Il “calesse” della politica
19 Marzo 2010

di Giuseppe F. Pollutri
Il tema è sempre d’attualità o spesso si ripropone all’attenzione di chi ha cuore per la politica, in altre parole per la gestione della detta cosa-pubblica. La domanda è: “Si può fare politica fuori dai partiti e a prescindere da essi?”
I partiti sono aggregazioni di “cittadini” (uso tale termine e non “popolo” o “gente”, per il suo valore civile e non antropologico) attorno a un’idea, a dei valori, a “una visione della vita”, terrena ma non trascurante quella del dopo. Nella stessa espressione del termine “partito” si vuol indicare un “prendere parte” o schierarsi. E’ il presupposto per portare avanti “una partita”, contro-ponendosi per raggiungere dialetticamente uno scopo o un risultato. Lo abbiamo fatto tutti da bambini per gioco, da adulti lo facciamo per governare la società, un …Paese. Lo schierarsi “da una parte”, in modo chiaro e manifesto, appare – se non altro nella comunicazione indirizzata alla collettività di riferimento – oltre che onesto, l’unico modo di dire o poter affermare di per sè quali saranno le risposte che di volta in volta daranno i partiti, e i loro uomini designati e democraticamente scelti, sui temi e le problematiche del vivere associato e del territorio, anche nel loro evolversi e accadere.
Di recente nel mio blog di “liberaopinione”, ad un politico (ex dc e ora nel pd) che è stato oltre che sindaco, consigliere e assessore, nel suo Comune e poi nella Provincia, ho posto delle domande. Fra queste, chiedevo se nell’attuale partito, dove compartecipano la gestione di atti e proposizioni uomini di matrice culturale e fideistica diversa e un tempo contrapposte (la cristiana e la marxista), ritenesse di poter portare liberamente avanti i “valori cristiani” da cui lui si era sempre detto convinto e ispirato per la sua azione politica. Forse inconsapevolmente o, piuttosto in politichese, ha risposto che “il partito è solo un mezzo non il fine”! Apparentemente una posizione ineccepibile, ma mi ha fatto pensare al titolo un po’ surreale di un film di Massimo Troisi. Diceva: “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, come dire, parafrasando, che un politico indifferentemente può aver militato in un partito e poi è confluito in un altro nuovo e comunque sostanzialmente diverso, perchè ha considerato “il mezzo” di prima e di oggi … solo un calesse, su cui salire e scendere per farsi portare nelle Istituzioni!
E’ noto a tutti che una tale inclinazione (o pratica), nell’amore e nella vita, non funziona e porta a fallimenti e disastri, ove non si consideri ormai accettabile …una “famiglia indistinta nei ruoli dei componenti e variamente allargata”.
Ammesso che un partito sia “un calesse” (corriera di un tempo, un autobus di oggi) credo che sia naturale chiedersi e domandare, prima di salire per un viaggio, quantomeno: “Dove va?” Se non ce lo poniamo il problema è perchè e quando sappiamo già dove ci porterà …Quel Partito. Certo, si può anche cambiare, ma “chi lascia …la corriera nota per una nuova nuova, sa…”. Saggezza vecchia? Sempre buona.
per Qui Quotidiano (L’Informazione nel Vastese)
- Preciso qui quel che non era utile sapere ai lettori del giornale cui il pezzo era destinato. Qualcuno lo avrà già capito per aver letto il post “Ambrosi, ieri e oggi”. La mia riflessione nasce appunto dalla risposta che Piero Ambrosi volle cortesemente inviarci a commento. Oggi lo sottolineo non per screditarlo, nella sua ultima concorrenza al Consiglio regionale del Lazio, nè per fargli propaganda.
Com’è noto questo non è il luogo per tali attività, nè nelle intenzioni dei curatori.
Interesse di liberaopinione è rilevare, far notare, esprimere un pensiero, legittima,mente di parte, ma che liberamente quanto ovviamente si può ignorare e giudicare sbagliato.
Nel caso in questione, per il concittadino di Tivoli, schierato inevitabilmente per portare la radicale Emma Bonino (con tutti i suoi valori civici e non meno con tanti disvalori etici) a governare il Lazio nel prossimo quinquennio, è proprio il caso di richiamare la nostra attenzione - come quella di Ambrosi, o di qualsiasi altro politico - che sposare un’idea partito non è che si possa farlo indifferentemente, e invariabilmente chiedere “alla gente” di dare con il voto fiducia e consenso, quale che sia la compagnia e … il calesse! (gfp)
Scritto da gfpollutri