il capogruppo della Sinistra l’Arcobaleno non rappresenta più la linea politica del P.R.C. di Tivoli, circolo “Fernando Cerini”.
L’allora sindaco Baisi ed il segretario del Pd Picarazzi, su questo comunicato, fecero orecchie da mercante e si relazionarono solo con chi poteva votargli la fiducia in consiglio comunale. E questa storia andò avanti fino all’ultimo quarto d’ora prima della mezzanotte del  20 gennaio 2010. E se le cose si fossero aggiustate Capobianchi, come anche qualche altro consigliere andava ciarlando, avrebbe rappresentato non se stesso ma un intero partito, nonostante il comunicato del Prc del 30 luglio del 2009. Ed allora sarebbe stato il salvatore della città. Non è andata così. Qualcuno ha mandato a casa Baisi e Capobianchi per ridisegnare nuovi equilibri nel Pd ed in città. Questo trasferimento all’UDC è una delle prime conseguenze. Ne seguiranno altre.
Le scelte trasparenti e chiare vanno rispettate tutte. Però …  Quando vi viene voglia di distruggere la vita politica delle persone pensate alle vostre recite ed al ruolo che il capo vi vuole assegnare per la prossima rappresentazione.”

Nota - Sbaglierò ma, io credo, che l’autore del post sopra indicato voglia riferirsi al PRC Circolo di Tivoli. A mio avviso a ragione, alla luce di quanto si legge nel sito di tale partito (nella sua espressione internettiana …vagamente tiburtina)  nei riguardi di chi ha fatto (come suole avvenire nella vita di un uomo, in ogni campo) legittimamente delle scelte, e in particolare in riferimento al suo ormai ex esponente in Consiglio Comunale Marino Capobianchi.

Scrive Rifondazione: “I cinque consiglieri, quattro (Pisapia, Romiti, Bernardini, Conti) del PD ed uno (Capobianchi) dell’Arcobaleno hanno scelto di unire le loro forze e continuare la loro battaglia contro lo strapotere di Vincenzi “saltando il fosso” e rinforzare le fila del centro collocandosi però a destra nello schacchiere politico tiburtino.” 
aggiungendo: “Per noi di Rifondazione Comunista la vicenda di Capobianchi è emblematica di un modo di far politica al di fuori dei partiti che, alla luce della sua conclusione, non può che essere una scelta suicida.”

  • Mi chiedo da cittadino, che vuol capire (nel guazzabuglio d’idee e nella paralisi amministrativa in cui appare immersa Tivoli - città e territorio), come è possibile pensare che chi non è a sinistra stia per forza di cose “a destra” altrimenti detto “nello schieramento delle destre” (con significato assolutamente negativo) e nel caso specifico, perchè Capobianchi - in fondo ad un percorso che lo ha portato a non riconoscersi, non tanto nelle idee politiche, quanto nelle scelte amministrative del PRC di Tivoli - possa e debba essere definito un “suicida”.

  • Io credo, al di là delle “scelte” di cui parliamo, che in politica (nelle Amministrazioni degli Enti locali soprattutto, dove si deve gestire al meglio, e operare per lo sviluppo, centri urbani e territori) occorra soprattutto prendersi la responsabilità delle proprie azioni, piuttosto che delle convinzioni ideali del partito di riferimento.
    Se questo è vero, mi chiedo allora:
    Quali sono - tralasciando il recente passato -  oggi “le scelte” della Rifondazione? O più prosaicamente detto: Cosa vuol fare “la sinistra” in merito alla riproposizione dello “strapotere” di Vincenzi? E, a corollario, per niente ozioso: se si possono ritenere, nel loro amministrare, “di sinistra” i noti Vincenzi-Picarazzi-Pepe -…?

