Tivoli, dove osa l’ASA (a spese di tutti)

5 Luglio 2010

Riceviamo e pubblichiamo

 Asa Tivoli “Toc toc, bussano i creditori al Comune. Sono banche e la discarica: Smaltire la mondezza costa. Costa caro!” 

Sulla raccolta della mondezza si sconta l’avventurismo imprenditoriale del Centrosinistra al governo della città”.
Massimo Messale, presidente del Consiglio comunale, il Bismarck di Tivoli, con pacatezza ha così esordito nell’incontro specificamente dedicato al problema. Non gli si può dar torto.

La demagogia di trasformare il pubblico in pseudo-privato dandogli la fonte più ghiotta di possibile ricchezza del Comune, la raccolta dei rifiuti e gestione dei rifiuti, si è trasformata in nuova povertà per Tivoli che deve risolvere un bubbone da 13 milioni di euro che ogni anno produce 800 mila euro di debito: Asa Spa.
Una cosa è certa: Asa Spa così com’è non può sopravvivere. Il Collegio revisori conti ha stabilito l’illegittimità del contributo che il Comune versa per tenerla a galla. Un versamento di risorse - pur comprensibile dall’amministrazione pubblica dell’ente Comune verso la società che svolge un servizio pubblico - che non è legittimo perché dal 2006 la normativa vuole che i conti per il servizio di raccolta dei rifiuti conti solo sulle tariffe per essere ripianati. In altri termini è del tutto contro legge l’aiuto di Stato davanti qualsiasi spesa pubblica che prevede un tariffario  che per definizione è a remunerazione del servizio. Il debito di Asa Spa con le banche e con la società che gestisce la discarica a fronte ha anche molti crediti non esatti. Infatti le riscossioni verso i cittadini per il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti sono state molto blande. In molti a Tivoli non pagano da tre anni la mondezza.

In questa condizione di grande vacuità il governo di Centrodestra della città si trova a ripianare i debiti contratti dalla decennale amministrazione di Centrosinistra.
Quindi non è improbabile che i cittadini di Tivoli si trovino bersagliata dagli esattori, ma per gli errori fatti in passato non dalle spese che gli attuali amministratori, chiamati a coprire la voragine immensa, hanno fatto. Un lavoro ingrato per gli uomini di Gallotti che in questi anni hanno indicato l’Asa come fonte di sperpero del Comune ed ora proprio loro debbono provvedere alle politiche per risolvere il problema. Quindi c’è l’obbligo di dismissione del capitale sociale del 40% chiesto dalla legge entro il 31 dicembre 2011. E altri termini, vendere. Ma questa soluzione potrebbe essere un rimedio ancor peggiore del male perché sull’affare della mondezza potrebbe avventarsi un privato che fiutando l’affare di acquisire una Società decotta poi potrebbe gestire una partita che ovunque è risultata milionaria.  
Sulla raccolta e gestione mondezza in Italia e nel mondo imprese specializzate hanno fatto la loro ricchezza. Nel momento in cui la questione gestione e raccolta dei rifiuti fosse in mano a un’impresa gestita da logiche private non ci sarebbero remore ad alzare i costi per il cittadino ed il recupero crediti suonerebbe come una mannaia per chiunque sia rimasto attardato nel pagare. Se il nuovo governo della città non si vuole trovare tra capo e collo chi fa il padrone in casa propria con grande risentimento da parte dei cittadini che si troveranno a pagare quel che non hanno pagato negli anni deve arrivare a una soluzione diversa. Questa può essere solo la privatizzazione, ma in un progetto più ampio che renderebbe l’Asa più appetibile. Se infatti l’Asa facesse l’impianto per il trattamento dei rifiuti che l’asse Est con Guidonia si rimpalla da venti anni avrebbe dato una risposta a un problema dell’area e creato una fonte di reddito per la Società. La peggiore delle soluzioni invece sarebbe se il dibattito si avvitasse tutto sulle scelte sbagliate fatte nel passato. In particolare l’anno che ha stabilito una svolta è stato il 2001 quando l’azienda speciale fu trasformata in Società di capitale che obbliga per legge a privatizzarsi entro due anni. Questo non fu fatto. Mancando all’appuntamento sul trattamento dei rifiuti l’azienda ha pagato pesantemente il passaggio tra Tarsu e Tia incrementando gli oneri da parte dei contribuenti.
L’errore quindi che l’attuale amministrazione addita ai suoi predecessori consiste nell’aver trasformato l’Asa in multiservizi. Oltre all’affare mondezza l’Asa diventava impresa che si occupava di attività come affissione manifesti, gestione spazi pubblicitari, organizzazione manifestazioni ed eventi. Nel settembre 2009 si è aggiunta anche la gestione degli impianti Arci. Quindi ambiti di attività che non riguardano il core-business della raccolta e gestione dei rifiuti. Quindi da Asa spa è nata Asa Srl con il primo affidamento della gestione parcheggi. L’obiettivo consisteva in scorporare quei servizi da Asa spa per poi concentrare questa azienda nel mondo dei rifiuti e trovare partner in grado di farla crescere esclusivamente sull’affare-mondezza.
Ora, quindi, l’Asa Srl viaggia in attivo. Non poteva essere che così, visto che gestisce servizi che danno immediato riscontro monetari. In questo modo è stato tolto ossigeno ad un’impresa che viaggiava in affanno come Asa Spa specializzata in raccolta dei rifiuti per poi conferirli in discarica all’Inviolata. Parcheggi, manutenzione verde pubblico, affissione manifesti potevano essere fonte di ossigeno per un’Asa Spa in decozione. Oggi quei soldi non li gestisce direttamente nemmeno il Comune ma Asa Servizi.” - Angelo Nardi   

