tu quoque, Anna Laura?

25 Giugno 2010

Leggo e osservo

Succede quando la memoria è corta, e l’intelligenza viene fatta tappeto, o peggio scendiletto per la propria  strumentalità comunicativa. Capita che la Anna Laura Consalvi, nota Direttore di parte (sinistra) del periodico Dentro Magazine, in un suo  articolo di oggi sullo stato dell’arte della disastrata finanza istituzionale tiburtina,  sia pure a resoconto dell’ultimo Consiglio sul Bilancio della Superba, scopre che quei tali della corte vincenziana, a Tivoli ne hanno fatte e disfatte nella loro più che decennale gestione …più di Carlo in Francia. Forse perchè svagata abitante della Città dell’aria, troppo impegnata a difendere fede ortodossa pdiana e poltrona di Lipiello, fa capire  (o vorrebbe dire) che di tutto questo non se ne era mai accorta. Eppure, com’è in certa teoria di magistratura militante, da attenta giornalista “non poteva non saperlo”.

Per tanto, non polemizzo ma chiedo: - Lo ha mai manifestato prima?

Ultima perla del suo intervento sul “disastro” tiburtino: dopo aver concesso che a questo punto l’austerity è cosa d’obbligo, considerati i misfatti politico-finanziari del regime sinistro-vincenziano (regime per regime attribuisce  a tale “cricca” …sistemi da “minculpop” di memoria fascista) ,  completa il suo dire come se fosse su un palco comiziante con un populistico e qualunquistico “peccato che i sacrifici si chiedano sempre agli stessi“!

Che avrà voluto dire…, si chiederebbe la Simona Marchini di un noto e ironico interloquire radiofonico?  Di certo avrà voluto rivendicare tutta la sua demagocica appartenenza al Popolo,  di quelli che cantano, stonati alla Santoro (magari con i milioni, dico di euro, in tasca) … Oh Bella, o bella ciao!

ilbraccioeilpugno GFP


ridendo e …odiando

13 Aprile 2010

 frammento vignetta

Si sbeffeggia Berlusconi per il suo “partito dell’amore”, e certamente è un tantino strano pensare che la dialettica (quando non la lotta) fra partiti, sia o possa essere il territorio adatto a tale sentimento. Eppure, all’opposto, l’odio pare essere la nota dominante dell’opposizione di sinistra (o di centrosinistra che si dica). Serpeggia costantemente, poi, per un accidente qualsiasi, esplode in modo pesante e indegno.

Un porsi e dichiararsi verso il “nemico” Berlusconi e suoi collaboratori, alleati o collaterali, chiaramente spregevole, ossessivo quanto politicamente insensato e, di fatto, elezioni ripetute alla mano, improduttivo. Lo scorso anno, il “vignettaro” di Anno Zero (Tele rai-Santoro) per sbeffeggiare Berlusconi, e in particolare il suo “piano casa”, riuscì a farlo sulle morti del terremoto a L’Aquila e dintorni, ironizzando sul necessario …“aumento di cubatura nei cimiteri”.
In questi giorni la sinistra riesce a farlo – sempre ‘sfruttando’ morte e disgrazia – pubblicando sull’Unità di lunedi 12 corrente una vignetta che, a parte il “cattivo gusto” di scherzare (!) sulla tragica disgrazia che ha colpito la nazione polacca, rivela il chiaro desiderio che anche in Italia una qualche accidentalità abbia a eliminare – fisicamente – Silvio Berlusconi con tutto il suo Governo. E pensare che in altri tempi, di fronte a disgrazie similari, pur se riferito a una squadra di calcio (il “grande Torino” precipitato con l’aereo a Superga), non venne mai in mente a nessuno di augurare medesima sorte nè ad altra squadra di calcio, e neppure al governante del tempo, che pure era un democristiano, ‘nemico’ allora dei comunisti.

