L’U. Qualunque, …va a sinistra
8 Febbraio 2010
Non l’ho nominato nel titolo, ma chi legge l’avrà già identificato. Di Pietro Antonio (al paese Tonino) è un protagonista della scena politica attuale di cui generalmente non amo dire, non perchè mi resti indigesto (permettetemelo), d’eloquio e di modi, ma perchè lo ritengo nell’attuale commedia delle parti un attore intrufolato e sempre più tronfio, senza senso o costrutto, se non quello dello “sfascio” di quanti non sono con lui o a lui amici e collaterali. Ora dice che vuole cambiare. Una conversione, una inversione di rotta, o ancora una sua furbata? Di certo: lui, padrone (di nome certo, e leggo: anche di fatto o di cassa) dell’Idv, oggi acclamato Presidente, appare sempre di più cartina di tornasole che rivela e mette in piazza il fallimento progressivo di un’intera classe politica che fu “di sinistra”, prossima a diventare supporto e megafono alla voce fatua del rinato Uomo Qualunque.
La Sinistra Democratica, di cui la nazione ha bisogno per le sue istanze non più vetero-marxiste quanto ancora preminentemente sociali, poste e offerte al popolo in alternativa di partiti o di schieramenti democratici pur essi, ma più attenti alla conservazione dei valori e talora dei potentati economici, appare nei suoi leaders in preda ad un pericoloso spaesamento, perchè ormai priva di una strategia imperniata su reali valori politici. Con il PD, “partito mai nato” o perduto che sia, da Veltroni a Bersani, passando per Franceschini, le giuste domande di chi non si sente rappresentato dalla classe politica al governo, non trova più riferimento e speranza. Il neo segretario, eletto dal popolo delle primarie per dare “un senso a questa storia”, breve e già fallimentare, è apparso da subito incredibilmente incerto nel delineare programmi e strategie, se non nella volontà ossessiva del come tornare al Governo, … con chi ci sta, ci sta. E di Pietro, l’ha proclamato, per questo ci sta!
Ho sempre pensato che in politica non “si vince” o “si perde”. Ci si propone per quel che si è, per le idee (se si vuole, si dica ideali) che si hanno, per cosa si vuol fare per il Paese. Essere eletti è una responsabilità, una fatica da assumersi. Sembra scontato dirlo, ma più difficile praticarlo. Tant’è che in questo smarrimento dell’orientamento democratico, si fa largo e tenta d’imporsi il nuovo UQ, non per indicare – pensate – alla Sinistra quali siano “i valori”, ma per offrire il suo produttivo populismo e una voce tribunizia per la scalata politica.
Manca oggi a Di Pietro, si capisce, il potere della toga giacobina di un tempo, per rincarnare il Minosse (“che giudica e manda secondo ch’avvinghia”) in una per niente divina commedia. Alla Sinistra (che non è solo il Pd) invece cosa manca, per darsi Identità degna di una Storia e di una missione sociale e democratica? Me lo chiedo.
Giuseppe F. Pollutri (per Qui Quotidiano, l’Informazione del Vastese)

Sul web trovo questa perla giornalistica:
“Il primo congresso dell’Italia dei valori, ex movimento ora diventato partito maggiorenne che punta a percentuali con due zeri, saluta un ex pm capopopolo e un leader più maturo, un ex popolo buono per le piazze («ma le piazze si gonfiano e si sgonfiano a seconda dei mal di pancia e in giro c’è tanta diarrea politica») che ora si sente partito, senza complessi di inferiorità.” (da l’Unità del 6 febb)
Chissà se la dabbenaggine, la disattenzione in quello che si scrive, da parte dell’articolista, o il manifesto (troppo) entusiamo di un popolo di sinistra (ex comunista) che non sa più a che santo votarsi per ritrovare consenso (… e potere).
L’Idv (assieme al Pd alleato) punta, nel consenso elettorale, a percentuali “con due zeri”…
Gli basterà il 100 per cento, o vorrà il 200, il 300…? Chissà.
(GFP)
Scritto da gfpollutri