  • Ripeto, un cittadino, in democrazia, accade che voglia sapere. Per capire, non per altro, seppur consapevole che “i giochi”, votato che abbia nel seggio elettorale, non sono più alla sua portata. 
    Ha ragione Rifondazione: le carte le danno i partiti, e chi è fuori dal partito …conta come “un due di coppe”!
    (Giuseppe F. Pollutri)


si vota anche per la Regione

11 Febbraio 2010

 logo Regione Lazio

A marzo si vota anche per la Regione Lazio.
Cambiare o dare un nuovo volto politico al Governo della nostra Regione ha una sua rilevante importanza e delicatezza, considerate le prerogative e i compiti ad essa demandati. Riteniamo pertanto di dover alzare lo sguardo nel nostro spazio (pur non tralasciandole)  dalle vicende e problematiche strettamente tiburtine. Non per, o non tanto, per guardare facce e cubitali nomi affissi (spesso indecorosamente) ovunque, quanto per veicolare - al di là degli slogan - le concrete ed articolate idee, proproste e intendimenti dei candidati.

Cominciamo con il pubblicare un Comunicato pervenutoci dall’Ufficio Stampa di Fabio Armeni, Consigliere uscente alla Regione Lazio e Capogruppo del PDL, candidato nelle Circoscrizioni di Tivoli, Guidonia, Subiaco.

           foto Fabio Armeni ARMENI (PDL)

  • “CENTRO DESTRA FARA’ IL PIANO SOCIO ASSISTENZIALE REGIONALE”
  • “Il livello di civiltà di una società si misura in relazione alla tutela che essa offre alle persone più fragili. Tutela che deve essere estesa anche alle famiglie che quotidianamente si fanno carico della loro cura ed assistenza.
  • Troppo spesso in questi ultimi anni la disabilità e la riabilitazione sono stati oggetto solo di tagli e non di serie politiche di sostegno. Ci sono famiglie con un reddito medio che si sono ridotte al lastrico pur di continuare a fornire assistenza e cura ai propri familiari disabili e questo è francamente inaccettabile per un Paese che si definisce ‘civile’.
  • La legge regionale n.2 del 27 Febbraio 2009 che istituisce il Centro di accesso unico alla disabilità (CAUD) e successivamente la modifica alla legge regionale n.41 del 12 dicembre 2003 che detta le Norme in materia di autorizzazione all’apertura e al funzionamento di strutture che prestano servizi socio-assistenziali, presentano numerose criticità, soprattutto perché si limitano ad affrontare solo alcune questioni e non individuano gli strumenti per attuare  una seria politica di sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie.
  • La legge è stata approvata all’unanimità, perché l’opposizione con grande senso di responsabilità ha assecondato la politica dei piccoli passi nella consapevolezza che chiedere una politica lungimirante e globale sulla disabilità e sui servizi sociali era una mera illusione. Ma su questa legislatura di centro sinistra peserà come un macigno il fatto di non essersi minimamente  preoccupata di mettere a punto e approvare il Piano Socio Assistenziale  Regionale che avrebbe consentito di individuare le priorità politiche e le strategie della Regione Lazio così che la legge non restasse solo una enunciazione di intenti. Come di fatto è avvenuto, visto che la Giunta regionale di centro sinistra non ha preso alcun provvedimento concreto per rendere operativa la legge.
  • Nel contempo abbiamo visto in questo anno il moltiplicarsi di provvedimenti che vanno ad incidere negativamente sulla vita delle persone disabili e delle loro famiglie. Come l’ultimo decreto commissariale (n.95 del 2009)  che, a partire dal 1° aprile 2010, obbligherà i cittadini del Lazio a compartecipare alla spesa per le attività riabilitative erogate in modalità di mantenimento - regime residenziale e semiresidenziale,  con una quota a carico dell’utente (tenuto conto del reddito personale comprensivo dell’indennità di accompagnamento) o del Comune di residenza,  pari al 30%.
  • Sono chiare le esigenze imposte dal Piano di rientro della spesa sanitaria, ma la Regione Lazio  che evidentemente non ha saputo individuare le priorità su risorse ed investimenti a tempo debito, oggi fa ricadere tutto il peso di queste sue incapacità sui cittadini. L’Assessorato alla Sanità e quello alle Politiche Sociali non sono stati in grado di dialogare in questi anni e non ci meraviglia che non siano stati in grado di arrivare alla definizione di una  seria ed efficace politica integrata  in favore non solo delle persone con disabilità, ma anche del loro nucleo familiare.
  • Il mio impegno, una volta al Governo regionale, sarà quello di inserire l’elaborazione del Piano Socio Assistenziale Regionale tra i primi punti all’ordine del giorno. In questo senso sarà utile creare un osservatorio nel quale mettere a confronto famiglie e rappresentanti dell’istituzione, perché solo ascoltando e recependo le necessità di chi vive personalmente il problema della disabilità, potremmo attivare servizi e investire risorse nel modo giusto. La disabilità deve uscire dalle mura domestiche e l’istituzione regionale deve entrare dentro le case di chi la vive ogni giorno”. Fabio Armeni (Pdl)