Diranno che la vignetta di “Bobo” è stata “un errore”, tutt’alpiù di “cattivo gusto”, uno sbaglio forse pubblicarla. L’autore (Staino) ha precisato che “in fondo si tratta di satira”. Di certo, seppure cristianamente io mi devo astenere dall’augurare a ciascuno dei due citati  “buffoni di corte, o di cortile partitico” medesima sorte, a loro e ai loro familiari (escludendo altri), se dovessi sentire un qualcuno rivolgere a costoro, alla romana, un “…li mortacci tua!”, confesso che – doverosamente –  aggiungerei (Dio mi perdoni!) un “ …tua e de tu nonno”! Che volete, anche questa è …satira.

Giuseppe F. Pollutri


elettoralcommedia

8 Aprile 2010

7 facce per un sindaco

L’immagine sopra riportata è tratta dalla copertina del Notiziario Tiburtino di marzo 2010, in preannuncio delle elezioni comunali del 28 e 29 marzo 2010.

7 facce per 1 posto. Qualcuno per cambiare davvero, qualcun altro per conservarlo più a lungo possibile (quel posto), qualcun altro per misurarsi (conteggiando i voti) e poi, come oggi sappiamo, mercanteggiare col “più forte”.
Non diremo, a tono canzomatorio: ecco … i 7 dell’apocallisse! No, di sicuro, chè non c’è nulla da ridere e nemmeno da scherzarci su.

Eppure - da quel che appare - la scena è da “commedia”, quasi da burletta, e non ad opera dei cittadini elettori, ma da parte di coloro che chiedono a vario titolo e a scopo diverso una loro elezione …al soglio.

Questi, in immagine,  i risultati della prima tornata di voto:

Tivoli percentuali di voto

Risultati prevedibili - decimali a parte - anzi scontati. Ovviamente anche da parte dei candidati. E dunque, perchè presentarsi, per quale “cambiamento”?
Si dirà che ci hanno provato, che la democrazia lo consente e che per tutti è lecito aspirare a governare. Ma  se è ormai nel costume (un valore sostanzialmente condiviso) della seconda republica presentarsi per quello che si è, per quel che si vuol fare (una volta al governo) e soprattutto con chi,  oggi, cambiate le leggi che giustamente vogliono dare la possibilità al cittadino di scegliere il suo governante, questa “commedia delle parti” (in qualche caso vere e proprie sceneggiate) questo modo di presentarsi agli elettori è civilmente intollerabile quanto mistificatorio.
Formalmente qui a Tivoli si dovrà ancora scegliere, al ballottaggio, fra i due più votati chi sarà il nuovo sindaco (e dunque, per certi meccanismi elettorali premiali, la coalizione di governo della città), ma questo avviene dopo che - come ai tempi della proporzionale - chi si era presentato con un suo programma, magari dicendosi in opposizione all’altro o a tutti gli altri, ora invita a votare - accordandosi, utilmente per sè, capziosamente per gli elettori - un altro, e magari il rivale con cui, a giochi elettorali aperti, mai e poi mai - a proprio dire - sarebbe stato possibile concordanza e  collaborazione.

Tant’è. Si dirà che …la politica ha delle ragioni che la ragione, e persino il buon senso o l’etica civile, non conoscono.  Eppure, non so voi che qui leggete,  io questa la chiamo una Commedia, ovvero la rappresentazione fittizia, se non burlesca, della politica e non il suo autentico, e ripeto “etico”, manifestarsi.

Per chiudere, quanto qui espresso voglio dirlo ancora con …una fioriera.

 ciotole erbafiorite a Tivoli maggio 2009 Tivoli in corso (d’elezioni) marzo 2010

La ciotola mostrata, oggi colma di fiori ad opera di chi, ad urne aperte, intende o ha inteso ingannare  i suoi concittadini, è rimasta per circa due anni colma di sterpi e di erbacce, senza che alcuno (amministratore pubblico o addetto al verde, preposto e pagato) la guardasse e se ne prendesse cura.
Piccola cosa, ma significativa, messa in scena  (questa come altre) nella
Commedia sopra detta.

