Nomadi e Stranieri, in Sicurezza

14 Febbraio 2009

Sono d’accordo con la tesi enunciata, come filo conduttore di un discorso:
“La vera emergenza è la politica”. Ma bisogna capirsi.

Perché invitato, ed anche per un mio proposito di ascoltare la voce degli altri, mercoledì 11 febbraio ho partecipato ad un Convegno organizzato a Tivoli (Biblioteca Comunale), nel suo attivismo, più cultural-politico che amministrativo, dalla Associazione “La Città dei Diritti”, animata dal Consigliere comunale Jacopo E. Tognazzi. Poiché non ho compito, né intenzione di darne un puntuale resoconto, mi limito a fare qui due o tre osservazioni, su quanto esposto all’uditorio, e al modo.

La prima impressione (in certo senso una riserva generale) è che un incontro al quale parrebbe invitata  a partecipare la città e i suoi cittadini tutti, in realtà si è subito palesato per “addetti ai lavori”, con qualche simpatizzante, magari spurio qual io sono. Un dire “inter nos”.

Il primo a intervenire sul tema (complesso e molteplice) il Presidente dell’Ass. Antigone, Patrizio Gonnella, senza alcuna remora inframezzava le sue osservazioni con chiari e ripetuti: Noi …noi (sottinteso, ma si capiva: di sinistra), tant’è che il sottoscritto, presente in sala come una sorta di “uditore”, si è subito sentito un …infiltrato. Ma ben accettando la comunque intellettuale compagnia, ho fatto mentalmente una tara a discorsi e situazione e ho proseguito in un per nulla inutile ascolto. Solo, mi permetto di dire: toccherebbe rifletterci amici (o compagni)!

L’intervento di Nazzareno Guarnieri, della Federazione Italiana Rom e Sinti, simpaticamente riconoscibile come rom-abruzzese per un suo chiaro accento che dice di una stanzialità acquisita e convinta, curiosamente è servito ad enunciare una tesi: che non si avrebbe più bisogno di costruire Campi, se si accogliesse l’idea che la sua etnia d’origine vuole case, in cui stare. Parrebbe in effetti una soluzione, la più dignitosa, ma meriterebbe più di un approfondimento, anche perché non risulta in giro che da parte dei Rom ci sia, in fatti e costumi, una volontà di integrazione. Sia pure che si parli di …interazione, non cambia il problema di fondo: il necessario paradigma che una qual si voglia convivenza presuppone una ordinaria accettazione di diritti e doveri, mentre lui stesso denunciava che il “suo” popolo ritiene normale (se non “di diritto”) l’assistenzialismo nei loro confronti, da parte delle Istituzioni e della stessa Società, e nessun dovere verso le stesse, in quanto …stranieri, zingari, ossia di passaggio, come ‘natura’ e tradizione vuole (?).

Il terzo interlocutore, Claudio Cecchini, Assessore Provinciale alle Politiche Sociali, ha palesemente ammesso errori e responsabilità da parte delle Amministrazioni di sinistra (governative o locali) nell’affrontare, campi rom e sicurezza civile e sociale, solo con l’assistenza (buona e accogliente) e mai …con qualche camionetta di polizia, utile a far …pulizia ove si registrava (e bisognava riconoscerlo) una chiara prassi volta al delinquere. Onesto di sicuro nel suo dire, l’amico, ma, dal tranquillo annuire dell’uditorio, non m’è parso che ci fosse molto dolore o rammarico per tale non marginale autocritica.

Annotazione finale.
Nell’incontro - chiuso con il pensiero del Sindaco volto a rilevare che il “suo” di compito è di affrontare le problematiche (immigrati, stranieri, emergenza sicurezza) per quel che di volta in volta tocca la comunità di cui si è responsabili - molte volte ho sentito ripetere la parola “diritti” (di libertà, di uguaglianza, …etc.), ed una sola volta quella che dice “dei doveri”. Un’amnesia, un abbandono del concetto …come fosse di per sé evocazione pericolosa di nuovo “fascismo”? Io credo sia sintomo di un’impostazione, persino mentale, inconsciamente deleteria e poco produttiva, proprio in tema di giusta e sana integrazione di quanti hanno scelto il nostro Paese come una loro nuova terra da vivere. Mettere (ed ammettere) in chiaro le cose, a mio avviso è invece più che necessario. Onesta politica vuole. Tacere, con i “forestieri”, tollerare assieme a una naturale diversità (più culturale che veramente etnica) un loro comportamento al di fuori o al di là delle regole, fra cui il primario rispetto di tutti e di tutto (proprietà, individuo, sentimenti politici e religiosi), rischia veramente una ineliminabile …“interazione” conflittuale. Rischia, fra noi italiani, di renderci persino incapaci di portare avanti un comune discorso, un condiviso progetto. 
Forse, per gioco di parte, è proprio quello che si vuole!? Si può arrivare a questo? 
Non credo, vero Tognazzi?
 

Alla prossima. G. F. Pollutri