Dissonanze e interrogativi nel PDL tiburtino

20 Gennaio 2009

PDL, logo

Dico di Umberto Falifigli e della sua ultima “uscita” pubblica. Chi non lo conosce in città e circondario, almeno fra chi si occupa di politica e di vita amministrativa comunale? Per cui, non starò qui a dire di come e di quanto si sia speso in tanti anni di militanza, prima nello storico PLI e poi in Forza Italia, per una sua convinta e perdurante passione, quella di operare per le proprie idee, a vantaggio della Polis. Gliene va riconosciuto titolo e merito, per quanto poco abbia ricevuto in cambio, avendo sempre preferito lavorare nel Partito e non per farsi “eleggere” di qua e di là, o anche perché, com’è noto, a danno per la nostra vita associata, non sempre o quasi mai nelle stanze del potere vengono eletti i più meritevoli e i più capaci. Colpa del nostro sistema che rende onorevoli (presidenti, sindaci, consiglieri, assessori…) chiunque, purché prenda (non importa come, non importa da chi) una certo quantitativo di “voti”. Soprassediamo, almeno in quest’occasione.

Desidero qui fare piuttosto qualche annotazione in merito alla nota (il Cittadino, gennaio 2009) in cui Falifigli - eletto fra i delegati per Tivoli alla Assemblea costituente del nuovo partito -  manifesta tutto il suo disappunto ed una forte preoccupazione politico-amministrativa per lo schieramento di centrodestra, o del costruendo PDL, che a suo dire non fa “il suo dovere” o non lo sta svolgendo al meglio, per cui inevitabilmente – dice – il centrosinistra continua a tenere banco in città, nonostante le sue contraddizioni e manchevolezze.
Se questo è il suo timore, fa assai bene a manifestarlo. Peraltro, giacché il suo intervento non è fatto all’interno del partito o della coalizione, ma coram populo, sarebbe stato necessario che avesse precisato fatti e nomi, perché “la gente” capisse e capisca fino in fondo e sappia conseguentemente regolarsi, nell’oggi e per il domani. Seppur scritto dal nostro per niente stanco e sempre combattivo Umberto da Marano Equo, tiburtino per residenza e letteralmente ad honorem per il noto quotidiano impegno, in questo forse gli è mancato quel tanto di coraggio in più, necessario e persino giustificativo del suo intervento. Il suo dire - pubblico, ripeto – è parso del genere “dire a nuora perché suocera intenda”, e francamente non lo trovo giusto per i lettori del periodico, e per nulla produttivo se lo scopo vuol essere avviare un “chiarimento” e una “rendere responsabile”, nei rispettivi ruoli, per riprendere un proficuo cammino comune. Chi ha cuore per certo schieramento d’idee politiche lo sa e deve augurarselo, anche per evitare per il tempo che verrà, quantomeno ed è quel che più conta, di continuare a mandare in Comune, e nelle altre Istituzioni, gente che la politica la fa per interesse tutto suo o per passatempo e non per il necessario (o auspicabile) “spirito di servizio”. Per questo - evidentemente - sono necessari in atti e parole: capacità soprattutto e non meno franchezza, chiarezza e coraggio. 

Dico infine, e in modo diretto, all’amico Umberto:
- Alla tua (ed  ormai anche alla mia) età non si ha più nulla da perdere, se non la vita, che, come Dio vuole, non dipende da noi, mentre quella della perdurante stima degli altri, nel prima e nel poi, sicuramente si. Per cui (com’è mia intenzione, in questo spazio web) le cose diciamole tutte, e fino in fondo!  Qualcosa forse costerà agli altri, ne sono certo, non a noi. G.F. Pollutri                  

 stemma Tivoli (tibur superbum) - ceramica 
Composizione del Consiglio Comunale a Tivoli Rm

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