Giuseppe F. Pollutri


da Gallotti a Zingaretti, lettera aperta

24 Marzo 2010

Gallotti Sindaco

Al Presidente della Provincia di Roma

Egregio Onorevole Zingaretti,

come ben saprà Tivoli andrà al voto nel prossimo fine mese anche per l’elezione del nuovo sindaco e del Consiglio comunale.

In queste ultime settimane colgo l’attenzione su alcune sue iniziative, ad esempio l’intervento per l’inizio lavori dello svincolo di Ponte Lucano (le ricordo che il mio avversario e suo componente di giunta ha già inaugurato quell’opera almeno in tre o quattro campagne elettorali).

Ho notato anche che avete autorizzato l’installazione di un cartello all’altezza della curva di quella che noi a Tivoli chiamiamo “Curva del Regresso”, all’ingresso della città dove viene annunciata la prossima opera pubblica per il traforo, sapendo benissimo che ciò è falso in quanto i lavori inizieranno, forse, entro una decina di anni. Capisco che lei, essendo di una certa area politica, faccia il tifo per una persona a lei vicina che ha governato questa città per oltre dieci anni, che ha pensato solo ad opere di facciata, dimenticando sempre i problemi reali dei cittadini.

Lei, signor Presidente, si è dimenticato che essendo Presidente della Provincia di Roma è anche il mio Presidente.

Spero di vederla presto, Sandro Gallotti

      viabilità prospettata     Tivoli - Cartello elettorale al regresso

Com’è nel suo stile, asciutto, tranquillo e concreto, questa è la “lettera” indirizzata a Nicola Zingaretti, da noi ripresa dal blog di Gallotti Sindaco.  Pubblicarla anche sul nostro spazio, assieme alle immagini, l’ho ritenuto  utilmente educativo, in quanto …illustrativo di come si fa politica! Civicamente democratico, non meno, è rilevarlo da parte nostra, dando voce a molti qui in città, perchè il gesto del Presidente della Provincia è apparso a tutti  i tiburtini chiaramente portato ad avallare, con un cartello gratuito e tendenzioso,  opportunistico nei tempi, la candidatura di Vincenzi al Comune di Tivoli. Un vecchio esempio sempre attuale di malcostume politico: del come le Istituzioni vengano piegate a vantaggio di una parte, o sfruttando, per motivi di parte, la posizione di potere acquisito. Generalmente lo si rimprovera al centro destra…, poi s’impara e si fa di meglio, o di peggio se vi pare di dirlo.

Vincenzi pro candidatura sua a Tivoli

 C’è da aggiungere che, in realtà, il cartello ha la firma (ed è dunque di diretta iniziativa) di Marco Vincenzi, principale antagonista di Gallotti a Tivoli, che qui si avvantaggia del suo ruolo di Assessore alla Viabilità e Lavori Pubblici nella Provincia.
Cambia qualcosa in quello che abbiamo annotato per Zingaretti? No,  niente. Vale, pari pari,  anche per Vincenzi, che - com’è evidente - in questo è più sfrontatamente scorretto che mai. Qualcuno dirà che è “alla sua maniera”. Purtroppo.
(gfpollutri per lot.net)


