Una canzone e una poesia (De Andrè, Saba)
14 Giugno 2009
Nel cercare, per il mio post (”visto e sentito in tivù - Quando manca un vera vocazione”), pubblicato su
http://www.associazionebarbarica.org/?p=8619 ,
il testo della canzone di De Andrè, mi sono imbattuto nel web in un’interessante comparazione, con commento di Enrico Meloni.
Ve la propongo.
LA CITTÀ VECCHIA Fabrizio De André Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi. Una bimba canta la canzone antica della donnaccia, quel che ancor non sai tu lo imparerai solo qui fra le mie braccia. E se alla sua età le difetterà la competenza presto affinerà le capacità con l’esperienza. Dove sono andati i tempi d’una volta, oh, per Giunone! quando ci voleva per fare il mestiere anche un po’ di vocazione? Una gamba qua, una gamba là gonfi di vino quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino. Li troverai là col tempo che fa estate e inverno, a stratracannare, a stramaledir le donne, il tempo ed il governo. Loro cercan là la felicità dentro a un bicchiere per dimenticare d’esser stati presi per il sedere. Ci sarà allegria anche in agonia col vino forte, porteran sul viso l’ombra d’un sorriso fra le braccia della morte. Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone forse quella che sola ti può dare una lezione. Quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie, quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie. Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte, ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette. Quando incasserai, dilapiderai mezza pensione diecimila lire per sentirti dire: micio bello e bamboccione. Se t’inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli in quell’aria spessa carica di sale, gonfia di odori, Lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano, quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano. Se tu penserai e giudicherai da buon borghese li condannerai a cinquemila anni più le spese. Ma se capirai, se ricercherai fino in fondo se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo |
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| CITTÀ’ VECCHIA Umberto Saba (da “Trieste e una donna”, 1910-12) Spesso, per ritornare alla mia casa prendo un’oscura via di città vecchia. Giallo in qualche pozzanghera si specchia qualche fanale, e affollata è la strada. Qui tra la gente che viene e che va dall’osteria alla casa o al lupanare, dove son merci ed uomini il detrito di un gran porto di mare, io ritrovo, passando, l’infinito nell’umiltà. Qui prostituta e marinaio, il vecchio che bestemmia, la femmina che bega, il dragone che siede alla bottega del friggitore, la tumultuante giovane impazzita d’amore, sono tutte creature della vita e del dolore; s’agita in esse, come in me, il Signore. Qui degli umili sento in compagnia il mio pensiero farsi più puro dove più turpe è la via. |
Ci troviamo di fronte a due testi apprezzabili sia dal lato estetico, sia per quanto concerne il messaggio che trasmettono. Tuttavia, a mio parere, il testo di Saba si presenta essenziale, denso e intrinsecamente musicale: basta a se stesso. Quello di De André ha invece bisogno della musica per essere completato. Si può dunque affermare che a proposito del testo di De André, il significato (cioè il contenuto) risulta sicuramente valido e interessante, mentre nella poesia di Saba, si riscontra che sono riusciti sia il significato che il significante (contenuto e forma), armonizzati tra loro con arte sincera e indubbio talento poetico.
Scritto da gfpollutri