Rosarno (Italia)

12 Gennaio 2010

alloggi per lavoratori immigratiimmigrati africani in rivolta  africani abbandonano Rosarno

                                                                                            arresto CC

Rosarno e a capo
di Giuseppe F. Pollutri 

Rosarno (Italia), punto e a capo, o punto e poi …d’accapo, come prima? E’ quello che oggi dobbiamo chiederci, ciò che la società italiana (prima che lo Stato) deve chiarire, a se stessa. Rosarno - episodio duplice di “intolleranza” e di “rivolta” - è destinato a diventare punto di non ritorno nella questione che riguarda non solo del come si entra e si vive da immigrati in Italia, ma di come tutti, immigrati e cittadini italiani, Stato ed Enti Locali, intendono darsi (o rispettare) le Regole che stanno alla base di una vita umana associata.
Oggi ci s’interroga del perchè della rivolta, spiegabile (paura, istinto di conservazione, presunzione d’impunità) quanto inaccettabile, perchè tradotta in comportamenti violenti e gratuiti, ma bisognerebbe chiedersi del come e perchè certe situazioni d’ingiustizia e di degrado siano possibili e tollerate sul nostro territorio, nominalmente civile e per quanto ‘cristiano’.
Rosarno, punto e a capo, dovrebbe significare il prendere coscienza e tradurla in provvedimenti equi e condivisi che non si entra in Italia illegalmente, e non vi si dimora da clandestini. Significa, al tempo stesso, che i datori di lavoro, ove desiderino e abbiano bisogno di “manodopera” e specie quella degli immigrati, soprattutto se stagionale, debbano essere tenuti ad assumerla con criteri regolari e trasparenti, dichiarando quante e quali siano le persone immesse nel lavoro, pre-occupandosi – anche in proprio, se necessario – che essi abbiano una sistemazione degna e civile.
Rosarno mette a nudo la nostra cattiva coscienza, che sapeva, ma non provvedeva, in Calabria come in tante altre parti del nostro territorio, in nome di “tolleranza”, “accoglienza”, “carità”, virtù private (quand’anche spesso solo nominalistiche) di nessuna efficacia ove manchi la Giustizia.
Rosarno, scappati o portati altrove (in altri inevitabili ghetti?) questi immigrati africani, cessato il clamore dei Media, è tempo di mettere “punto”, chiaro, univoco, fermo, comune… e poi a capo. Con più onestà nel fare e non meno nel dire, fra noi, e soprattutto da parte della Politica.
L’integrazione e il soddisfacimento pacifico e fruttuoso di bisogni reciproci verranno da sè. Come storia umana vuole.

Agrumi e Residence 

Sul tema riceviamo e pubblichiamo un’intervento di Jacopo E. Tognazzi che mostra una comune preoccupazione, la condivisa opinione che così non si può andare avanti,  sia pure con accento , il suo, decisamente di parte, di chi è schierato nell’agone politico e con volontà oppositiva al Governo.  Forse inevitabile, quanto un tantino fuorviante.

“Comunicato della Città dei Diritti
Tivoli  9/01/010

Con Rosarno Brucia la nostra memoria ed il nostro futuro

Come sanno i romagnoli se non ci fossero gli immigrati, tutti raccolti marcirebbero nei campi.

Questa è la verità fondamentale ed incoffessabile.
Incoffessabile per la destra che sulla paura dello straniero e del diverso ha fondato e fonda le sue fortune elettorali.
Incoffessabile per i sindacati assuefatti alla concertazione non possono e forse non vogliono organizzare dei lavoratori, la difesa dei cui diritti ricreerebbe necessariamente il conflitto.
Incoffessabile per la sinistra che pur conoscendo il problema si limita ad un generico approccio umanitaro che non va alla sua radice.
E allora diciamolo forte e chiaro: senza gli immigrati, senza lo sfruttamento degli extra-comunitari (come per  le raccolte del sud) questo paese non va avanti!
Senza i neo-comunitari (rumeni ecc.) che riempiono i nostri cantieri, i nostri smorzi, i nostri sfasciacarrozze, le nostre aziende artigiane; che svolgono servizi essenziali nelle nostre stesse case (colf e badanti), la nostra Città non va vanti.
Allora se c’è una cosa che stupisce nella rivolta di Rosario è che sia giunta solo oggi.
Dodici – quattordici ore al giorno per una paga di 20 – 25 € di cui 5 vanno al caporale (spesso agente della malavita organizzata), botte, insulti, sopravvivenza in condizioni abitative sub umane per mandare a casa 100 – 200 € al mese.
Questi soldi in Africa non solo garantiscono la sopravvivenza di intere
famiglie ma impediscono che una ulteriore ondata di affamati si riversi in Europa.
L’unico vero aiuto al terzo mondo viene dai giovani del  terzo mondo stesso: come fu, nel dopo guerra, per i nostri emigranti che, anche con le loro rimesse, permisero la rinascita dell’Italia. I padri e i nonni di quegli stessi Rosarnesi che, immemori, oggi si aggirano per le piane di Gioia Tauro con spranghe e fucili da caccia imponendo a questi ragazzi, unica salvezza della loro economia, lo stesso trattamento che i loro padri e nonni subirono in Svizzera, Germania o Belgio, quando non nella stessa Torino o Milano.
Tenere conto di queste realtà, farsene carico, non come emergenza, ma come dato stabile del quadro italiano è l’unica via possibile:
- Politiche di interculturalità
- Assorbimento nel corpo sociale
- Riconoscimento dei diritti fondamentali
- Organizzazione e inquadramento sindacale
- Contratti collettivi di lavoro
Non c’è altra via! Altrimenti Rosarno sarà solo la seconda volta (Ricordate Castel Volturno?)
Da questo punto di vista il nostro Comune, nonostante gli idioti che lordano i muri con frasi di un razzismo delirante, è sicuramente un passo avanti: Tre anni di progetti interculturali, scambi con la Romania, paese di origine della maggior parte dei nuovi tiburtini, hanno creato un “clima” accettabile nonostante la presenza di elementi di delinquenza comune presenti nelle comunità immigrate tanto pubblicizzate quanto marginali.
Invitiamo pertanto le autorità locali  a ridare vigore alla stradaintrapresa:
- Perfezionare e potenziare il settore in lingua rumeno della biblioteca comunale
- Portare avanti i rapporti con i paesi di origine dei migranti
- Supportare l’inserimento nel nostro sistema scolastico
- Rendere consapevole la popolazione della necessità e del valore aggiunto che   questi concittadini apportano all’economia e alla cultura

Altro che reato di clandestinità, altro che classi differenziate della Gelmini!
Tutte sciocchezze, oltre che inutili o dannose, anche  pericolose per il nostro stesso futuro.
 
Concludiamo con una domanda: ora è in corso la deportazione, la cattura e la fuga della comunità immigrata della piana di Gioia Tauro, chi porterà a termine la raccolta delle arance?”
     

arance da cogliere


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