Il “calesse” della politica

19 Marzo 2010

Il …calesse perduto

di Giuseppe F. Pollutri

Il tema è sempre d’attualità o spesso si ripropone all’attenzione di chi ha cuore per la politica, in altre parole per la gestione della detta cosa-pubblica. La domanda è: “Si può fare politica fuori dai partiti e a prescindere da essi?”
I partiti sono aggregazioni di “cittadini” (uso tale termine e non “popolo” o “gente”, per il suo valore civile e non antropologico) attorno a un’idea, a dei valori, a “una visione della vita”, terrena ma non trascurante quella del dopo. Nella stessa espressione del termine “partito” si vuol indicare un “prendere parte” o schierarsi. E’ il presupposto per portare avanti “una partita”, contro-ponendosi per raggiungere dialetticamente uno scopo o un risultato. Lo abbiamo fatto tutti da bambini per gioco, da adulti lo facciamo per governare la società, un …Paese. Lo schierarsi “da una parte”, in modo chiaro e manifesto, appare – se non altro nella comunicazione indirizzata alla collettività di riferimento – oltre che onesto, l’unico modo di dire o poter affermare di per sè quali saranno le risposte che di volta in volta daranno i partiti, e i loro uomini designati e democraticamente scelti, sui temi e le problematiche del vivere associato e del territorio, anche nel loro evolversi e accadere.
Di recente nel mio blog di “liberaopinione”, ad un politico (ex dc e ora nel pd) che è stato oltre che sindaco, consigliere e assessore, nel  suo Comune e poi nella Provincia, ho posto delle domande. Fra queste, chiedevo se nell’attuale partito, dove compartecipano la gestione di atti e proposizioni uomini di matrice culturale e fideistica diversa e un tempo contrapposte (la cristiana e la marxista), ritenesse di poter portare liberamente avanti i “valori cristiani” da cui lui si era sempre detto convinto e ispirato per la sua azione politica. Forse inconsapevolmente o, piuttosto in politichese, ha risposto che “il partito è solo un mezzo non il fine”! Apparentemente una posizione ineccepibile, ma mi ha fatto pensare al titolo un po’ surreale di un film di Massimo Troisi. Diceva: “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, come dire, parafrasando, che un politico indifferentemente può aver militato in un partito e poi è confluito in un altro nuovo e comunque sostanzialmente diverso, perchè ha considerato “il mezzo” di prima e di oggi … solo un calesse, su cui salire e scendere per farsi portare nelle Istituzioni!
E’ noto a tutti che una tale inclinazione (o pratica), nell’amore e nella vita, non funziona e porta a fallimenti e disastri, ove non si consideri ormai accettabile …una “famiglia indistinta nei ruoli dei componenti e variamente allargata”.
Ammesso che un partito sia “un calesse” (corriera di un tempo, un autobus di oggi) credo che sia naturale chiedersi e domandare, prima di salire per un viaggio, quantomeno: “Dove va?” Se non ce lo poniamo il problema è perchè e quando sappiamo già dove ci porterà …Quel Partito. Certo, si può anche cambiare, ma “chi lascia …la corriera nota per una nuova nuova, sa…”. Saggezza vecchia? Sempre buona.

per Qui Quotidiano (L’Informazione nel Vastese)

  • Preciso qui quel che non era utile sapere ai lettori del giornale cui il pezzo era destinato. Qualcuno lo avrà già capito per aver letto il post “Ambrosi, ieri e oggi”. La mia riflessione nasce appunto dalla risposta che Piero Ambrosi volle cortesemente inviarci a commento. Oggi lo sottolineo non per screditarlo, nella sua ultima concorrenza al Consiglio regionale del Lazio, nè per fargli propaganda.

Com’è noto questo non è il luogo per tali attività, nè nelle intenzioni dei curatori.
Interesse di liberaopinione è rilevare, far notare, esprimere un pensiero, legittima,mente di parte, ma che liberamente quanto ovviamente si può ignorare e giudicare sbagliato.
Nel caso in questione, per il concittadino di Tivoli, schierato inevitabilmente per portare la radicale Emma Bonino (con tutti i suoi valori civici e non meno con tanti disvalori etici) a governare il Lazio nel prossimo quinquennio, è proprio il caso di richiamare la nostra attenzione - come quella di Ambrosi, o di qualsiasi altro politico - che sposare un’idea partito non è che si possa farlo indifferentemente, e invariabilmente chiedere “alla gente” di dare con il voto fiducia e consenso, quale che sia la compagnia e … il calesse! (gfp)


info Elezioni Tivoli

12 Marzo 2010

Prima del voto

urna elettorale

Anche se non manifestatamente, ci accade di sentirci  dire:
- Come mai vi occupate solo di alcuni partiti, e  perchè non date notizia e rilievo anche  agli altri schieramenti in campo…?

