l’ha detto Repubblica

1 Febbraio 2010

La notizia:
Il giudice: “Figli di una coppia di lesbiche? Nessun disagio per loro dall’omosessualità”
http://www.notiziegay.it/ - La Repubblica - Milano, 29 gen 10

giudizio dal tribunale Sull’argomento pubblichiamo, per totale condivisione:

Giochi di parole e pigrizie cicliche, di Gianni Gennari

«I giudici: da genitori gay nessun disagio per i figli». Titolo venerdì di “Repubblica” (p. 25), e sommario bis tranquillizzante: «Per i giudici i genitori gay non sono causa di disagio per i figli». Due semplici osservazioni. La prima sulla verità delle parole. “Genitori”: è serio usare il termine in casi come questo? Possono due persone dello stesso sesso essere entrambi «genitori» di uno stesso figlio? E un figlio essere davvero figlio di due omosessuali? I contorcimenti della lingua talora dicono, o dovrebbero dire, che qualcosa non fila, e che forse si dovrebbe riflettere. La seconda osservazione viene spontanea leggendo che l’affermazione di «nessun disagio per i figli» è in un «provvedimento del Tribunale». Anche qui due pensieri. Il primo dice che l’affermazione non è di carattere giuridico, ma largamente psicologico, affettivo, comportamentale, e quindi sarà basata su opinioni autorevoli di psicologi e studiosi del comportamento, che tuttavia nella circostanza - a parte la falsificazione dei termini visti sopra - non potranno che riferirsi al caso specifico esaminato dal Tribunale, e quindi affermare che «quelle due» persone non sono causa di disagio per «quei» ragazzi. Perciò titolo e sommario, che universalizzano la conclusione, è un imbroglio: come se un tribunale assolvesse da un furto una signora coi capelli rossi e si scrivesse che tutte le signore coi capelli rossi sono innocenti dai furti. Vizi giornalistici fissi. Ieri infatti, ritornello a ogni fine gennaio, poiché il Papa ricorda alla Rota l’indissolubilità del matrimonio, leggi che «il Papa sferza», «bacchetta» e «striglia». Riso am-eno!

(Avvenire.it - Lupus in pagina)


un domani (e un letto) per tutti

1 Febbraio 2010

E’ in rete, di rimbalzo tra blog:
- Riflessioni di una post-terremotata: sono davvero stanca, di Giusi Pitari

Sono davvero stanca. Stanca di mettermi al letto la sera …”

il seguito su  http://www.abruzzo24ore.tv/news/Dieci-mesi-dopo-il-sisma-Sono-davero-stanca-/14799.htm

Se posso permettermi, pur con tutta la vicinanza ai terremotati de l’Aquila e circondario, direi che  bisognerebbe alzarsi un po’ più in alto nel volo, al di sopra delle proprie urbane macerie, per vedere e comprendere le altrui sociali ed umane miserie. 
Giusi - dopo un sisma, calamità della natura - stanca di aspettare domani”, vorrebbe riprendere la sua normale vita di città, al più presto, strada dopo strada. Altrove vorrebbero avere ciò che mai o difficilmente hanno avuto - già prima del sisma:  speranza di  una degna e umana vita.

Questo è dunque quanto mi sono sentito di commentare alle Riflessioni:

ah i miracoli (anzi i Miracoli), che non fa più nessuno
che manco il Berlusca o Bertolo sa o può saper fare

io ho cuore per Haiti, terra di nessuno
e di quelli che hanno niente (già prima del sisma)

il proprio ombelico è certamente il posto più vicino,
ma non è detto che sia Il Mondo (…che mondo!)

mi accontenterei, per cominciare, del letto che ho
e che hai, amica del “Stanca di mettermi al letto la sera

dieci mesi? …quelli di Haiti (quelli delle Afriche)
è una vita, tutta la Storia, che aspettano il tempo

dice la televisione “Ci vorranno dieci anni”, “Meno male”
pensano ad Haiti e sudameriche, “Stavolta tocca a noi!”

…avere un letto dove mettersi, “stanchi la sera”

!!!

G. F. Pollutri