sulla Crisi (di identità) Amministrativa a Tivoli
10 Febbraio 2010da il Cittadino, febbraio 2010
Riprendo e pubblico, con alcune annotazioni, parere e convinzioni del Consigliere uscente, Marino Capobianchi, eletto dalla lista Arcobaleno, nel 2008.

note
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Assieme ad una lucida analisi delle ragioni del fallimento, non solo della Giunta Baisi ma di un modo di governare deterioratosi per ragioni che nulla hanno a che fare con la politica, intesa come sostanza e non pura apparenza, è evidente in Capobianchi la perdurante voglia (o la determinazione) di riprendere e di continuare - pragmaticamente - in una collaborazione con un partito (il pd) di cui non possono prescindere per andare al governo della città, …ammeno che (come dirò appresso) non si ritenga questo pur legittimo desiderio, a questo punto: fuorviante e non produttivo nella elaborazione e proposizione delle proprie idee e proposte politico-amministrative.
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Se si annota, e con lui concordiamo, che “occorre trovare una soluzione alla vicenda politica di Tivoli”, è pure vero che, come lui stesso rileva: a) …”da anni manca una condivisione di una idea di sviluppo…”; b) …”i problemi non chiariti …mi pare siano ancora tutti sul tappeto”, come e in quanto si può poi pensare ad una riedizione (magari con gli stessi protagonisti degli ultimi 10/15 anni) di una ipotesi di Amministrazione (di centrosinistra) buona per la città, è tutto da spiegare ed illustrare. Si dirà che la campagna elettorale serve a questo… Servira?
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Poichè si profila nella prossima tornata elettorale una chiara e inevitabile sfiducia della gente (il demo) verso lo schieramento che ha governato a lungo (altro che ipotizzare un pretenzioso “monocolore pd”), non è il caso che la Sinistra si riprenda (come dice il poeta) …la sua donna e la sua terra, per riesaminare quali siano le ragioni specifiche (un tempo si sarebbe detto ideologiche) della propria scelta di stare e fare politica. Sempre che si abbiano ancora motivazioni per sentirsi collaterali (se si vuole e se opportuno) ma diversi. Diversa-mente, un cittadino a ragione si chiede perchè anche loro non confluiscano tutti nel ‘frittomisto’ affaristico (…dico politico) del pd.
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Ultima: quando - e ancora, nella seconda repubblica! - i giochi amministrativi (le scelte) li fa chi nel partito di origine o di appartenenza gestisce con le tessere e con altro il consenso elettorale, è utopistico pensare che un sindaco possa far valere “l’autonomia del suo ruolo“, senza “dover rispondere a sollecitazioni tutoriali“.
Trovo un documento nel web dove un esponente di rilievo della caduta Giunta, sia pure in ambito suo professionale, ha dichiarato in una Riunione che “è importante esserci” (…una filosofia grandefratello!). Non leggo e mai ho sentito che tale persona o personaggio pd abbia voluto e saputo precisare (occasionali discorsi di circostanza a parte): “perchè, e per fare cosa“!
Ecco: sta qui il punto, o meglio il nodo, da sciogliere. (g.f. pollutri)
Scritto da gfpollutri