lettera

9 Marzo 2010

dal Presidente ai cittadini

provocatoria dal “popolo viola”

dal web

Ecco come il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha risposto attraverso il sito web del Quirinale ad alcuni cittadini che chiedevano chiarimenti in merito al decreto emanato dal Governo.

“Egregio signor Magni, gentile signora Varenna,
ho letto con attenzione le vostre lettere e desidero, vostro tramite, rispondere con sincera considerazione per tutte le opinioni dei tanti cittadini che in queste ore mi hanno scritto.
Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici. Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano. Erano in gioco due interessi o “beni” entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di “beni” egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico.
Si era nei giorni scorsi espressa preoccupazione anche da parte dei maggiori esponenti dell’opposizione, che avevano dichiarato di non voler vincere – neppure in Lombardia – “per abbandono dell’avversario” o “a tavolino”. E si era anche da più parti parlato della necessità di una “soluzione politica”: senza peraltro chiarire in che senso ciò andasse inteso. Una soluzione che fosse cioè “frutto di un accordo”, concordata tra maggioranza e opposizioni?
Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andandosi al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali pronunciatisi in materia. In realtà, sappiamo quanto risultino difficili accordi tra governo, maggioranza e opposizioni anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale: difficili per tendenze all’autosufficienza e scelte unilaterali da una parte, e per diffidenze di fondo e indisponibilità dall’altra parte.
Ma in ogni caso – questo è il punto che mi preme sottolineare – la “soluzione politica”, ovvero l’intesa tra gli schieramenti politici, avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti – dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano – che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge.
Diversamente dalla bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal Ministero dell’interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione – comunque inevitabilmente legislativa – potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura.
La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali. E’ bene che tutti se ne rendano conto. Io sono deciso a tenere ferma una linea di indipendente e imparziale svolgimento del ruolo, e di rigoroso esercizio delle prerogative, che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica, nei limiti segnati dalla stessa Carta e in spirito di leale cooperazione istituzionale. Un effettivo senso di responsabilità dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e pretese improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri.

Cordialmente, Giorgio Napolitano
 
 
Napolitano “uno di loro”Ringraziamo il Presidente per la sua discrezione e altrettanta sensibilità. Certo, è uno di noi, liberi cittadini.

libero esercizio di democrazia, partiti, uomini e programmi

9 Marzo 2010

Delle forze o degli schieramenti in campo, degli uomini che si contrappongono per ‘diventare’ Sindaco, a Tivoli, abbiamo già riferito - avendone avuta l’occasione stampa - dello schieramento del centrodestra (o de …”le destre”) per Sandro Gallotti.

Per contro sono scesi in campo, per “le sinistre”:

  •  Rifondazione, Italia dei Valori, Rifondazione Comunista, Partito Socialista e lista Grillo, che si è presntato con questa dichiarazione programmatica:Vogliamo ricostruire il legame con la politica, che, ad oggi, è distante dalla città, chiusa nell’isolamento del “Palazzo“.
    Paluzzi Candidato Sindaco a Tivoli
    Candidato Sindaco Ezio PALUZZI.
    Questo il Programma (pubblicato su rifondazionetivoli.it)
  • Sinistra ecologia e Libertà, che presenta - “per sfidare il PD e battere e le destre” - quale suo
    Gianni Innocenti Candidato Sindaco
    candidato Sindaco, Gianni INNOCENTI.
    Questo il Programma: (ricevuto con file word e da noi traformato in pdf)
    Tivoli Elezioni 2010 - Sel per Innocenti

Non vorremmo entrare nel dettaglio e nel merito delle “questioni”, distinguo e forse incomprensioni, tutte interne (ma non tanto) ai due gruppi elettorali che hanno portato tali piccoli partiti o movimenti a non presentarsi - come ci si sarebbe aspettato - con candidato unico almeno nel nome del proposto sindaco.
Prendiamo nota, in sintesi e nel merito, che mentre il gruppo Paluzzi dichiara che intende contrapporsi a Vincenzi (e al pd) sia in prima battuta che, eventualmente, nel ballottaggio per il Sindaco, Innocenti e la sua lista sponsor affermano …”
noi vogliamo comunque che vinca il centro sinistra”.


Non sappiamo se  un secondo turno elettorale vedrà un ulteriore scompagimamento o un ricompattamento di forze partitiche (difficile pensarlo per la destra, incognita lista-Napoleoni a parte) di quelli che costituiscono la Sinistra. Leggiamo che Innocenti chiede che comunque, poi, si ricostuisca a Tivoli un “centrosinistra” (magari turandosi il naso, come ai tempi della dominante dc),  appoggiando e affiancando ancora e sempre Vincenzi e il suo Pd. Non sappiamo se e quanto di questa sorta di ginnastica elettorale e d’intenti potrà essere capito dall’elettore tiburtino, chiamato alle urne dopo un fallimento amministrativo di una certa compagine, di quella compagine a cui si dice di volersi opporre prima, ma poi (forse) non più.