 locandina da Asa Tivoli Quando le parole sono perfettamente ‘pubblicitarie’, e il cittadino vorrebbe che fossero di sostanza

A quanto sopra non è necessario aggiungere altro. Aprezzabili (e forse senza altra via d’uscita) le soluzioni che la nuova Amministrazione dovrà dare al problena, ed anzi ai molteplici e vari ‘imbrogli’ creati “per scelta politica” da una decennio di governo dissennato. Un modo di governare, se possiamo dirlo, tipico di Sinistra: gli onori e i guadagni di vario genere (a cominciare da quelli del consenso elettorale) sono propri, e i debiti sono …del Comune, o meglio della Collettività. 
Per intanto chiarezza  e consapevolezza, e l’articolo di A. Nardi sopra pubblicato appare assai utile allo scopo. 


tu quoque, Anna Laura?

25 Giugno 2010

Leggo e osservo

Succede quando la memoria è corta, e l’intelligenza viene fatta tappeto, o peggio scendiletto per la propria  strumentalità comunicativa. Capita che la Anna Laura Consalvi, nota Direttore di parte (sinistra) del periodico Dentro Magazine, in un suo  articolo di oggi sullo stato dell’arte della disastrata finanza istituzionale tiburtina,  sia pure a resoconto dell’ultimo Consiglio sul Bilancio della Superba, scopre che quei tali della corte vincenziana, a Tivoli ne hanno fatte e disfatte nella loro più che decennale gestione …più di Carlo in Francia. Forse perchè svagata abitante della Città dell’aria, troppo impegnata a difendere fede ortodossa pdiana e poltrona di Lipiello, fa capire  (o vorrebbe dire) che di tutto questo non se ne era mai accorta. Eppure, com’è in certa teoria di magistratura militante, da attenta giornalista “non poteva non saperlo”.

Per tanto, non polemizzo ma chiedo: - Lo ha mai manifestato prima?

Ultima perla del suo intervento sul “disastro” tiburtino: dopo aver concesso che a questo punto l’austerity è cosa d’obbligo, considerati i misfatti politico-finanziari del regime sinistro-vincenziano (regime per regime attribuisce  a tale “cricca” …sistemi da “minculpop” di memoria fascista) ,  completa il suo dire come se fosse su un palco comiziante con un populistico e qualunquistico “peccato che i sacrifici si chiedano sempre agli stessi“!