sulla Crisi (di identità) Amministrativa a Tivoli

10 Febbraio 2010

da il Cittadino, febbraio 2010

Riprendo e pubblico, con alcune annotazioni, parere e convinzioni del Consigliere uscente, Marino Capobianchi, eletto dalla lista Arcobaleno, nel 2008.

Capobianchi su Amministrazione Comunale di Tivoli

note

  • Assieme ad una lucida analisi delle ragioni del fallimento, non solo della Giunta Baisi ma di un modo di governare deterioratosi per ragioni che nulla hanno a che fare con la politica, intesa come sostanza e non pura apparenza, è evidente in Capobianchi la perdurante voglia (o la determinazione) di riprendere e di continuare - pragmaticamente - in una collaborazione con un partito (il pd) di cui non possono prescindere per andare al governo della città, …ammeno che (come dirò appresso) non si ritenga questo pur legittimo desiderio, a questo  punto: fuorviante e non produttivo nella elaborazione e proposizione delle proprie idee e proposte politico-amministrative.

  • Se si annota, e con lui concordiamo, che “occorre trovare una soluzione alla vicenda politica di Tivoli”, è pure vero che, come lui stesso rileva: a) …”da anni manca una condivisione di una idea di sviluppo…”; b) …”i problemi non chiariti …mi pare siano ancora tutti sul tappeto”, come e in quanto si può poi pensare ad una riedizione (magari con gli stessi protagonisti degli ultimi 10/15 anni) di una ipotesi di Amministrazione (di centrosinistra) buona per la città, è tutto da spiegare ed illustrare. Si dirà che la campagna elettorale serve a questo… Servira?

  • Poichè si profila nella prossima tornata elettorale una chiara e inevitabile sfiducia della gente (il demo) verso lo schieramento che ha governato a lungo (altro che ipotizzare un  pretenzioso “monocolore pd”), non è il caso che la Sinistra si riprenda (come dice il poeta) …la sua donna e la sua terra, per riesaminare quali siano le ragioni specifiche (un tempo si sarebbe detto ideologiche) della propria scelta di stare e fare politica. Sempre che si abbiano ancora motivazioni per sentirsi collaterali (se si vuole e se opportuno) ma diversi. Diversa-mente, un cittadino a ragione si chiede perchè anche loro non confluiscano tutti nel ‘frittomisto’  affaristico (…dico politico) del pd.

  • Ultima: quando - e ancora, nella seconda repubblica! - i giochi amministrativi (le scelte) li fa chi nel partito di origine o di appartenenza gestisce con le tessere e con altro il consenso elettorale, è utopistico pensare che un sindaco possa far valere “l’autonomia del suo ruolo“, senza “dover rispondere a sollecitazioni tutoriali“.
    Trovo un documento nel web dove un esponente di rilievo della caduta Giunta, sia pure in ambito suo professionale, ha dichiarato in una Riunione che “è importante esserci” (…una filosofia grandefratello!). Non leggo e mai ho sentito che tale persona o personaggio pd abbia voluto e saputo precisare (occasionali discorsi di circostanza a parte): “perchè, e per fare cosa“!

