Danzando (in scena) la vita
6 Luglio 2010
Come per un quadro ‘astratto’ per colore, ma di forme e movenze note e pur nuove, ho visto su di un palco, in scena, la musica (la vita). Stasera ho potuto vedere intessuta di suoni, voci e colori, la grazia, la forza, la seduzione del corpo, la sua capacità espressiva e comunicativa, la voglia di recitare cantando col corpo.
La magia, quegli stati di grazia che vorresti non finiscano mai, l’ho vista realizzare nel cortile del D’Avalos di Vasto, in una notte serena di luglio. Autori e protagonisti quelli de “La Luna Dance Center”, interpreti soprattutto le numerose ragazze e donne venute dalla consorella adriatica Ancona.
Numerosi e vari i quadri messi in scena. In qualche caso, così a me è parso, una rap-presentazione fin troppo insistita nel dipingere una vicenda o una situazione di vita (storica o del tempo dell’oggi) che allo spettatore privo di un sia pur breve ma puntuale annuncio, pareva dovesse sfuggire di senso e comprensione profonda…
“Se io vi dessi parole di spiegazione” – mi sono sentito come rispondere dalla scena, con parole citate (ma che io riporto a memoria) di Pina Bausch, coreografa autrice, sorta di musa ispiratrice cui era dedicata la serata – “vi direi quel che io vedo, mentre io devo lasciar vedere voi, quel che voi avete capacità o voglia di vedere e sentire, immaginare o percepire”. E questo, per la verità, l’ho visto possibile, in modo naturale e gratificante, negli ultimi quadri, dove tutti gli interpreti - guidati da una magistrale regista introdottasi anch’essa in scena (Simona Ficosecco) - come spogliati persino da un compito narrativo, hanno semplicemente danzato la vita. Una simbiosi corale di suoni e colori, di movenze e significazioni, interfacciando alle note musicali, diffuse con ritmi incessanti e di ritorno come suono medievale di ghironda, la propria persona (maschera ed essenza individuale), il cromatismo accentuato dei panni indossati, i visi ispirati e sorridenti, i capelli fatti simboli non solo sessuali, i gesti coreografici nello spazio, la grazia delle movenze, la evidente felicità di mettere in scena una comune voglia esistenziale.
Confesso: anch’io spettatore mi sono sentito, con loro e attraverso il loro teatro-danza, appagato e felice di vivere.
Giuseppe F. Pollutri
Notazione doverosa:
lo spettacolo “Omaggio a Pina Bausch” è stato portato nel Cortile dal “vastese di fuori” Cristiano Marcelli, un capace ed entusiasta Direttore della sopra indicata La Luna Dance Center del Conero.
per altre immagini di scena:
http://www.flickr.com/photos/skino/show/with/3780154899/
Scritto da gfpollutri