Che avrà voluto dire…, si chiederebbe la Simona Marchini di un noto e ironico interloquire radiofonico?  Di certo avrà voluto rivendicare tutta la sua demagocica appartenenza al Popolo,  di quelli che cantano, stonati alla Santoro (magari con i milioni, dico di euro, in tasca) … Oh Bella, o bella ciao!

ilbraccioeilpugno GFP


con la matita e con i colori

24 Giugno 2010

V. Mattei in mostraDipingere con la matita coagulare emozioni con i colori, è quanto ho visto fare da Valentina Mattei, nella sua mostra in corso a Tivoli sino al 27 giugno 2010, nella sala comunale Roesler Franz.

Come i visitatori di questo blog sanno, in genere quì ci occupiamo di politica,  per lo più di problematiche cittadinie, sociali e civili, ma - come altre volte - trattiamo anche di poesia e in questo caso di arte.

Non è facile trovarla nelle mostre, pur se presupposta da chi espone e facilmente data per certa dai visitatori nel libro delle firme, a prescindere dal sapere di quello di cui si sta scrivendo.
Parlo dell’arte: del saper disegnare, del saper “dare di colore”, del saper modellare e scolpire. Parebbe scontato ma non lo è. Non è tutto, ma è la “conditio sine qua non” di cui dicevano i romani. Aver “imparato l’arte” (e la Mattei può dirlo, per i suoi studi d’Accademia, in Italia, in Spagna e in Francia) naturalmente non basta. Occorre che ci sia poi altro da parte dell’autore, soprattutto la voglia di esprimersi, di manifestare, di creare forme, immagini, come risultato di un’elaborazione fantastico-eidetica, per giungere - ecco il prodigio della creazione artistica, se l’arte è cosa propria - a proporre, a chi guarda, stimoli per la conoscenza, per il sogno, per il ricordo, per la visione, per il solo piacere - perchè no - di vedere. E guardando i tanti visi materializzati su cartoncino dalla Mattei, si dimentica che sono traccia di una matita (una matita che dipinge) e si entra, attraverso gli occhi, il viso, il gesto, l’abbigliamento non meno, nel mondo dell’anima che le “persone” ritratte hanno dentro e si portano con sé.

ritratto etnico (intero)

ritratto etnico

cromoastratto

 

La giovane pittrice unisce e alterna al nero denso e intenso dei ritratti tele in acrilico ricche di cromatismo, forte e fantasioso, per suscitare emozioni istintive, abs-tratte dalla realtà ma non casuali, frutto di rigore formale e soprattuto di sperimentata sensibilità coloristica. Anche qui l’arte di (dipingere) è essenziale, e quest’artista la conosce e ad-opera. Capacità innata sicuramente, ma necessariamnete maturata con l’esercizio di studio che permette, a chi vede e guarda, di andare oltre la sostanza materica del manufatto-opera, per approdare alle sensazioni, ai sentimenti che hanno animato l’autore nel suo gesto creativo e, non meno, di attivare e sperimentare le proprie. E’ la definita “opera aperta” di U. Eco, saggista, un approccio all’arte ormai condiviso e diffuso nella cultura contemporanea. E’ possibile solo se c’è autentica arte.

 l’artista in mostra

Averla riscontrata nelle opere di Valentina Mattei è stata una gradita sorpresa.
Devo aggiungere – riconosciamolo – che difficilmente è in mostra dalle nostre parti.

(G.F. Pollutri)


Altro che Superba!

23 Giugno 2010

Scultura Mitoraj a piazza Trento (foto gfp08)

“Tivoli. Altro che Superba! Il consuntivo finanziario mostra un Comune in sofferenza economica” (A. Nardi)


Riceviamo e pubblichiamo:

“A Pollutri, coautore di LOT.net”
“Ho apprezzato e apprezzo le tue note e ho letto con interesse il tuo resoconto su quanto è emerso nell’ultimo Consiglio Comunale di Tivoli.
Sostanzialmente concordo. Io stesso nella mia nota “A Tivoli più debiti che idee”, pubblicata sul mensile “Cittadini & Salute” prendo le mosse dalle seguenti considerazioni di partenza:

“Dodici anni di politica dell’apparire hanno nascosto i problemi della città. Le casse sono vuote. Tivoli si scopre povera e si sveglia dal sogno di una corsa al facile taglio dei nastri che deriva dalla logica del “Paga Pantalone”. Scopre di aver fatto il passo più lungo della gamba e non per realizzare opere pubbliche, bensì per attività finanziarie azzardate come operare con presunto avanzo di cassa e sottoscrivere i derivati.”