Se necessario dire ciò che dovrebbe essere intuibile, annotiamo:

  • Per un sito-blog come il nostro, gli argomenti (le persone, i fatti, gli avvenimenti, e in questo momento i partecipanti alla competizione elettorale per il rinnovo dell’Amministrazione comunale) vengono presi in esame e trattati - a nostra libera scelta e volonta, com’è naturale che sia: per il significato e l’importanza che hanno (soprattutto per il cittadino e per la collettività, non solo tiburtina), perchè base o spunto per elaborare e proporre un’opinione o una riflessione, perchè magari ci viene chiesto inviando notizia o Comunicati.
    E’ evidente che questo non è uno spazio ‘istituzionale’ e neppure un organo di informazione. In particolare, il Pd di Tivoli non è presente nei nostri “discorsi”, se non inplicitamente o di riflesso, poichè nulla ci è mai pervenuto da questo partito (info/comunicati ed altro) e perchè - strano che sia - non ci risulta che tale forza politica abbia un suo spazio web del e sul territorio tiburtino, da cui prendere o derivare notizie e motivi di nota.

Chi naviga sul web sa dove trovare notizie che riguardano protagonisti e accadimenti di Tivoli.
Per le elezioni prossime (Liste, Candidati, Programmi), oltre l’istituzionale Comune di Tivoli,  possiamo indicare - a costo di fargli una pubblicità non richiesta e del tutto gratuita - quello che noi stessi abbiamo trovato in rete, ed è il sito specificatamente dedicato e denominato: Elezioni Tivoli 2010.

Naturalmente, da tenere presente i siti-web delle stesse forze politiche, che qui elenchiamo con link:

Salvo altri che noi non conosciamo o non troviamo sulla rete.

15/03/2010
Su segnalazione ricevuta, aggiungiamo alla lista:


lettera

9 Marzo 2010

dal Presidente ai cittadini

provocatoria dal “popolo viola”

dal web

Ecco come il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha risposto attraverso il sito web del Quirinale ad alcuni cittadini che chiedevano chiarimenti in merito al decreto emanato dal Governo.

“Egregio signor Magni, gentile signora Varenna,
ho letto con attenzione le vostre lettere e desidero, vostro tramite, rispondere con sincera considerazione per tutte le opinioni dei tanti cittadini che in queste ore mi hanno scritto.
Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici. Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano. Erano in gioco due interessi o “beni” entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di “beni” egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico.
Si era nei giorni scorsi espressa preoccupazione anche da parte dei maggiori esponenti dell’opposizione, che avevano dichiarato di non voler vincere – neppure in Lombardia – “per abbandono dell’avversario” o “a tavolino”. E si era anche da più parti parlato della necessità di una “soluzione politica”: senza peraltro chiarire in che senso ciò andasse inteso. Una soluzione che fosse cioè “frutto di un accordo”, concordata tra maggioranza e opposizioni?
Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andandosi al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali pronunciatisi in materia. In realtà, sappiamo quanto risultino difficili accordi tra governo, maggioranza e opposizioni anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale: difficili per tendenze all’autosufficienza e scelte unilaterali da una parte, e per diffidenze di fondo e indisponibilità dall’altra parte.
Ma in ogni caso – questo è il punto che mi preme sottolineare – la “soluzione politica”, ovvero l’intesa tra gli schieramenti politici, avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti – dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano – che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge.
Diversamente dalla bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal Ministero dell’interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione – comunque inevitabilmente legislativa – potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura.
La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali. E’ bene che tutti se ne rendano conto. Io sono deciso a tenere ferma una linea di indipendente e imparziale svolgimento del ruolo, e di rigoroso esercizio delle prerogative, che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica, nei limiti segnati dalla stessa Carta e in spirito di leale cooperazione istituzionale. Un effettivo senso di responsabilità dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e pretese improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri.

