foto in rete
L’altro ieri, nel festivo santo Stefano, ho percorso una insolitamente deserta Tiburtina, da Tivoli a Roma. All’altezza del km 15 circa, ho notato una scritta muraria: diceva “SETTECAMINI FASCISTA”.
“Fascista” – mi son detto – da quando, perché? E mi sono tornate a mente certe azioni volte a colpire (e dunque esecrabile violenza) e o a scoraggiare, direttamente o indirettamente, un crescente fenomeno d‘insediamento in zona d’immigrati, più o meno clandestini o irregolari, ma soprattutto di ROM, in accampamenti vari e sempre più diffusi, i luoghi del degrado – materiale e umano-sociale - che improvvisamente scopriamo per notizia di delitti o, come in questi giorni, di atroci lutti per l’incendio improvviso quanto conseguente dell’improvvisata baracca. Ancora mi è tornato a mente che nel corso del mese, soprattutto il sindaco di Guidonia, il ds Lippielo, a fronte di un ventilato spostamento deciso dal comune di Roma del Campo Rom di Casilino 900 ad un’area intorno a Casal Bianco, ha proclamato ai quattro venti, assai agitato e furioso con Alemanno (ch’è …“di destra”), che questa cosa non s’ha da fare, e che non è possibile andare a sistemare ” tale popolazione” in prossimità del suo Comune, del suo territorio. A lui ha fatto eco, leggo, l’Udc guidoniano M. Pagano, proclamando che “l’ipotizzato trasferimento di rom a Settecamini” “… è inaccettabile in quanto la nostra realtà vive già gravi situazioni di degrado”. Dunque, potremmo pensare che la popolazione di Settecamini ha ampiamente ragione di inquietarsi, e assai più della confinante Guidonia!
Allora, per tornare da dove siamo partiti nella nostra riflessione: “settecamini fascista” perché? E’ forse la solita storia, o il solito atteggiamento ipocrita e supponente di chi milita a sinistra? Di quanti si riempiono la bocca e si lavano, come già Pilato le sue mani, la coscienza con parole concettose e vuote, quali: tolleranza… solidarietà… accoglienza. Poi aggiungono, all’occorrenza dei fatti: ma non qui, non qui da noi …”non nel nostro giardino”! Naturalmente.
Naturalmente, come l’articolista Federica Addari, da cui apprendo queste notizie, su XL del 18 dicembre, che - non so se per dare ancora una notizia o per dire anche lei la sua -conclude il suo pezzo con un minaccioso e forse incitante:
“Intanto la cittadinanza (di Guidonia?) è già sul piede di guerra”! Alla maniera dei pellerossa d’America, o come tutti gli altri, … Fascisti!?
Giuseppe F. Pollutri
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Aggiungo di seguito alla mia riflessione qualche documento, che sull’argomento è presente in rete:
«Stiamo facendo l´esame delle aree dove dislocare i nomadi, ma abbiamo già individuato alcune possibilità: nei prossimi giorni vedrò il prefetto per passare alla fase operativa», annuncia il sindaco * all´indomani della firma del “patto per Roma sicura”. Si tratta di due zone fuori dal raccordo: una a nord e l´altra a sud. A conferma che la delocalizzazione dei campi rom era allo studio del Campidoglio da diversi mesi. (da La Repubblica, 20 maggio 2007)
Nota:
*Il sindaco è … W. VELTRONI! Guarda un po’? Come cambiano di ‘colore’ le cose! Naturalmente nell’occasione tali campi erano stati definiti da A. Serra, già poliziotto, funzionario, Prefetto in Roma, poi candidato alle politiche (ovviamente) dal PD veltroniano … “villaggi della solidarietà”!
Il disegno è di dem666
“I Rom: rubano per cultura; sono nomadi per cultura; inaffidabili per cultura..”, stereotipi che rappresentano un popolo sconosciuto. Nei giorni in cui si assiste a roghi di campi, a drammatici sgomberi di cui le prime vittime sono i bambini, a comportamenti violenti ai danni di una intera popolazione, l’Associazione Duncan 3.0, con il Patrocinio della Provincia di Roma, presenta: ROM….ANTICAMENTE ZINGARI.