Questo non ci esime peraltro di porre in chiaro alcuni punti critici e in Consiglio la relazione del consuntivo di Capobianchi Marino, assessore al Bilancio, a mio avviso mancava proprio di questa parte sostanziale. Non si può proporre il project financing a quindici anni dal suo sdoganamento in Italia e dai suoi pallidi risultati nelle amministrazioni locali. L’idea sulla quale insisto è che invece un assessorato-dirigenza attivi rapporti con Bruxelles in modo costante e quotidiano, al fine di procacciare finanziamenti per Tivoli. La Città dell’Arte può farlo. Ha storia, ha rinomanza, ha veri siti di interesse mondiale. Su queste grandi entità deve costruire la sua forza.

La storia dei debiti pregressi ereditati non può durare a lungo. Molto prima di quanto ci immaginiamo bisognerà operare soluzioni, ancorchè trovarle. E allora non si potrà dire: abbiamo ereditato una città in deficit economico, che possiamo farci? I cittadini vorranno risposte e le cercheranno dagli amministratori in carica.

Esser amici di un’amministrazione e aver lavorato in concerto a una logica, significa apportare le proprie sollecitazioni affinchè non si dormi sulle cose, ma ci si muova al più presto, ed è l’idea di dinamismo che manca in questo corso.

Nel mio modestissimo campo prospettivo mi permetto di dire la mia, e l’ho fatto con un’articolo che può essere letto per intero, anche on-line, sul sito http://www.cittadiniesalute.it/a-tivoli-piu-debiti-che-idee/

Il compito assegnato dalla Costituzione a persone del mio, del nostro, ruolo consiste anche in questo.” Angelo Nardi

nota di redazione:

- per chi volesse conoscere meglio  idee e qualità di scrittura di Nardi:

immagine da ilNardi blog http://www.ilnardi.net/

 


Trasparenza, a chi?

29 Maggio 2010

In data 27 maggio, Andrea Napoleoni, Consigliere comunale unico eletto per la sua lista Progetto Tivoli, ha diffuso un comunicato stampa in cui si dice “molto d’accordo con l’attuale sindaco” per i primi provvedimenti di autolimitazione o riduzione dei compensi percepiti dai componenti dell’Amministrazione (come difficoltà economiche e finanziarie del Paese richiede).
Allo stesso tempo, e anzi soprattutto,  facendo riferimento alla legge  n. 441/82, confermata in termi di legittimità dal Garante alla privacy nel ‘96, chiede la “Istituzione dell’Anagrafe Patrimoniale dei consiglieri comunali”, ovvero che il Palazzo San Bernardino di Tivoli, in nome della trasparenza e della correttezza nei confronti degli elettori, diventi l’immaginifica Casa di Vetro.

 lente d’ingrandimento

Bene, sicuramente.
Però, se ho qualche mia personale perplessità a pensare che sia giusto (se vogliamo, opportuno) che un cittadino, perchè eletto ad un incarico pubblico, debba per questo “mettere in piazza” i propri beni e patrimonio, personali e famigliari, di sicuro ritengo che non sia in questo che occorra essere o diventare …giacobini al fine di avere onestà e correttezza nella cosa-pubblica. E’ scontato pensare che, ove necessario, su denuncia di qualsiasi, l’Agenzia Entrate e magari la Guardia di Finanza, siano in grado da sè di andare a vedere quello che un politico introita o ha messo 
“a frutto” sul suo conto e ciò di cui dispone in beni patrimoniali.

Ciò precisato, benchè sia del tutto legittimo chiedere politicamente quel che ha messo per iscritto il consigliere, però in questo caso mi piacerebbe  che , in un prossimo Consiglio, Napoleoni chiedesse ai precedenti amministratori di Tivoli -  soprattutto ai Sindaci, Assessori, Dirigenti di Municipalizzate e/o partecipate - se a suo tempo si siano attenuti all’osservanza della sopraddetta legge dello Stato, o, in mancanza, se siano disposti a farlo ora per allora. Tanto per cominciare.
Con curiosità tutta e solo intellettuale, resto in attesa di saperlo.