Cordialmente, Giorgio Napolitano
 
 
Napolitano “uno di loro”Ringraziamo il Presidente per la sua discrezione e altrettanta sensibilità. Certo, è uno di noi, liberi cittadini.

l’ha detto Repubblica

1 Febbraio 2010

La notizia:
Il giudice: “Figli di una coppia di lesbiche? Nessun disagio per loro dall’omosessualità”
http://www.notiziegay.it/ - La Repubblica - Milano, 29 gen 10

giudizio dal tribunale Sull’argomento pubblichiamo, per totale condivisione:

Giochi di parole e pigrizie cicliche, di Gianni Gennari

«I giudici: da genitori gay nessun disagio per i figli». Titolo venerdì di “Repubblica” (p. 25), e sommario bis tranquillizzante: «Per i giudici i genitori gay non sono causa di disagio per i figli». Due semplici osservazioni. La prima sulla verità delle parole. “Genitori”: è serio usare il termine in casi come questo? Possono due persone dello stesso sesso essere entrambi «genitori» di uno stesso figlio? E un figlio essere davvero figlio di due omosessuali? I contorcimenti della lingua talora dicono, o dovrebbero dire, che qualcosa non fila, e che forse si dovrebbe riflettere. La seconda osservazione viene spontanea leggendo che l’affermazione di «nessun disagio per i figli» è in un «provvedimento del Tribunale». Anche qui due pensieri. Il primo dice che l’affermazione non è di carattere giuridico, ma largamente psicologico, affettivo, comportamentale, e quindi sarà basata su opinioni autorevoli di psicologi e studiosi del comportamento, che tuttavia nella circostanza - a parte la falsificazione dei termini visti sopra - non potranno che riferirsi al caso specifico esaminato dal Tribunale, e quindi affermare che «quelle due» persone non sono causa di disagio per «quei» ragazzi. Perciò titolo e sommario, che universalizzano la conclusione, è un imbroglio: come se un tribunale assolvesse da un furto una signora coi capelli rossi e si scrivesse che tutte le signore coi capelli rossi sono innocenti dai furti. Vizi giornalistici fissi. Ieri infatti, ritornello a ogni fine gennaio, poiché il Papa ricorda alla Rota l’indissolubilità del matrimonio, leggi che «il Papa sferza», «bacchetta» e «striglia». Riso am-eno!

(Avvenire.it - Lupus in pagina)


Succede a Tivoli, in gennaio

9 Gennaio 2010

 Palazzo Città a Tivoli

Riceviamo e pubblichiamo da

“Ufficio Stampa Circolo della Libertà “Libera Italia”

“TIVOLI - Finalmente si è dimesso! 
La coalizione di sinistra messa insieme da Vincenzi e Baisi si è di dissolta dopo appena un anno ed otto mesi dalle elezioni.  Quello che avevamo sempre sostenuto si avverato: la maggioranza che Vincenzi aveva messo insieme, era solo un cartello elettorale che gli ha permesso di vincere le elezioni, ma non di governare. 
Ad una attenta analisi sembrerebbe che questa accozzaglia di partiti partitini e liste civiche sia servita solo a portare a termine l’unico atto che l’ex sindaco non era riuscito a compiere in pieno: la svendita del pacchetto azionario di maggioranza delle Acque Albule S.p.A. di proprietà del Comune di Tivoli. Infatti la giunta Baisi è stata caratterizzata dall’immobilismo amministrativo quasi totale. Le conseguenze per la città sono state devastanti:
-       Le strade sono dissestate;
-       Non c’è più sicurezza;
-       Non c’è più spesa sociale;
-       Non ci sono fondi per cultura sport e spettacolo;
-       Non sono stati realizzati i parcheggi;
-       Non sono state realizzate le opere promesse in campagna elettorale;
-       Il turismo e l’economia locale sono stati annullati. I cittadini hanno dovuto assistere solo ad un ridicolo teatrino che ha portato ad un vorticoso cambio di poltrone: assessori dimessi, dismessi, reintegrati, sostituiti. Per non parlare dei vertici delle società municipalizzate. Il tutto per mantenere in vita una giunta che nella sua vita ha posto in essere un solo atto importante: La privatizzazione della Acque Albule S.p.A. attraverso la svendita delle azioni di proprietà del Comune.
Ora il sindaco, con la lettera aperta indirizzata ai cittadini, sembrerebbe voler mandare un chiaro messaggio ai consiglieri di maggioranza dissidenti: Se nei venti giorni che servono affinché le dimissioni diventino definitive, essi non verranno a miti consigli sui temi che interessano molto l’ex sindaco Vincenzi, andranno tutti a casa.
Intanto la Città non è governata ed i danni causati da questa situazione rischiano di divenire irreparabili. Sindaco, consiglieri di maggioranza, avete provocato troppi danni: che le dimissioni siano definitive! ”
ass.cdl.tivoli@gmail.com
www.libera-italia.it