E’ chiaro, e lo si può capire che non si vuole che vincanole destre.
In libera opinione non  capiamo  perchè,  per principio o per pre-giudizio, la compagine di centro-destra sia o debba essere considerata di per sè “cialtrona e corrotta”. Se così fosse, in Italia ci si dovrebbe battere per mettere questi partiti …fuori dall’arco costituzionale, e dunque non o mai elegibili… Sarebbe “la Rivoluzione” o la “dittatura delle forze progressiste”. Vogliamo farla ed attuarla?

Diversamente chiedo: E l’alternanza, e l’utile democratico ricambio di idee e di uomini, come e in quanto si potrà mai avere?
Forse bisognerebbe semplicemente battersi (o meglio proprorsi) alla città e ai cittadini per quello che si è, per ciò che ci si propone di fare, e non contro questo (…il vincenzismo) o quello (…le destre).
Anche perchè, è utile ripeterlo: in politica non “si vince” e non “si perde”. Si viene o meno eletti al Governo della cosa pubblica, e non rappresenta un premio, ma una fatica, un compito, un dovere, una responsabilità … e per qualcuno una gratificazione, certo non sempre lecita. E dunque, su questo, si può anche in buona fede sbagliare, capita agli umani, ma non si dovrebbe giocare o recitare, nè con le parole e neppure con candidati e liste, come invece di solito avviene.

(per lot.net, GFP)


Se questa è democrazia

9 Marzo 2010

Quando “le leggi” non ci rendono “liberi”

Riporto un commento di un certo “nicola’s”, trovato nella rete su un post-notizia che riporta le dichiarazioni - diverse e parallele - degli esponenti politici: Di Pietro (Idv, popolo viola, grillismo ecc.) da un lato, e Casini (UDC - Unione di Centro) dall’altra, sugli ultimi atti e sviluppi in merito alla richiesta di ammissione o accettazione delle liste elettorali del PdL, nel Lazio e altrove.

“[Leggo e vedo] …la libertà negata, a se stessi e agli altri, la capacità di non essere liberi neppure nei propri pensieri, addomesticare pensieri e parole ai propri interessi (in questo caso elettoralmente chiari e manifesti), e senza averne vergogna alcuna…”

La si dirà “un’opinione come altre”, ma io la condivido pienamente, e aggiungo e chiedo: Se, questa, è demo-crazia!
Come me, forse, la condividono in  molti altri, quelli che ritengono che il libero arbitrio ed esercizio dei propri diritti di individuo e cittadino stiano al di sopra delle leggi (dell’uomo, fatte dall’uomo e per l’uomo nel suo associarsi in Collettività, importanti ma non a caso e pur sempre mutevoli e diverse nello spazio e nel tempo) e dei regolamenti (strumenti e non dogmi, utili a stabilire pratiche norme del fare, in qualsiasi attività sociale).

Molti in Italia (milioni di cittadini) non potranno liberamente esprimersi nelle prossime elezioni amministrative regionali; o si asterranno, o dovranno piegarsi ad una scelta secondaria o diversa da quella che avrebbero voluto. E’ un fatto.
Ci chiederemo poi nel tempo (bisognerà chiederselo in libera mente e coscienza) se sarà stato giusto accettare questa oggettiva prevaricazione, originata non importa da chi o da cosa,  o se  invece le leggi dell’uomo possono essere  a volte, come in questo caso,
negli effetti non giuste.
Ci chiederemo (ci dovremo interrogare su questo) in seguito, se sia più importante un Regolamento, e il teorico principio che  un dettato normativo “va sempre rispettato”, o  piuttosto l’uomo e i suoi valori fondamentali. Questo, alla fine è il punto.

 Cartello d’ingresso ad Auchswitz

Osservo: anche le leggi raziali del nazi-fascismo erano “Leggi“. C’è qualcuno oggi (il Presidente iraniano a parte) che possa pensare che i campi di concentramento nazisti rendevano “con il lavoro, l’uomo libero“? Qualcuno dira “che c’entra?”. Rispondo che a me pare il caso esemplare di quando la forma (della legge) è adoperata contro gli inalienabili diritti dell’uomo e per gli interessi (…o la visionaria pazzia) di altri uomini. Io questa la chiamo sopraffazione, indegna e colpevole! Voi - che avete diversa opinione - chiamatela come vi pare, la responsabilità è tutta vostra. (GFP)

lettera di risposta del Presidente Napolitano, ad alcuni cittadini