GFPtrasparenza globale


la sabina guzzanti, dracu(i)la anch’essa

8 Maggio 2010

Draquila di S. Guzzanti “Qui, in ogni mese dell’anno, i cittadini che protestano sono soli”. Così afferma Sabina Guzzanti in “Draquila. L’Italia che trema”, per un J’accuse rivolto al PD, un partito che “capisce sempre tardi” e – come la sua tenda a un angolo di strada, all’Aquila – “resta sempre chiusa”.

Naturalmente questo è il colpo al cerchio della sua parte. Le accuse e le denuncie maggiori suscitate dall’autrice con la sua ultima performance sono soprattutto per …la botte. I suoi bersagli sono i soliti noti, quelli che “fanno”, intervengono, ri-costruiscono, perchè popolo e città possano riprendere la strada quotidiana della vita. Non li nomino, poichè tutti li conosciamo, e di essi se ne parla e sparla dappertutto, ogni giorno.

Che cosa dice in fondo la Sabina, accusando non il capo del governo (bersaglio grosso e facile) ma la macchietta che lei stessa fa del personaggio? La tesi-denuncia, ormai neppure originale, è che “la gente del fare” - senza alcuna dovuta distinzione - si è mossa dopo il devastante terremoto del capoluogo abruzzese per i suoi affari, politici e privati, lodevoli nell’apparenza e inconfessati nella sostanza. Il film è teso a dimostrare che il terribile 6 aprile 2009 ore 3.32, per il premier Berlusconi, è stato “come se Dio gli avesse teso di nuovo la mano”. Per lui e per gli altri – dice l’autrice e attrice – è stato un affare insperato e da sfruttare. Se vogliamo, possiamo anche dirlo, trasformando ogni realtà non in ciò che è ma in quello che nella nostra civiltà appare e poi mediaticamente diventa.
Questo mi porta a fare le seguenti osservazioni. La prima è che se la Sinistra (come fa ancora una volta la Guzzanti) continua a dare addosso “alle destre” per come si dipingono e si mettono alla berlina, il popolo non capirà mai se la propria parte-partito - spesso accomunata nel malcostume e nella disonestà, politica e affaristica - sia da sostenere e “votare” a prescindere, o da disprezzare anch’essa. La seconda - non meno importante – è che, al solito, la denuncia di parte cavalca o tende a sfruttare per fini tutti suoi persino un “disastro” ambientale, sia come accadimento per il quale qualcuno (“lo Stato” se non “il Governo”) “avrebbe dovuto provvedere”, sia come dimostrazione che un potere risanatore o persino taumaturgico di ogni disgrazia, ovviamente “a questo Governo manca”.  Com’è “di-mostrato” - dice -  in Draquila!

Liberi di vederlo e promuoverlo, il documentario, utilmente soprattutto da parte di chi “vuole mandare a casa Silvio”. Si capirà ancora di più e meglio, per merito dell’istrionesca Sabina Guzzanti, che chiaramente non è questo il modo. Per il resto, la Sabina caricatura di Silvio, non ha fatto altro che sfruttare a sua volta, per gli affarucci di spettacolo suoi, sia il sisma (la sofferenza, le morti) che la difficile e complessa ricostruzione. In fondo, si dimostra una dracu(i)la anch’essa. Alla Fregoli, monomaniacale peraltro.

Ho idea che la gente, la vita, la storia, siano tutt’altra cosa che una messa in scena, da avanspettacolo.

Giuseppe Franco Pollutri

guzzanti alla fregoli


Per il recupero (civico-religioso-democratico) di Piazza dell’Inchinata a Tivoli

20 Marzo 2010

Mitoraj - Ingombrol’opera e la …pescolla

Piazza Trento a Tivoli


Ne parlavo ieri con un amico in piazza, all’uscita dalla chiesa della parrocchia di San Francesco. “Non credi che sarebbe il caso o il momento - ci dicevamo – di riparlarne..., anzi di rimettere ancora una volta in discussione ciò che è stato voluto e fatto, nella sua volontà di “riqualificazione” della Piazza Trento, da parte dell’Amministrazione Vincenzi-2, nel 2008?

