blog poiesis: Non chiederci…
20 Febbraio 2010
da Ossi di seppia, 1925
Non chiederci la parola
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo
Eugenio Montale (1896-1981)
È senza dubbio una delle poesie più celebri e citate di Montale. Si tratta del testo - scritto nel 1923 - che apre la sezione dei veri e propri Ossi di seppia nella raccolta omonima, e contiene alcune idee essenziali per capire la concezione della poesia e del ruolo del poeta secondo Montale.
L’autore si rivolge direttamente al lettore - o meglio, a quel lettore che esige dai poeti verità assolute e definitive - invitandolo a non chiedergli alcuna rivelazione, né su stesso né sull’uomo in genere, e nemmeno sul significato del mondo e della vita. Egli infatti, a differenza dell’uomo “che se ne va sicuro” perché ignaro ed insieme incurante del senso della propria esistenza, non ha alcuna “formula” risolutiva, ma solo dubbi e incertezze, o tutt’al più una conoscenza fondata sul contrasto: l’ultimo verso, infatti, è divenuto proverbiale e viene spesso citato da chi rifiuta di presentarsi come depositario di facili verità.

Scritto da gfpollutri