Ecco: sta qui il punto, o meglio il nodo, da sciogliere. (g.f. pollutri)

 


L’U. Qualunque, …va a sinistra

8 Febbraio 2010

Di Pietro al Congresso Non l’ho nominato nel titolo, ma chi legge l’avrà già identificato. Di Pietro Antonio (al paese Tonino) è un protagonista della scena politica attuale di cui generalmente non amo dire, non perchè mi resti indigesto (permettetemelo), d’eloquio e di modi, ma perchè lo ritengo nell’attuale commedia delle parti un attore intrufolato e sempre più tronfio,  senza senso o costrutto, se non quello dello “sfascio” di quanti non sono con lui o a lui amici e collaterali. Ora dice che vuole cambiare. Una conversione, una inversione di rotta, o ancora una sua furbata? Di certo: lui, padrone (di nome certo, e leggo: anche di fatto o di cassa) dell’Idv, oggi acclamato Presidente, appare sempre di più cartina di tornasole che rivela e mette in piazza il fallimento progressivo di un’intera classe politica che fu “di sinistra”, prossima a diventare supporto e megafono alla voce fatua del rinato Uomo Qualunque.

La Sinistra Democratica, di cui la nazione ha bisogno per le sue istanze non più vetero-marxiste quanto ancora preminentemente sociali, poste e offerte al popolo in alternativa di partiti o di schieramenti democratici pur essi, ma più attenti alla conservazione dei valori e talora dei potentati economici, appare nei suoi leaders in preda ad un pericoloso spaesamento, perchè ormai priva di una strategia imperniata su reali valori politici. Con il PD, “partito mai nato” o perduto che sia, da Veltroni a Bersani, passando per Franceschini, le giuste domande di chi non si sente rappresentato dalla classe politica al governo, non trova più riferimento e speranza. Il neo segretario, eletto dal popolo delle primarie per dare “un senso a questa storia”, breve e già fallimentare, è apparso da subito incredibilmente incerto nel delineare programmi e strategie, se non nella volontà ossessiva del come tornare al Governo, … con chi ci sta, ci sta. E di Pietro, l’ha proclamato, per questo ci sta!
Ho sempre pensato che in politica non “si vince” o “si perde”. Ci si propone per quel che si è, per le idee (se si vuole, si dica ideali) che si hanno, per cosa si vuol fare per il Paese. Essere eletti è una responsabilità, una fatica da assumersi. Sembra scontato dirlo, ma più difficile praticarlo. Tant’è che in questo smarrimento dell’orientamento democratico, si fa largo e tenta d’imporsi il nuovo UQ, non per indicare – pensate – alla Sinistra quali siano “i valori”, ma per offrire il suo produttivo populismo e una voce tribunizia per la scalata politica.

Manca oggi a Di Pietro, si capisce, il potere della toga giacobina di un tempo, per rincarnare il Minosse (“che giudica e manda secondo ch’avvinghia”) in una per niente divina commedia. Alla Sinistra (che non è solo il Pd) invece cosa manca, per darsi Identità degna di una Storia e di una missione sociale e democratica? Me lo chiedo.

Giuseppe F. Pollutri (per Qui Quotidiano, l’Informazione del Vastese)

Alleanza Di Pietro Bersani

 

Sul web trovo questa perla giornalistica:

“Il primo congresso dell’Italia dei valori, ex movimento ora diventato partito maggiorenne che punta a percentuali con due zeri, saluta un ex pm capopopolo e un leader più maturo, un ex popolo buono per le piazze («ma le piazze si gonfiano e si sgonfiano a seconda dei mal di pancia e in giro c’è tanta diarrea politica») che ora si sente partito, senza complessi di inferiorità.” (da l’Unità del 6 febb)

Chissà se la dabbenaggine, la disattenzione in quello che si scrive, da parte dell’articolista, o il manifesto (troppo) entusiamo di un popolo di sinistra (ex comunista) che non sa più a che santo votarsi per ritrovare consenso (… e potere).

L’Idv (assieme al Pd alleato) punta, nel consenso elettorale, a percentuali “con due zeri”…
Gli basterà il 100 per cento, o vorrà il 200, il 300…? Chissà.
(GFP)