Sarà ancora nella memoria di molti che molto si disse e si scrisse della faccenda, suscitando polemiche e proteste dei cittadini di Tivoli più sensibili al rispetto e alla conservazione di riti e tradizioni, impropriamente definibili solo come religiose. L’opera da “rock garden” di un certo Mitoraj, subito ribattezzata in zona “la scapocciata”, fu pervicacemente voluta e, giocando sul “un po’ più qua, un po’ più là”, a dispetto – come detto – del popolo e persino di …”santi e madonne”, lì è stata piazzata, nel suo apparire falso-reperto in termini artistici e soprattutto un evidente e provato “ingombro” (termine usato dalla stessa Sovrintendenza). La volontà di “uno” (seppur detto “primo cittadino”) prevalse su quella degli amministrati. Noi cittadini – ammettiamolo – dopo le proteste e le petizioni, abbiamo finito con l’accettare la volontà antidemocratica dei suoi amministratori comunali del momento. Oggi, “zitto tu e zitto io”, come usava dire mia madre, la realtà di Piazza Trento di Tivoli (una piazzetta che è un naturale atrio  urbanistico alla Chiesa di Santa Maria Maggiore e dell’ingresso a Villa d’Este, che ha bisogno soltanto di essere tenuta ordinata e pulita e non di altro) è ormai questa. Una sistemazione, pur in nome di una detta “rinascita” della città, apparsa subito, come fu annotato, irrispettosa della celebrazione dell’Inchinata, grottesca nella soluzione messa in scena nei due anni trascorsi. Per rendersene conto, invito i lettori, a leggere e visualizzare la sceneggiata  effettuata dall’Amministrazione comunale per liberare di volta in volta dal detto ingombro la piazza, leggendo e guardando quanto pubblicato più volte e con merito dal Prof. Roberto Borgia nel suo sito internet.

http://xoomer.virgilio.it/robertobo/index.html/

spostamento opera mitoraj-2009

Voglio ancora aggiungere, sia pure a ripetizione di quanto già da me scritto in un post a commento, dopo l’estate del 2008, che l’allora candidato sindaco Giuseppe Baisi, in procinto di succedere al ricordato Vincenzi,  in un comizio finale della sua campagna elettorale (perchè naturalmente preoccupato dell’ostilità percepibile da parte dell’elettorato su questa faccenda) ebbe a dichiarare, a mo’ di promessa, che sulla sistemazione definitiva della piazza Trento… “si troverà una soluzione condivisa. Ricordo: testuali parole. Facevano sperare in una maggiore ragionevolezza e … più autentico spirito democratico! Bene, come si sarebbe detto un tempo: mal ce ne incolse!
Tralasciando qui le vicende politiche amministrative di tale personaggio, annotiamo che quale sia stata la soluzione immaginata e attuata l’abbiamo ben vista, ed è la seguente: togliere di mezzo il masso di travertino scolpito qualche giorno prima del 15 agosto, riposizionarlo come prima nei giorni successivi. Spese comunali a parte, sicuramente non poteva essere e non è questo l’utile e quasi derisorio escamotage e, soprattutto, non può assolutamente definirsi come “condiviso”.
Il guaio è, per tornare al perchè di questo mio post, che, pur nell’imminenza della elezione di una nuova amministrazione comunale, … zitto tu e zitto io, della “cosa” e della “soluzione” data non se ne parla e non se ne discute. Eppure, fra gli altri temi e problematiche della città, questo – che è al tempo stesso religioso, culturale, civico (non meno “democratico” – è uno dei temi “sensibili” di questo Comune e della …qualità della vita (non solo materiale) dei suoi cittadini. Questo almeno è quanto mi permetto di ritenere.

Domando: - Qualcuno dei vari candidati a Sindaco ci vorrà dire – con impegno chiaro e manifesto – cosa vorrà fare, se eletto, su tale questione?