incognite genti a tivoli 2010

Informa e precisa in questi giorni Il Messaggero.it:
“Tivoli, si dimette il sindaco Baisi: Centrosinistra senza maggioranza”.
Due dati concreti e inoppugnabili:
a. le dimissioni del Sindaco,
b. la causa conclamata di tale atto.
Nei giorni prossimi forse ci saranno nei Media ancora notizie del come e sul come una Maggioranza, che palesemente e dichiaratamente non esiste più e ha provocato la caduta,  con molta fantasia, tanta quanto usuale facciatosta, prima che il tempo breve di una sorta di ultimatum dato dal primo cittadino ai suoi compagni o collaterali scada,  …si è ricomposta, più coesa che mai, …”impegnandosi con lealtà e coerenza per continuare il lavoro avviato e compiuto nell’interesse della collettività“. Sino alla successiva crisi, o mal di pancia di qualcuno dei componenti d’una coalizione personalistica a geometria variabile. Ovviamente.
Sappiamo che cosi usa in tale faccende, e talmente è more solito, che  ove avessi a manifestare qualche dubbio in proposito, da cittadino-elettore - pur non entrando nella dialettica tra le parti, ma solo dal punto di vista della ragione, del buon senso, del dovuto rispetto della collettività - mi sentirei rispondere, in modo sdegnoso o anche canzonatorio: “…umane genti, state contente al quia. E più non dimandate”. Ovvero: il cittadino non deve chiedersi più di tanto, poichè non è in grado di capire come …”nell’interesse della collettivita” si possa fare e disfare, e poi ri-fare, daccapo e ancora,  una Amministrazione, un Programma, …tante raffazzonate Giunte! Evidentemente “il senso di responsabilità” di costoro trascende i limiti che questo concetto ha nel “popolo”.

Mi smentiranno questa volta? Vorranno tornare Costoro ad essere popolo, ammettendo di aver fallito e che non si può menare troppo a lungo ”il can per l’aia”?

Un’ultima battutta mi concedo all’indirizzo del cronista (m.c.) del giornale Nuovo Oggi. Non capisco - da lettore -  perchè abbia sentito necessario, anzichè eventualmente entrare nel merito, definire il Circolo Libera Italia come “redivivo” ed aggiungere subito dopo che con il Comunicato di cui sopra abbia voluto “…approfittare (sic) del precario stato di salute dell’amministrazione Baisi“. Cos’è che avrebbe dovuto fare, vista la stagione, … mandargli un’aspirina o uno sciroppo?
Anche questo succede, motivato o da una diversa appartenenza (irrispettosa nella comunicazione, se non dichiarata) o da un diverso significato che si da alle parole fra …”le umane genti”, cui penso di appartenere, pur avendo come “m.c.” licenza e consuetudine di dire e scrivere.  GFP


La fame del “prossimo tuo”

18 Novembre 2009

Djouf Fao 

Allarme Fao: Oltre un miliardo di persone nel mondo soffre la fame.
La scandalosa cifra è stata sottolineata dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf, che a Roma ha annunciato una petizione su scala mondiale per protestare contro questa tragica situazione. Una persona su sei non ha cibo a sufficienza. Per nutrire la popolazione mondiale - ha detto Diouf - serviranno 44 miliardi di dollari in aiuti all’agricoltura, comparati agli attuali 7,9 miliardi. (dal TG Com – Mondo dell’11 nov. 2009)