Una iniziativa che coinvolge istituzioni, associazioni e i rom in prima persona, per confrontarsi, discutere di politiche sociali, ma soprattutto per conoscere e illustrare la cultura rom, dal viaggio fino ai suoi istituti culturali fondanti (l’arte, l’assetto sociale, gli anziani, la musica, la danza…) e fare una panoramica di come le comunità rom sono distribuite sul nostro territorio.Il video realizzato dall’associazione Duncan 3.0 vuole offrire al pubblico la possibilità di conoscere la cultura rom da una prospettiva diversa rispetto a quella comunemente lasciata passare sui media ed affrontare con autorità politiche e personalità del sociale un tema quanto mai attuale. (giugno 2008)
Commenti:
1. Mi chiedo se il noto sindaco di Guidonia abbia presenziato a tale convegno, e ne abbia tratto giovamento ideale e politico-amministrativo. Sembra proprio di no, viste le sue reazioni verso la prospettiva e il programma “fascista” del nuovo sindaco di Roma. Avrebbe detto le stesse cose a Veltroni o al possibile ma trombato successore Rutelli?
2. Dunque: chi teme di avere la possibilità di conoscere, …da vicino, la “cultura rom”?
foto in rete
- Documento:
Lettera a “Il Messaggero, del 10 dicembre 2008)
Cara Redazione, scrivo da Guidonia allarmata e preoccupata circa le notizie circolanti sulla realizzazione di uno dei più grandi campi rom d’Europa in una non specificata area limitrofa alla periferia est di Roma e al nostro comune (si parla di Settecamini-Guidonia). In questo “complesso residenziale” confluirà il ben più noto campo rom Casilino 900 e questo incidera’ negativamente sull’impatto ambientale e sociale di tutta questa zona.Sul nostro territorio incombono già i veleni della discarica INVIOLATA e del colossale cementificio Buzzi-UNICEM con le sue polveri sottili..non bastavano questi mostri ad avvelenarci l’esistenza?
Non basta il budello della consolare Tiburtina a rubarci ore e ore tappati nel caos bestiale ogni giorno, nonostante tutte le promesse di ampliamento e realizzazione di strade alternative?
Dobbiamo morire in questo inferno di smog, sostanze tossiche e convivenza con etnie con seri problemi di inserimento, soprattutto nel modo di condurre una vita al di fuori della legalità? Non è traslando i problemi geograficamente che si risolvono.
E’ necessario realizzare campi rom protetti, in cui ogni individuo è anagraficamente censito, legalmente occupato a livello lavorativo, vigilati 24h su 24 da agenti, per assicurare protezione ai cittadini residenti (italiani e non) nelle vicinanze e per proteggere il campo stesso da eventuali rappresaglie violente ad opera di esterni.
Ma soprattutto campi non eccessivamente grandi, di modo che chi ci vive si senta portato a socializzare con il mondo che c’è fuori il campo e anche ad evitare la forza di coesione che li inviterebbe a concentrarsi troppo su se stessi e a costituire un’entità in antitesi con il resto della popolazione.
Grazie per la gentile attenzione e saluti.
M.Letizia De Simone
Commento:
1. Dunque: un vicino “campo rom” sarebbe un altro “veleno” per la popolazione del territorio di Roma-Guidonia…
Certo - osservazione classica - “non è traslando i problemi geograficamente che si risolvono”. Naturalmente M. Letizia del “dove” vadano “risolti” neppure se lo pone. Non è certo compito suo, ma c’è qualcun altro che lo sappia e ce lo vorrà dire?
2. La cittadina di Guidonia, allarmata e protestataria (…senza peraltro agitare l’ascia di guerra), è anch’essa espressione di quell’essere “fascisti”?