Foto di piazza e opera-fontana nel 2009:

Mitoraj “ingombro” Tivoli Piazza Trento Operafontana a Tivoli

Aggiungo, per qualche lettore più interessato all’analisi critica dell’operadi scultura in questione, il link ad un mio articolo specifico, pubblicato in rete a naggio 2008.
Per leggerlo, cliccare sul seguente:
http://www.operafictilia.com/intro/O.d-Arte/O.d%27arte_Mitoraj-opera.htm

opera “tiburtina” di Mitoraj Igor


Integralismo di lotta

30 Novembre 2009

Per rispondere, come educazione o cortesia vuole, non per replicare. Per ampliare se possibile la discussione, per approfondire un po’ quel che si dice, non per contro-battere a chi la pensa diversamente. Senza animosità, per nulla richiesta, senza personalimi sterili e dunque privi di senso, soprattutto.  Se non capiamo e non facciamo questo, meglio - come ebbe a dire C. Pavese - “una strada da passeggiare” in più da donare alla propria giornata. Certo, lo dico anche a me stesso, non poche volte.

templare alle crociate 

“Odia con fede” (succede)

In questi giorni, (un po’ alla Pasquino) sul blog “NoiVastesi” ho annotato che quelli di Rifondazione in Italia si sono creati per utilità elettorale un …“paravento”, vista la “caduta del muro” (comunista). Per inciso richiamavo l’attenzione “degli ex-dc di sinistra” a considerare che per una ricerca della giustizia (individuale e sociale), per il sollievo dalla povertà degli uomini sfruttati da chi troppo vuole, non c’era proprio bisogno di ‘scoprire’ o rifarsi all’ideologia marxista. Notavo che per questo c’era e c’è ancora l’insegnamento evangelico. Mentre io non ha mai pensato e scritto che il cristianesimo sia per ciò “di destra” o appannaggio dei partiti “conservatori”, un esponente locale dei citati dossettiani, oggi di casa nel pd, mi dice che un cattolico può stare dove vuole (e perché no?), che “non esiste più il partito unico dei cattolici” (dove lui per anni è rimasto, contrapponendosi al PCI), e che soprattutto - come in cerca di legittimazione a un passaggio forse neppure molto digerito – in fondo in fondo (saggi intellettuali alla mano) esiste anche un “Cristo socialista”! Contento lui… Io invece me ne preoccuperei, perché affermarlo come presupposto ideologico - andrebbe a significare una giustificazione degli effetti deleteri di una “telogia della liberazione”, o persino, dall’altra, la storica violenza “santa” delle Crociate, perché …”Dio lo vuole”.L’integralismo, il giustizialismo, la lotta di classe, l’opposizione armata, avrebbero così una loro “santità” e necessità inoppugnabile. Come per Rosy Bindi, esemplare discepola del monaco-politico Dossetti, che fece diventare strumento ideologico di lotta il solidarismo cristiano, parafrasando le parole paradossali se non capite di Tommaso d’Aquino (“Ama e fai quel che vuoi”) si potrebbe allora dire: “Odia per giustizia (o per fede) e fai quello che vuoi”. Non a caso Don Verzè, quello del San Raffaele di Milano (ospedale di riconosciuta efficienza sanitaria), non a caso ha definito il nuovo Presidente del Partito Democratico semplicemente: …“komeinista”. Opinabile certo, ma che definisce bene la persona e lo stile comune a questo gruppo di cattolici … illuminati. Osservo che se la fede cristiana (anzi ogni fede religiosa, compreso l’islamismo) non può essere appannaggio di alcun partito politico (giacché “cesare” è altro che “dio”), non si può usarla neppure per tutto ciò che è contro l’insegnamento cristiano “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso” o, in positivo, “ama il prossimo tuo…”. Aggiungo che non è “odiare” la critica alle idee (agli uomini e ai loro partiti), lo è invece insultare l’avversario, vedendolo nemico da abbattere, anche fisicamente, com’è avvenuto negli “anni di piombo” in Italia e altrove succede ancor oggi nel mondo. A volte la memoria è corta, o troppo facilmente assolutrice. Così, pure invecchiati, non cresceremo mai.