Oggi a Roma si chiude il vertice Fao, con molte parole ma con pochi concreti aiuti per gente la cui prima necessità è alimentarsi. «Anche quando non muore - ha detto Padre Federico Lombardi in un edi­toriale per il Centro televisivo vaticano - chi pati­sce la fame «vive a metà». La strada da percorrere a suo av­viso è «favorire lo sviluppo agricolo dei Paesi più pove­ri» «Non dovrebbe essere dif­ficile per i partecipanti al ver­tice di Roma. Ma poi bisogna agire di conseguenza».

cereali per il mondo Per gli affamati del mondo, di Giuseppe PORCELLI        

Oggi nel mondo esistono guerre silenziose alle quali l’Italia partecipa, in dispregio alla nostra stessa Costituzione, che denunciano chiaramente una serie di situazioni al limite della sopportazione umana, che sono gestite e alimentate da vergognosi interessi di parte economica, speculativa e politica. Chi paga sulla sua pelle le conseguenze assassine di questi fatti raccapriccianti, sono sempre gli stessi morti di fame che si piegano a imbracciare le armi, bambini compresi, al servizio di questi o quelli, per una manciata di vile denaro o addirittura per un piatto di minestra!        

Quello che lascia esterefatti, di fronte a tanta puzzolente situazione, è l’indifferenza o quasi dell’opinione pubblica mondiale. Noi continuiamo a trastullarci con l’invio di elemosine che il più delle volte sono assorbite dalle spese necessarie di natura corrente e burocratica, mentre la necessità assoluta è quella di ripartire il reddito mondiale per farlo crescere anche dove è quasi inesistente. Queste non sono le idee di un esaltato, ma sono la ripetizione di affermazioni evangeliche più volte e ripetutamente rilevate in varie Encicliche del Papa.    

E’ il caso di ricordare che la Chiesa nelle letture della S. Messa, da secoli ci ricorda alcuni pensieri, come questo della lettera di S. Giacomo Apostolo (5.1.6.):
Ora che voi, ricchi, piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro rugine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni! Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore onnipotente.
Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza”.  Parola di Dio.        

I pensieri di cui sopra sicuramente calzano per un periodo a noi lontano, ma è cambiato veramente poco. Se ancora oggi i ricchi accumulano in maniera esagerata tutto e ancora di più; se i ricchi non danno il dovuto compenso agli immigrati, che raccolgono i frutti e lavorano la terra; se le famiglie subiscono la disoccupazione e la cassa integrazione; se esiste ancora lo sperpero di compensi miliardari a fronte della mancanza di un lavoro, dell’acqua da bere e di un letto dove dormire, per le popolazioni di mezzo mondo, significa che quelle parole hanno ancora oggi un giusto significato!        

Se riusciremo a sostenere tutti insieme, la giustizia e la pace, senza alcuna violenza, ma soltanto con la forza della unitarietà, sicuramente le cose cambieranno e ci sarà per tutti il necessario e il giusto. Tivoli, 16.11.2009   

umano affamato
 

A Tivoli, lunedì 7 dicembre p.v. ore 17.30, alle “Scuderie Estensi”, verrà presentato il volume di G. Porcelli, titolato: LA RIVOLUZIONE PACIFICA MONDIALE. 

Una riflessione lucida e appassionata, proposte utopiche quanto necessarie e inevitabili per chi ritiene di potersi dire “un cristiano”, che trattano proprio il problema posto ancora una volta dalla Fao all’attenzione dei Governanti del mondo. Per pensare - tralasciando per un momento di preoccuparci della nostra relativa “povertà” - sul destino de “gli ultimi”, ormai “un miliardo”, che non hanno ereditato - o piuttosto cui è negato - la loro parte della Terra, e persino acqua e pane.

Si parlerà anche in quest’occasione del “prossimo tuo”, evangelicamente da amare, ma per prima cosa da sfamare. gfp 


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