Giuseppe F. Pollutri 


laici, con opportunismo

11 Maggio 2009

Leggo, copio incollo da Avvenire.it - Lupus in pagina del 10 maggio, firmato Gianni Gennari. Indirettamente mi conforta in quel che ho annotato nel mio post di ieri: niente di particolarmente originale, ma spesso e non a caso taciuto nei Media nazionali. Uscire dal coro, qualche volta è utile, di sicuro doveroso.
Con la incisività che gli è propria, annota il persistente vezzo del laicismo nostrano, intelligente con opportunismo. Forse non è proprio segno di intelligenza…, di sicuro è chiaro esempio di disonestà mentale. Proprio il contrario di quello che - a mio avviso, a parte quant’altro della personaggio si voglia pensare - è stato il libero e coerente manifestarsi e dire di Gianni Baget Bozzo.

Scelte sprezzanti:strumentali e di moda

“Venerdì: “Il Corsera”, prima pagina in alto, segnala “I nodi del viaggio in Terrasanta”, annunciando due ampi pezzi di Accattoli e Battistini (pp. 12/13) e un bell’articolo di mons. Bruno Forte. “La Stampa”, centro di prima pagina con vistoso annuncio, “Benedetto XVI in Terrasanta” e ancora due pagine con Galeazzi, Molinari e Stabile. In prima c’è anche il lancio di Beccaria a p. 29: “La scienza scopre come Dio ci ascolta”: un po’ allegro e con qualche eccesso di credulismo! E sulle 96 pagine di “Repubblica”? Niente in prima e brevi righe (p. 17) su «minacce e insulti» che attendono il Papa. Praticamente la scelta del nulla! Un segnale? Di venerdì ho sul tavolo ” stessa «parrocchia» laica ” “Espresso” e “Venerdì”. Sul primo (p. 28: “Papi Silvio e Papa Joseph”), a firma intelligente e per sé stimabile, pagina con evidenti allusioni che mescola tutto con derisioni e ironia. E sul “Venerdì”? A p. 103 ” “Quando la massoneria difendeva l’Italia laica” ” il nostalgico Augias dichiara totale «incom-patibilità tra patria e religione, e tra Stato e Chiesa». Scelte che hanno un senso. Ieri però proprio “Repubblica” applaudiva a tutta prima pagina: “Immigrati, la condanna della Chiesa”! Insomma: cancellata e derisa venerdì, ma sabato, quando fa comodo, sul candelabro maggiore. Per caso sempre “Venerdì” (p. 170) stessa firma che più su ho detto stimabile, elogio della «magra coerenza» di una scelta liberamente critica sulla religione contro «l’ovvia e comoda pigrizia». Che dire? Qui ” magari «magra coerenza» ” il rifiuto pieno di certa cultura. Si dice «laica», ma è incolta, sprezzante, e strumentale.”


Verso un “valore” comune, condiviso e metastorico

29 Aprile 2009

Un interessante articolo, aldilà delle convenienze e delle …resistenze di opposto segno, da parte dei partiti e schieramenti. Una possibile premessa politica e dialettica, per una discussione o, se si vuole, per cercare e possibilmente trovare un punto di sintesi nuovo e condiviso, su un valore che non sia solo storico, quale da sempre viene detta ”La Liberazione” festeggiata in Italia il 25 aprile, ma - come scrive G. Baget Bozzo - ”metastorico” , ossia per ieri, per l’oggi e per il futuro: Affermare il principio Libertà, nei suoi molteplici e condivisi valori, civili ed etici. GFP

“Dalla liberazione alla libertà” di Gianni Baget Bozzo

da RagionPolitica del 28 aprile 2009

“Il discorso di Berlusconi del 25 aprile è densamente articolato e rappresenta un importante messaggio politico. La maggioranza berlusconiana è divenuta l’unica maggioranza legittima esistente nel paese. Non era possibile che il suo leader fosse in una posizione di principio polemica riguardo a una festa nazionale scritta obbligatoriamente nel calendario della Repubblica. Divenuta maggioranza stabile, la coalizione berlusconiana non poteva vivere come scisma una festa nazionale.

Il compito di Berlusconi non era semplice, perché occorreva cambiare la tesi politica su cui la sinistra aveva costruito la sua egemonia nella lettura della storia italiana anche a livello istituzionale. (…)”

continua